Paracetamolo, troppi casi di sovradosaggio, rapporto aussie suggerisce obbligo di ricetta

Paracetamolo, troppi casi di sovradosaggio, rapporto aussie suggerisce obbligo di ricetta

Roma, 16 settembre -Torna d’attualità il paracetamolo, farmaco ripetutamente balzato agli onori della cronaca per i danni che possono conseguire da un suo uso inappropriato. A riportare l’attenzione sul medicinale (di libera vendita) è un rapporto di esperti indipendenti pubblicato due giorni fa dalla Therapeutics Goods Administration, l’autorità regolatoria australiana, che ha rilevato un “preoccupante aumento” dell’uso improprio di paracetamolo nel Paese, in particolare tra gli adolescenti e i giovani adulti e più frequentemente tra donne e ragazze.

I rischi maggiori, si legge nel rapporto australiano, derivano dal sovradosaggio, che ogni anno causa 40-50 decessi down under, di cui circa la metà dovuti a insufficienza epatica. Questo non significa che il paracetamolo sia un farmaco non sicuro, ma semplicemente che l’ampio ricorso che se ne fa e l’uso improprio che non di rado ne consegue rappresentano un rischio per la salute dei cittadini.

Il paracetamolo è un farmaco ad azione antipiretica e analgesica tra i più utilizzati al mondo (anche in Italia rientra nella lista dei 50 farmaci più venduti) e il suo profilo di sicurezza e tollerabilità è ben consolidato, anche nei bambini. Viene in genere impiegato per il trattamento del dolore lieve-moderato associato a mal di testa, mal di denti, ciclo mestruale, sindromi da raffreddamento, mal di schiena, artrosi, e in caso di febbre. I possibili effetti collaterali, nella posologia raccomandata, sono modesti e si osservano raramente, e comprendono essenzialmente eruzioni cutanee e disturbi ematologici.

Tuttavia, a causa dell’uso improprio, i casi di sovradosaggio di paracetamolo “rappresentano la maggior parte dei ricoveri in ospedale per avvelenamento in persone di età superiore ai 10 anni”, si legge nel rapporto. Gli incrementi sono stati più marcati nelle persone di età compresa tra i 10 e i 24 anni e per le donne, “che hanno rappresentato i due terzi dei ricoveri”.

L’avvelenamento da paracetamolo e, nello specifico, il sovradosaggio intenzionale è “da 2 a 3 volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini, con un notevole aumento degli eventi che hanno coinvolto le adolescenti nel periodo 2019-2021” ed è attualmente “quasi due volte più comune del sovradosaggio non intenzionale”.

I tassi di sopravvivenza dopo un sovradosaggio di paracetamolo sono eccellenti, ma “solo quando si cerca un trattamento medico entro sei ore” precisano gli esperti. In caso contrario, esiste un grave rischio di danno epatico e talvolta di morte.

Il rapporto australiano ha inoltre rilevato che il sovradosaggio intenzionale nei giovani è collegato alla disponibilità del paracetamolo in casa e che la facilità di acquisto senza ricetta medica ha contribuito all’avvelenamento. I casi più gravi si sono verificati dopo l’ingestione di paracetamolo a rilascio modificato rispetto al paracetamolo a rilascio immediato, in quanto le compresse a rilascio modificato contengono una dose maggiore che viene rilasciata lentamente nell’organismo nell’arco di un certo numero di ore. Pertanto, gli autori del rapporto hanno raccomandato “di aumentare la consapevolezza sulla conservazione sicura dei medicinali e di ridurre le scorte di medicinali indesiderati in casa” e di “limitare l’acquisto di paracetamolo senza prescrizione medica agli adulti di età pari o superiore a 18 anni”.

Quanto al paracetamolo a rilascio modificato – disponibile come farmaco da banco in Australia ma vietato in Europa, dove la vendita venne sospesa nel 2017 proprio per i rischi di un eventuale sovradosaggio – il rapporto raccomanda di assoggettare questo medicinale all’obbligo di acquisto con ricetta medica.

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