Farmaci, le donne sviluppano effetti avversi una volta e mezzo più degli uomini

Farmaci, le donne sviluppano effetti avversi una volta e mezzo più degli uomini

Roma, 19 settembre – Ciclicamente torna all’attenzione delle cronache un tema sanitario da tempo al centro delle attenzioni  della comunità scientifica, quello delle terapie farmacologiche che risentono da sempre da un’asimmetria di genere, a tutt’oggi orfana degli sforzi sufficienti per contrastarla e ridurla. Il risultato è che alle  donne (alle quali vengono prescritti più farmaci) utilizzano medicinali studiati per gli uomini, con la conseguenza che sei ricoveri su dieci per effetti avversi ai medicinali, da quelli per la tiroide agli ormoni, riguarda proprio loro. Allo stesso tempo, però, sono più difese nei confronti delle infezioni, anche di quelle causate da batteri resistenti agli antibiotici.

Conferme in questo senso sono arrivate dal decimo Congresso della Società internazionale di Medicina di genere, tenutosi a Padova il 16 e 17 settembre.

Elezioni Ordini, a Firenze prevale Teresita Mazzei“Le donne  hanno da 1,5 a 1,7 volte in più la probabilità di sviluppare effetti collaterali avversi rispetto agli uomini e più ospedalizzazioni per questo motivo” ha spiegato Teresita Mazzei, docente di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Firenze e vicepresidente del congresso padovano (nella foto).  “Il 60% dei ricoveri ospedalieri per reazioni avverse ai farmaci, tra cui aritmie, si riferisce alle donne”.

Le donne hanno più reazioni avverse ai farmaci, in particolare quelli ormonali, anti-obesità, per la tiroide e per l’osteoporosi, non solo perché assumono le stesse dosi di quelli che vengono studiati su uomini del peso medio di 70 chili. Ma anche perché, in media, ne assumono più spesso.

“Le donne  hanno, ad esempio, il 27% di probabilità in più di aver prescritti degli antibiotici, secondo una meta analisi basata su 11 studi che hanno raccolto 44 milioni di prescrizioni in diversi paesi europei, inclusa l’Italia” ha detto ancora Mazzei. “La quantità di antibiotici prescritti alle donne era del 36% superiore a quella prescritta agli uomini nella fascia di età tra 16 e 34 anni e del 40% tra 35 e 54 anni. Eppure, l’uomo ha una probabilità quasi 3 volte più alta di ammalarsi di infezioni, incluse quelle da batteri resistenti, e anche di morirne“.

In base a uno studio norvegese, infatti, l’incidenza di mortalità per sepsi era di 36 decessi per 100.000 persone l’anno negli uomini, rispetto a 28 per 100.000 nelle donne. A difendere queste ultime, conclude la docente, “probabilmente è un sistema immunitario più efficace, grazie agli ormoni estrogeni. Ma sono anche diversi stili di vita: in genere fumano meno e bevono meno alcol”.

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