Rapporto Mediobanca, farmacie italiane in salute, tra mercato e funzione pubblica

Rapporto Mediobanca, farmacie italiane in salute, tra mercato e funzione pubblica

Roma, 19 settembre – È la fotografia di un comparto in salute, quella che emerge da un rapporto dell’Area Studi Mediobanca focalizzato sul settore delle farmacie in Italia, messo a confronto con alcuni Paesi europei.  Con un fatturato in crescita dell’8,1% nei primi sei mesi del 2022, le farmacie sono protagoniste indiscusse del mercato della salute italiano, coinvolte in un duplice processo di trasformazione: in termini di governance, con l’ingresso delle società di capitali e la crescente diffusione delle catene, e in termini di business, sempre meno dispensatrici di medicinali e sempre più fornitrici di servizi diagnostici e digitali. Questo scenario si innesca su una rete di farmacie che in Italia è molto capillare, ma sconta anche ritardi dimensionali rispetto ai principali Paesi europei.

 

Il mercato della salute comprende i farmaci e un insieme di prodotti afferenti la sfera della salute tra i quali: gli integratori, i preparati per uso erboristico, gli omeopatici e presidi medico-chirurgici (nell’insieme: i notificati), i nutrizionali, i parafarmaci e i prodotti per l’igiene e la bellezza. Nel 2021 il mercato della salute italiano è valutato in 26,1 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi rappresentati da farmaci e 9,8 miliardi da extra farmaci.

La sola spesa per l’acquisto di farmaci, ripartita tra quelli con obbligo di prescrizione (13,9 miliardi) e senza (i cosiddetti Sop, 2,4 miliardi), colloca l’Italia in quinta posizione in Europa, alle spalle di Germania, Francia, Regno Unito e Spagna e davanti all’Austria. Nel periodo 2018-2021 tutti i capitoli di spesa del mercato della salute sono risultati in flessione o al più stabili, con sola eccezione dei prodotti non farmaceutici (+8,6%).

Al loro interno i notificati (+9,5% sul 2018), la parafarmacia (+24,6%) e il nutrizionale (+3,3%) hanno sostenuto la spesa complessiva che ha visto in contrazione l’igiene e la bellezza (-2,6%). Il mercato della salute poggia su una rete di punti vendita composta nel 2021 da 19.901 farmacie, a cui si aggiungono 4.046 parafarmacie e 462 corner della Gdo, autorizzati dal 2006 alla vendita di farmaci senza obbligo di prescrizione medica. Tutti questi canali hanno vissuto dal 2010 una rilevante espansione dei punti vendita, più evidente per i corner (+68%) e le parafarmacie (+61,1%) rispetto alle farmacie (+11,8%) che comunque mantengono l’ampia maggioranza del mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione, con una quota di circa il 90%. Ciò nonostante la farmacia resta il canale con i prezzi unitari Sop più elevati (9,9 euro) per via del maggiore assortimento (9 euro la parafarmacia, 7,4 euro la Gdo).

Il report Mediobanca evidenzia, inevitabilmente, come l’articolazione della rete delle farmacie in Italia sia molto capillare. Dal 2015 il loro numero è aumentato del 9,3%, per effetto della crescita di quelle private (+10%) mentre le pubbliche si sono mosse in misura più contenuta (+2,7%). Il numero di abitanti per farmacia in Italia è passato da 3.340 abitanti/farmacia del 2015 a 2.977 del 2021 (-10,9%), al di sotto della media Ue che si fissa a 3.245 abitanti e di quella mondiale a 3.600. Il fatturato complessivamente sviluppato dalle farmacie italiane si è attestato nel 2021 a 24,4 miliardi di euro, in calo del 4% dal 2015. La contrazione del giro d’affari ha interessato tutte le referenze, dai farmaci con ricetta (-9,3%), che rappresentano il 56,9% delle vendite totali a quelli senza (-5,3%, stabili al 9%) fino a tutti comparti del non farmaceutico, con la sola notevole eccezione dei prodotti notificati che, trainati per lo più dagli integratori, hanno segnato una progressione del 32,9% sul 2015. Il combinato disposto del calo del fatturato e dell’aumento delle farmacie ha generato una flessione importante del fatturato medio per farmacia, sceso da 1,399 milioni nel 2015 a 1,228 milioni nel 2021 (-12,2%).

