Emilia Romagna, più farmaci per i cronici in Dpc, protestano industrie e farmacie

Emilia Romagna, più farmaci per i cronici in Dpc, protestano industrie e farmacie

Roma, 9 settembre – Con la delibera n.  1409 del 29 agosto scorso  (qui il documento), la Regione Emilia Romagna ha avviato un progetto sperimentale finalizzato a valorizzare al massimo la distribuzione per conto (Dpc) attraverso il passaggio dalla distribuzione diretta alla Dpc e dalla convenzionata alla Dpc di alcuni farmaci destinati a pazienti affetti da patologie croniche stabili. I farmaci in questione verranno direttamente acquistati, tramite gara, dalla Asl incaricata di condurre il progetto. Gli intenti dichiarati della Regione sarebbero quelli di: consentire il coinvolgimento delle farmacie convenzionate in progetti inerenti alla farmacia dei servizi contribuendo alla presa in carico dei pazienti con patologie croniche; favorire una maggiore capillarità dei servizi associati all’erogazione dei medicinali con particolare riferimento alle zone rurali periferiche e, infine, contribuire alla sostenibilità del sistema e al contenimento della spesa farmaceutica, tenuto conto dei maggiori oneri correlati alla remunerazione delle attività inerenti alla farmacia dei servizi.

Per delineare ambito e portata del progetto, è il caso di precisare subito che riguarda farmaci  impiegati nel trattamento delle patologie croniche a maggiore prevalenza e che hanno un prezzo a confezione tale per cui il passaggio a un diverso sistema distributivo comporta un vantaggio economico per il Servizio sanitario regionale. Qui di seguito, la tabella delle molecole interessate che passeranno in Dpc.

 

Le reazioni alla delibera (che prevede l’acquisto tramite gara di medicinali appartenenti a categorie terapeutiche di uso territoriale) sono state immediate e tutt’altro che positive, sia da parte delle industrie del farmaco che  delle farmacie. Ad aprire il fuoco delle rimostranze sono state Farmindustria ed Egualia,  in una nota congiunta dove definiscono “iniqua e non giustificata” la decisione. “Una scelta inaccettabile perché determinata da ragioni economicistiche derivanti dal disavanzo della spesa sanitaria complessiva della Regione, che non è assolutamente imputabile al superamento delle risorse assegnate ai medicinali territoriali acquistati in farmacia” scrivono le due associazioni, sottolineando che “le imprese della filiera farmaceutica hanno responsabilmente corrisposto tutti gli importi del payback, compresi quelli del 2019 e del 2020 che sono gli ultimi finora richiesti, a titolo di ripiano della spesa per gli acquisti diretti da parte del Servizio sanitario nazionale, palesemente sottostimata, con costi molto alti per le imprese che questa delibera aggrava ulteriormente”.
A rendere ancora meno digeribile l’iniziativa della giunta regionale emiliana, il fatto che essa viene assunta in una Regione, l’Emilia-Romagna, “nella quale l’industria farmaceutica garantisce occupazione di qualità, rilevanti investimenti in produzione e ricerca ed esportazioni che trainano l’economia”.
“Il sistema salute, come ha dimostrato la pandemia, è un pilastro per il benessere dei cittadini e un volano economico di sviluppo e crescita per il Paese” spiega il presidente di Farmindustria Marcello Cattani (nella foto a sinistra). “Per questo è paradossale che la delibera della Regione Emilia Romagna lo consideri di fatto solo un costo, seguendo vecchi schemi basati sul taglio dei prezzi e non sulle esigenze reali dei pazienti e l’attrattività della nostra filiera”.
“Grazie al comparto farmaceutico il Ssn ha a disposizione farmaci a basso costo per tutte le patologie croniche che passano per l’assistenza territoriale” aggiunge Enrique Häusermann, presidente di Egualia (foto a destra). “Un’ulteriore compressione della spesa tramite il passaggio di tali farmaci alla distribuzione per conto potrebbe renderne, nel medio Risultato immagine per Enrique Häusermanntermine, difficilmente sostenibile la fornitura”.
La nota delle due sigle industriali afferma che la delibera introduce di fatto “una differenza con le regole omogenee di classificazione dei medicinali a livello nazionale. In questo modo limitando la disponibilità di tutte le opzioni terapeutiche per i cittadini e la libertà del medico di prescrivere il farmaco più appropriato per il singolo paziente”.
“L’esatto contrario della medicina personalizzata da tempo affermata in tutto il mondo”  sottolineano le associazioni del farmaco “e in controtendenza rispetto alle recenti Note prescrittive di AIFA, che hanno ampliato la possibilità di prescrizione di farmaci ai Medici di Medicina Generale, rafforzando il concetto secondo cui tutto ciò che è potenzialmente prescrivibile dal Mmg dovrebbe rientrare nel canale della convenzionata/territoriale”.
Per tutte queste ragioni, è la lapidaria conclusione, Farmindustria ed Egualia  “chiedono che questa delibera sia ritirata perché iniqua e non giustificata”.

 

Print Friendly, PDF & Email