Salute, 6 italiani su 10 disposti a spendere di più per il loro benessere fisico e mentale

Salute, 6 italiani su 10 disposti a spendere di più per il loro benessere fisico e mentale

Roma, 20 settembre – Basta la salute. Il concetto espresso dal proverbiale modo di dire è condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani (92%) di tutte le fasce sociali e d’età, convinti – dopo la traversata della tempesta pandemica – che stare bene è il fattore che incide di più sulla felicità.  E disposti, sia pure in minore minore  anche se sempre maggioritaria (62%) a spendere di più per il proprio benessere fisico e mentale.

Contano meno, in termini di serenità e qualità di vita, il benessere economico (84%) e la relazione con il partner (81%).  Insomma, sembra proprio che la salute, almeno secondo quanto quanto emerge dalla ricerca Benessere e prevenzione: l’impatto della pandemia sulla salute degli italiani, lanciata da Vision Group,  realizzata dal Centro studi della Scuola internazionale di Ottica e Optometria in collaborazione con Ipsos, sia diventata un tema trasversale e rilevante per l’intera popolazione.

Lo studio, condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 64 anni intervistato via web dal 9 al 17 maggio 2022, analizza le nuove tendenze della popolazione in merito alla cura della vista, dell’udito e dei denti, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul tema della prevenzione. Presentata nei giorni scorsi a Milano nella sede di Comin & Partners, la rilevazione rivela che il Covid 19 non solo ha portato maggiore “consapevolezza” nella popolazione su temi riguardanti il benessere fisico e mentale, ma ha anche reso centrale il concetto di prevenzione, accanto a quello di protezione e cura. Circa otto italiani su dieci (77%), dichiarano, infatti, di preoccuparsi di più rispetto al passato per la propria salute e questo vale anche per la stragrande maggioranza degli under 35 (70%).

Per quanto riguarda, poi, il benessere visivo, più dei tre quarti della popolazione (78%) dichiara di prestare maggiore attenzione alla propria vista in confronto agli anni passati, nonché a quella dei propri figli (post pandemia, il 71% dei genitori dà “maggiore importanza” a questo aspetto). La metà degli intervistati (50%) ha notato, inoltre, dei peggioramenti della propria vista (il 34% nei propri figli); una discreta fetta di popolazione (circa il 16%) ha dichiarato infatti di aver iniziato a portare gli occhiali durante la pandemia.

Due le fasce d’età più colpite, i 18/34enni e i 45-54enni. Di conseguenza, circa il 56% degli intervistati ha mantenuto stabili le visite di controllo, mentre il 25% ha aumentato la frequenza rispetto al periodo pre-pandemico. In questo comportamento, il segmento giovane/adulto si è dimostrato più attivo. Riguardo, invece, al processo di acquisto relativo al settore dell’ottica, dall’indagine emerge che per quattro italiani su dieci (41%) conta innanzitutto la qualità, probabilmente come risposta ad un aumento di sensibilità nei confronti dei temi legati al benessere dei propri occhi. Acquista, così, maggior rilevanza anche la consulenza dell’ottico (35%), lo specialista che è in grado di comunicare, con le giuste argomentazioni, la qualità del prodotto.

In questo scenario, tre italiani su dieci (31%) affermano di avere una migliore percezione dei negozi di ottica, e la percentuale aumenta nella fascia 18-44 anni (35%), a testimonianza del ruolo sempre più importante della consulenza in questo ambito.

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