La dinamica avversa del fatturato complessivo e di quello unitario trova giustificazione nel riassortimento della domanda e nei minori volumi venduti, più che nella dinamica dei prezzi. Quanto al primo fattore, l’incidenza sulle vendite dei farmaci coperti da brevetto, che offrono le quotazioni unitarie più alte, è calata dal 41,3% del 2010 al 24% del 2021, le referenze con brevetto scaduto sono salite al 45,2% (dal 41,5%) mentre i generici sono quasi raddoppiati, dal 17,2% del 2010 al 30,8% del 2021. Circa la dinamica dei prezzi all’interno del sistema delle farmacie, la variazione tra il 2018 e il 2021 segna un progresso del 3,2% (9,6 euro il prezzo medio), con incrementi più cospicui per i Sop (+8,8%) e i notificati (+4%), al cui interno si segnala l’avanzamento dei presidi medico-chirurgici,+5,6%,  e degli integratori (+4,6%). Questi ultimi rappresentano la referenza a maggiore prezzo unitario con 16 euro nel 2021.

Nei primi sei mesi del 2022 il giro d’affari delle farmacie ha segnato una crescita rilevante sia in termini di fatturato (+8,1%) che raggiunge i 13,1 miliardi, che di confezioni (+8,2%), un trend che permane positivo anche al netto della componente legata al Covid (tamponi e test in farmacia): +6,1% a valore e +6,6% a volumi.

Da raffronto tra il settore delle farmacie italiane con quelli di altri Paesi, emerge che il fatturato medio per esercizio, che oggi si attesta in Italia 1,2 milioni di euro, è comunque inferiore a quello francese (1,9 milioni) e molto distante dai  3,3 milioni di Germania e Austria. Solo in Spagna, con un milione di euro, il fatturato medio è inferiore. La dimensione ridotta delle farmacie italiane trova riflesso anche nella pianta organica che si attesta a 4,5 dipendenti per punto vendita, contro i 5,9 della Francia, gli 8,7 della Germania e 12,4 dell’Austria, valori che si confrontano con i 4,1 della Spagna.

Per quanto problematico, il computo delle vendite per metro quadro vede primeggiare Francia (22,3 migliaia di euro) e Germania (19,7), con l’Italia (16,7) allineata all’Austria (16,4) e la Spagna più arretrata (14,3 migliaia). D’altra parte, la metratura media italiana, pari circa 74mq, si rapporta con i 165mq dei maggiori Paesi europei. L’Italia risulta decisamente in svantaggio in termini di spesa media per abitante in farmacia: i suoi 413,2 euro annui la pongono in fondo alla graduatoria, guidata dalla Germania con 733 euro. Dal punto di vista economico, le società di capitale esercenti vendita al dettaglio di farmaci mostrano in Italia un indice di redditività del 9,2% nel caso di fatturato superiore ai cinque milioni, incidenza che sale al 10,9% per la fascia con giro d’affari tra tre e cinque milioni. Si tratta di una marginalità sostanzialmente allineata a quella delle farmacie dei principali Paesi europei: 9,9% in Austria, 12,3% in Francia e 12,4% in Germania. Su alcuni mercati internazionali le cessioni di esercizi farmaceutici sino regolate a multipli attorno a 7 volte l’ebitda.

La “fotografia” di Mediobanca non poteva non fare riferimento alla legge sul mercato e la concorrenza n.124 del 2017 che ha consentito l’ingresso delle società di capitali nella proprietà delle farmacie, con il solo limite di non eccedere il 20% delle farmacie operanti in una regione, La legge, osserva il rapporto, ha  assimilato l’Italia ad alcuni Paesi europei che hanno assunto il medesimo assetto (Belgio, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito) e allo stesso tempo ha marcato una differenza rispetto a quelli che hanno mantenuto l’esclusività della proprietà per i farmacisti (Francia, Germania e Spagna, tra gli altri). Complessivamente, le principali reti di farmacie operanti in Italia, reali o in semplice associazione, rappresentano il 24% del numero di farmacie in esercizio per un fatturato pari a circa 6,5 miliardi, ovvero il 26,8% del totale nazionale. Quelle prevalentemente in affiliazione, dove viene conservata l’autonomia proprietaria delle singole farmacie, rappresentano il 20% per numerosità e il 21,1% per giro d’affari, quelle proprietarie, nelle quali una holding detiene la maggioranza del capitale delle farmacie, rispettivamente il 4% e il 5,7%.

 

Il Report Farmacie dell’Area Studi Mediobanca

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