Genova, parte il progetto “La casa, il miglior luogo di cura”, il fulcro sono le farmacie

Genova, parte il progetto “La casa, il miglior luogo di cura”, il fulcro sono le farmacie

Roma, 20 settembre – Se l’assistenza di prossimità è la prima, più sostenibile e in definitiva più importante risposta di salute che una sistema pubblico di salute deve dare ai cittadini, ne discende che “la casa è il miglior luogo di cura”. E proprio questo è l’azzeccata headline del progetto che Confcommercio Salute sta provando a introdurre a Genova (inizialmente nelle zone di Valpolcevera, Castelletto e Levante) e  che è stato presentato durante la giornata di chiusura del Silver Economy Forum 2022, tenutosi nella città ligure nei giorni scorsi e dedicato quest’anno alla longevity revolution.

Il progetto “La casa, il miglior luogo di cura” ha un razionale e un’architettura molto semplici e decisamente deja entendu: l’obiettivo è infatti quello di creare una rete di servizi sul territorio mettendo insieme in modo organico e coordinato farmacie, Rsa, assistenza domiciliare e strutture private.

Secondo quanto riferito dal presidente nazionale di Confcommercio Salute, Luca Pallavicini, che guida la cabina di regia del progetto ed è riuscito a mettere assieme più attori del variegato mondo della sanità privata (ché questo sembra essere l’ambito prevalente dell’iniziativa), starebbero già cominciando ad arrivare i primi risultati, come riferito nel corso di una tavola rotonda svoltasi durante il Silver Economy Forum, dalla quale è emerso con sufficiente chiarezza quello che è l’obiettivo finale dell’iniziativa: fare di Genova il polo di attrazione, anche per ragioni sanitarie,  per gli over 65 che vivono a Milano e in altre città in particolare del Nord.

“Stiamo organizzando una rete in grado di garantire ai cittadini, soprattutto agli anziani, risposte sanitarie e sociosanitarie di ogni tipo: visite ambulatoriali, telemedicina, esami di laboratorio, assistenza domiciliare e nelle strutture residenziali” ha detto Pallavicini. “Partiamo da un presidio centrale come le farmacie che hanno un rapporto di fiducia con i clienti, ben 35 al giorno nel territorio genovese e spesso sono aperte almeno dodici ore al giorno. Il nostro progetto nasce dalla necessità di dare risposte ai bisogni sanitari che sono sempre in aumento e al desiderio di fare prevenzione. Stiamo mettendo a punto una rete in grado di fornire servizi anche a domicilio su indicazione dei medici di famiglia o su richiesta delle farmacie. Abbiamo già individuato alcune zone, con caratteristiche diverse come la Valpolcevera, Castelletto e il Levante da cui si può partire, non appena avremo definito tutti gli accordi“.

L’architrave del sistema, come si vede, sono i presidi sanitari di prossimità per antonomasia, ovvero le farmacie, che nella città di Genova sono complessivamente 216 in città e 304 in tutta la Asl 3 genovese. Si tratta di realtà che hanno già ampiamente dimostrato (in particolare negli ultimi drammatici anni funestati dalla pandemia di Covid) di  essere sempre più aperte alle esigenze e ai bisogni dei cittadini, e di avere tutte le attenzioni di esserlo ancora di più in futuro, come emerso dal recente confronto di Roma tra i vertici della categoria e i rappresentanti della classe politica. Nel corso del quale è pero stato ribadito con chiarezza che le farmacie sono un pezzo fondamentale di sanità pubblica e che il Ssn è il loro campo di gioco. È vero che “senza la farmacia non c’è prossimità”, come ha ben ha sintetizzato in quell’occasione il presidente della Fofi Andrea Mandelli, ma l’evoluzione di un esercizio che, oltre alla dispensazione del farmaco, è oggi in grado di assicurare una molteplice serie di prestazioni e servizi sanitari nel vivo del territorio, a pochi passi dalla casa dei cittadini, è in larghissima prevalenza legata alla sua dimensione di presidio sanitario pubblico.

“Vogliamo dare risposte di qualità attraverso un team di strutture e professionisti” ha ribadito a Genova  Giuseppe Castello (nella foto), presidente del locale sindacato dei titolari di farmacia. “L’obiettivo è affiancare e integrare il Servizio sanitario nazionale, non fare concorrenza”. Affermazione che vorrebbe suonare rassicurante, e invece finisce sia pure involontariamente per autorizzare il pensiero che l’ambito prevalente dell’iniziativa genovese sia appunto di natura privatistica.

“A Genova c è una farmacia ogni 2.500 abitanti e siamo un punto di riferimento per i nostri utenti come hanno dimostrato i due anni di pandemia anche per i tamponi e i vaccini” ha quindi continuato Castello.  “Negli ultimi tempi è migliorata anche la situazione dal punto di vista informatico e la piattaforma web, gestita da Liguria Digitale, è in continua evoluzione”.

Altra importante maglia della rete del progetto genovese sono le cliniche private. Come sottolineato nel corso del Forum genovese da Sandro Mazzantini, in rappresentanza dell’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, anche le cliniche private hanno a cuore l’obiettivo di  “garantire servizi e sicurezza in termini di salute” a tutti i cittadini, e ritengono di poter recitare un ruolo importante per centrare l’obiettivo. Soprattutto in una logica di rete come quella del progetto La casa, il miglior luogo di cura, dove sul territorio c’è chi (le farmacie)  nel disegno degli architetti dell’iniziativa dovrebbe  esercitare funzioni di coordinamento e di indirizzo e aiutare i pazienti a trovare risposte tempestive e di qualità, anche tra le offerte dell’ospedalità privata. Un terreno che  – senza ovviamente mettere in dubbio le migliori e più virtuose intenzioni del progetto genovese – può diventare, come dire?, pericolosamente scivoloso.

Secondo i suoi promotori, il progetto genovese di Confcommercio Salute possiede comunque  anche contenuti “virtuosi” in termini di nuove occasioni di lavoro per i giovani operatori dei servizi di salute. Assicurare servizi ai cittadini nel vivo domicilio, entrando quando necessario nelle case dei pazienti, è infatti  anche un modo per sviluppare l’offerta di occasioni di impiego e lavoro. “Stiamo facendo sinergia per offrire una filiera di servizi ai liguri e a chi verrà a vivere qui” ha spiegato al riguardo Daniele Pallavicini, presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confcommercio. “Ci sarà bisogno di nuove figure nella sanità e quindi occasioni per i nostri giovani”.

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