Governo, impazza il totoministri. E tra i nomi per la Salute c’è anche Mandelli

Governo, impazza il totoministri. E tra i nomi per la Salute c’è anche Mandelli

Roma, 29 settembre – Dopo la netta, inequivocabile affermazione elettorale di Giorgia Meloni, destinata a diventare la prima donna a ricevere dal Capo dello Stato l’incarico di guidare il governo del Paese, è subito esploso il totoministri, uno dei giochi preferiti della stampa di informazione  in questi frangenti. Particolarmente attivi nel lanciarsi in previsioni su chi sarà ministro di cosa (e non poteva essere altrimenti, visto che la partita si gioca all’interno di quell’area politica) sono i giornali di centrodestra, con anticipazioni che  – come sempre in questi casi – vanno prese con le molle, anche perché spesso sono funzionali ad azzoppare, più che a favorire, un determinato candidato.  È pratica vecchia: uno dei metodi più efficaci per disseminare di mine il terreno di un candidato a questa o quella carica è quello di rivelarne in anticipo le aspirazioni (vere o no che siano). Come, del resto, ammonisce e insegna un millenario proverbio romano: chi chi entra papa nel conclave, ne esce cardinale.

Fatta questa doverosa premessa, non resta che riferire dei rumors sui nomi che faranno parte della squadra di governo capitanta dalla leader di Fratelli d’Italia.  Dalle ipotesi di formazione che circolano, sarebbe assente Matteo Salvini (che sicuramente, dopo il modesto risultato elettorale conseguito il 25 settembre, non è nel suo miglior momento politico). Ma il segretario leghista non è l’unico nome eccellente del Carroccio a non figurare nelle “bozze” di esecutivo che girano: mancherebbe infatti anche il nome di Giancarlo Giorgetti,  anche se per qualche commentatore (è il caso di Tomaso Labate, sul Corriere della Sera) la sua assenza è probabilmente solo temporanea.

A offrire un quadro (inevitabilmente aleatorio) del governo che verrà è Libero, fin dalla sua fondazione uno dei quotidiani di riferimento dell’area di centrodestra. Il giornale accredita come certa la voce secondo la quale  “ci saranno due vicepremier, uno leghista, l’altro di Forza Italia”. I due partiti, come è noto, si sono sostanzialmente equivalsi nella competizione elettorale, entrambi  sotto il 10% e separati da meno di un punto percentuale l’uno dall’altro.

È proprio anticipando i nomi dei possibili ministri in quota Forza Italia che Libero offre la notizia di gran lunga di più diretto interesse per la professione farmaceutica: il drappello dei ministri del partito di Silvio Berlusconi potrebbe infatti essere composto da Antonio Tajani alla Difesa, Anna Maria Bernini all’Istruzione e Andrea Mandelli alla Salute. Il presidente della Fofi, dunque, non premiato dal voto di domenica scorsa, rientrerebbe subito e alla grande nel vivo delle istituzioni politiche, e passando dal portone più importante, quello di Palazzo Chigi.

La pattuglia leghista, sempre secondo le anticipazioni del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, comprende i nomi di Edoardo Rixi al ministero delle Infrastrutture, Gianmarco Centinaio alle Politiche agricole, Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione e Vannia Gava alla Transizione ecologica. Per il ministero dell’Interno, che nelle scorse settimane Salvini non ha davvero fatto mistero di ritenere in qualche modo dovutogli, circola il nome del prefetto di Roma Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto proprio di Salvini quando questi era al Viminale (precedente che impedirebbe in radice al segretario leghista di ostacolarne l’eventuale nomina). 

E il partito vincitore, Fratelli d’Italia? Si ipotizza che Guido Crosetto (se Tajani andasse alla Difesa) possa insediarsi alla Farnesina, anche se  non ha perso forza né peso la voce di un suo ingresso diretto a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ruolo, questo, che se non occupato da Crosetto potrebbe essere affidato a Giovanbattista Fazzolari, insieme alla delega per l’Attuazione del programma di Governo.  Un altro dei nomi eccellenti, Francesco Lollobrigida, viene indicato come possibile ministro dei Trasporti. Ancora, Daniela Santanchè sarebbe in corsa per il ministero del Turismo, Edmondo Cirielli per il ministero del Sud e della Coesione territoriale, Raffaele Fitto  per le Politiche europee e l’ex componente del Consiglio di amministrazione della Rai Giampaolo Rossi  per la Cultura.

Restano fuori due ministeri “tecnici” ma pesanti e strategici: uno è il MEF, per il quale la Meloni (si dice) spera di ottenere il sì di Fabio Panetta, componente del board della Bce e dunque ben noto nei palazzi europei che contano. L’altro è il MISE, il ministero dello Sviluppo, per il quale si fa il nome dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato. 

Ma ovviamente quelli che sciorina Libero non sono gli unici nomi che circolano. La principale agenzia di informazione nazionale, Ansa, ad esempio, ne raccoglie e ne rilancia altri e diversi. Si parla dell’attuale “capo” del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Elisabetta Belloni (dove è stata insediata da Mario Draghi) al ministero degli Esteri, del braccio destro di Berlusconi Licia Ronzulli alla Scuola o alla Salute (ma anche Ansa riporta la possibilità che questo dicastero possa essere assegnato a Mandelli, o anche a Letizia Moratti, vicepresidente della Lombardia).

Il forzista Tajani, secondo l’agenzia, viene pronosticato un po’ ovunque: c’è chi lo dà alla Farnesina, chi come presidente della Camera o alla guida della Difesa. E ancora: sui giornali il nome di Giulia Bongiorno compare sia per la Giustizia, sia per la Pubblica amministrazione. “È evidente” scrive l’Ansa “che in questa sorta di gioco di società  ‘Trova la casella giusta’ non si saprà nulla di veramente certo fino all’ultimo”.

Tra i rumors del Transatlantico, sempre secondo Ansa, Salvini viene dato fuori dalla compagine ministeriale, anche se c’è chi invece ritiene che sia da mettere in conto il suo prossimo ingresso a Palazzo Chigi con i galloni di vicepremier, insieme a Tajani. Ma il “popolo della Lega”, sul web, continua a far rumorosamente il tifo per il ritorno del segretario politico al Viminale. Quel che è certo è che  Meloni sta lavorando a una squadra che non presti il fianco a critiche e attacchi dall’esterno. E le posizioni di Salvini, che anche nel recente passato non si è preoccupato più di tanto di prendere in modo netto le distanze da Putin e dalle sue scelte politiche, da questo punto non offrono troppe garanzie. Va però detto, al riguardo, che la nuova capo del governo in pectore – dando unìulteriore prova della sua consumata esperienza di politica di lungo corso – si è subito preoccupata di smentire i retroscena dei giornali,  a cominciare appunto da quello che spiega il suo no al segretario leghista al ministero dell’Interno per le sue inclinazioni filo-russe.

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