Aiuti ter, ammesse al bando per i fondi Pnrr anche le rurali fuori dalle Aree interne

Aiuti ter, ammesse al bando per i fondi Pnrr anche le rurali fuori dalle Aree interne

Roma, 19 novembre – Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge Aiuti ter, contenente ulteriori misure urgenti in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del Pnrr, che porteranno alle famiglie e alle imprese aiuti per un totale di circa 13 miliardi di euro.

Il provvedimento (comprensibilmente molto atteso e inevitabilmente scaturigine di mille polemiche politiche sulla destinazione delle risorse) contiene tra le altre una misura che fa tirare un enorme sospiro di sollievo ai titolari di farmacia in Italia il cui esercizio non è ubicato nelle cosiddette Aree interne e che, durante l’estate, si erano visti esclusi dall’Agenzia della coesione territoriale dall’assegnazione dei fondi del Pnrr destinati a potenziare l’assistenza sanitaria dei territori disagiati (Missione 5, Componente 3, Investimento 1 del Piano). La misura restrittiva era seguito a un richiamo (o se si preferisce invito) di Bruxelles, che aveva chiesto di aderire alle indicazioni originarie della Missione 5 così come presentate dal nostro Paese, dove si parlava appunto espressamente di aiuti e sostegno alle aree interne. Da qui la stretta e il comprensibile, giustificato panico della categoria alla notizia dell’esclusione dal bando per accedere ai fondi, con le proteste e le dure polemiche dei non pochi rurali  che – contando sulle risorse del Pnrr  – avevano già assunto impegni di spesa per potenziare i loro esercizi.

La vicenda ha inevitabilmente surriscaldato, in un’estate già bollente di suo, il clima interno del sindacato dei titolari, peraltro subito impegnatosi ventre a terra per risolvere in radice il problema dell’interdizione all’accesso dei fondi alle farmacie rurali non operanti nelle aree interni. Un impegno, quello di Federfarma, che ha evidentemente prodotto i risultati voluti:  l’articolo 35 del decreto Aiuti ter riapre infatti il bando per l’assegnazione dei finanziamenti a tutte le farmacie sussidiate di tutto il territorio nazionale, comprese dunque quelle operanti nei comuni, centri abitati o frazioni  con meno di tremila residenti non situati nelle aree disagiate.

Le risorse per allargare i finanziamenti  anche alle farmacie sussidiate operanti in altre aree del Paese non arriveranno però dai fondi del Pnrr, ma troveranno capienza nel Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui alla manovra di bilancio per il 2021. Per dirla in maniera più semplice, insomma, il finanziamento (28 milioni) viene da soldi italiani e non europei.

Più che giustificata, dunque, la reazione dei dirigenti Federfarma (bersaglio, nello scorso mese di agosto, di polemiche infuocate, rimbalzate anche nell’assemblea nazionale del sindacato celebrata la scorsa settimana a Roma). che hanno voluto rimarcare il risultato conseguito : “In Federfarma c’è chi fa polemica e chi invece ottiene risultati” ha infatti subito dichiarato il presidente Marco Cossolo (nella foto), con un commento che di fatto conferma ed evidenzia la situazione di frizione e contrapposizione vissuta in estate dal sindacato.

Per Gianni Petrosillo,  presidente di Sunifar, la misura dell’Aiuti ter è esattamente il risultato che il sindacato si prefiggeva:  “Ci siamo attivati per rendere giustizia a quanti avevano partecipato al bando credendoci e anche sostenendo le spese” ha affermato il presidente delle farmacie rurali. “Si torna al giusto obiettivo di rafforzare tutte le farmacie rurali sussidiate, perché tutte operano nelle stesse difficoltà a prescindere dal fatto che siano o meno nelle aree interne. Hanno tutte uno scarso bacino di utenza e tutte devono stare al passo con il processo evolutivo che prevede investimenti per ammodernamenti. Ringrazio i decisori politici che hanno ascoltato le nostre istanze”.

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