Studio USA, livelli dannosi di inquinamento da farmaci nel 40% dei fiumi del mondo

Studio USA, livelli dannosi di inquinamento da farmaci nel 40% dei fiumi del mondo

Roma, 21 luglio – Il problema è noto e sotto osservazione da anni, con studi e rilevazioni ricorrenti. Ma sorprendono sempre (e certo non positivamente) gli esiti delle analisi sull’impatto dei farmaci sull’inquinamento dei fiumi, L’ultimo e abbastanza inquietante lavoro, condotto da ricerctori del Department of Environment and Geography della University of York  e pubblicato un mese fa sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry, ha rivelato che oltre il 40 per cento dei fiumi del mondo  contiene livelli dannosi di inquinamento da farmaci. Lo studio ha rilevato che circa 461 dei 1.052 siti monitorati in 104 Paesi avevano concentrazioni di farmaci considerate preoccupanti. Concludendo che l’inquinamento farmaceutico è un problema globale, i ricercatori affermano che è urgente lavorare per ridurre le concentrazioni nei fiumi a livelli accettabili.

Per valutare gli effetti nei fiumi di tutto il mondo, lo studio dei ricercatori della  University of York utilizza i risultati di uno studio di monitoraggio globale di 61 principi attivi farmaceutici esaminati insieme ai dati ecotossicologici e farmaceutici disponibili. In modo preoccupante, non solo il 43,5% dei siti campionati presentava concentrazioni di farmaci considerate preoccupanti, ma 23 delle sostanze misurate si trovavano in concentrazioni superiori a quelle attualmente dichiarate “sicure“. Tali sostanze includevano farmaci delle classi di antidepressivi, antimicrobici, antistaminici, beta-bloccanti, anticonvulsivanti, antiiperglicemici, antimalarici, antimicotici, calcio-antagonisti, benzodiazepine, antidolorifici e progestinici. I farmaci più frequentemente rilevati sono stati la carbamazepina e la metformina.

Sottolineando che i composti farmaceutici in uso nella medicina umana e veterinaria sono attualmente oltre 1.900 , i ricercatori affermano che è inevitabile che questi vengano rilasciati nell’ambiente naturale durante la loro produzione, uso e smaltimento. Come esempi della crescente evidenza degli effetti negativi dei composti farmaceutici sulla salute degli ecosistemi, l’articolo cita un notevole calo delle popolazioni di avvoltoio nel subcontinente indiano, gli effetti sul comportamento dei pesci e un aumento dei batteri resistenti ai farmaci. Le più alte concentrazioni cumulative di prodotti farmaceutici nelle acque superficiali sono state trovate nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale e nel Sud America, con Lahore in Pakistan che è il sistema più inquinato.

I ricercatori affermano che, sebbene il loro studio fornisca un importante passo avanti nella comprensione dei potenziali effetti ecotossicologici globali dei prodotti farmaceutici, c’è ancora molto da fare. Dato l’enorme numero di farmaci attualmente utilizzati nella medicina moderna e il fatto che lo studio ne ha esaminati solo 61, i ricercatori riconoscono che la loro analisi potrebbe sottovalutare gli effettivi impatti sui sistemi acquatici di tutto il mondo. Notano inoltre che i fiumi monitorati conterranno non solo prodotti farmaceutici, ma anche altri inquinanti come prodotti chimici industriali, pesticidi e metalli. Anche questi, inevitabilmente, con effetti ecotossicologici.

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