Conasfa: il Rinascimento della farmacia territoriale passa (anche) dalla telemedicina

Conasfa: il Rinascimento della farmacia territoriale passa (anche) dalla telemedicina

Roma, 21 novembre – La telemedicina, strumento che offre straordinarie possibilità  di impiego e sviluppo nei programmi di prevenzione e follow up del paziente cronico, è certamente destinata a essere uno dei cardini di quella “farmacia dei servizi” che – istituita nell’ormai lontano 2009 (con la legge n. 69) – deve ancora sviluppare e consolidare il suo percorso. In questo senso, è fondamentale che i farmacisti acquisiscano le necessarie conoscenze professionali, tecniche e scientifiche per integrare i servizi di telemedicina – all’interno della cornice che rappresenta il fondamento stesso della farmacia dei servizi, ovvero lo sviluppo dell’assistenza sanitaria sul territorio, con il paziente al centro del paradigma di cura – nel bouquet di prestazioni e servizi delle farmacie di comunità.

Per centrare questo obiettivo, Conasfa, l’associazione nazionale professionale dei farmacisti non titolari, ha ritenuto opportuno e utile avviare un dibattito interno alla categoria, per indagare in via diretta la reale percezione che i farmacisti hanno del proprio ruolo nell’ambito dell’assistenza di prossimità e dei nuovi sviluppi che la professione potrebbe avere a seguito della diffusione della telemedicina in farmacia. Allo scopo, è stata lanciata una survey – in collaborazione con  il Center for Generative communication dell’Università di Firenze – tra gli iscritti all’associazione, ai quali è stato somministrato un questionario costituito da cinque macro-aree principali, tra cui quelle di maggiore interesse sono la percezione che i colleghi hanno del proprio lavoro, i cambiamenti che la pandemia da Covid 19 ha portato nella professione e l’approccio delle tecnologie digitali, con focus specifico sui servizi di telemedicina.

Nella timeline della survey (15 giorni), informa una nota di Conasfa, le risposte sono state superiori alle attese (anche se al riguardo non vengono forniti numeri): la loro analisi ha consentito di rilevare, in primo luogo, una chiara e netta propensione dei farmacisti territoriali, in sintonia con l’atteggiamento mantenuto nei mesi più duri della pandemia, a implementare le proprie competenze e conoscenze verso lo sviluppo di servizi di telemedicina, come strumento complementare di accesso alle cure e presa in carico del paziente cronico.

Il 72,5% dei farmacisti che hanno risposto alle domande della survey hanno dichiarato di aver svolto mansioni al di là di quelle normalmente richieste al farmacista, offrendo un’assistenza – ancje in termini di consulenza –  che ha di fatto vicariato la mancanza di altri punti di riferimento sanitari sul territorio. Il 95,2% dei risponditori si dice convinto che ciò abbia ulteriormente rinsaldato e sviluppato il rapporto di fiducia con i pazienti, e una percentuale quasi sovrapponibile (91,4%) ritiene che il profilo professionale abbia subito cambiamenti rilevanti durante l’emergenza sanitaria.
Tra le attività svolte oggi e non eseguite prima della pandemia, spicca (95,9%) la stampa del green pass, seguita dalla stampa della ricetta dematerializzata (72,9%). I tamponi rapidi sono stati riferiti dal 57,3% del campione, le somministrazioni di vaccini – sia anti Covid-19 sia anti-influenzali – dal 21,9% e i test sierologici dal 15%.

L’indagine ha anche indagato se le nuove prestazioni sono state accompagnate da  una remunerazione aggiuntiva: quasi unanimistica la risposta negativa (91,7%), contro appena l’8% delle risposte affermative.  Per quanto riguarda il focus della survey, ovvero i servizi di telemedicina (cardine su cui si giocheranno i destini dell’assistenza di prossimità, con il sempre maggiore coinvolgimento delle farmacie di comunità)  ad affermare di aver svolto o attivato prestazioni di telemedicina prima della pandemia è stato il 42,9% dell’universo dei risponditori, riportando che i servizi hanno riguardato in particolare elettrocardiogramma, Holter pressorio e Holter cardiaco.
Lo sviluppo di questo tipo di prestazioni vede  largamente disponibili  i farmacisti collaboratori (il 74,7% sono favorevoli a impegnarsi in questa attività, anche se sia i titolari (80%) che i collaboratori (69,5%) evidenziano la criticità  sul fronte della remunerazione aggiuntiva che tarda a essere essere riconosciuta per questi nuovi servizi. Altra quesione molto sentita il mancato riconoscimento qualitativo come professionisti sanitari,che rappresenta la prima delle doglianze (75,8%), seguuta  (70,5%) dalla mancanza di una formazione specifica. Nel cahier de doleances c’è quindi la   mancanza di tempo per aggiornarsi in relazione alle ore lavorative.

Per integrare “con appropriatezza ed efficienza”  i nuovi servizi digitali in farmacia negli standard di attività delle farmacie di comunità, i farmacisti chiedono dunque ai decisori politici di garantire tre fondamentali precondizioni: essere opportunamente formati, essere incentivati per i servizi aggiuntivi da svolgere ed essere riconosciuti quali professionisti sanitari  (richiesta, quest’ultima, che rimanda ovviamente alla dimensione contrattuale della categoria, attualmente inquadrata nell’ambito del commercio e non in quello della sanità).
La survey conoscitiva di Conasfa è il primo, necessario step del progetto Telemedicina in farmacia avviato dall’associazione professionale e basato “sulla volontà di riportare i farmacisti territoriali al centro della riorganizzazione della medicina di prossimità, valorizzando quel patto comunicativo e di fiducia che coltivano nel tempo con la cittadinanza, attraverso lo sviluppo di una assistenza territoriale, che anche con l’utilizzo del digitale, possa realmente diventare più equa e inclusiva”.
Il tutto in linea con un orientamento ormai affermatosi a livello internazionale: le linee guida europee, ricorda al riguardo Conasfa,  puntano a rafforzare la digitalizzazione sanitaria e il ruolo del farmacista territoriale quale professionista specializzato di supporto al medico di medicina generale nella gestione e nella presa in carico del paziente cronico. Questo approccio induce a un duplice vantaggio: da un lato migliorare la qualità di vita della persona, dall’altro aumentare la sostenibilità economica dei sistemi sanitari nazionali. Infatti, l’attuale carenza di professionisti sanitari, unita a una popolazione sempre più anziana e fragile, eleva il farmacista di comunità quale sanitario chiave nella presa in carico del paziente cronico”.
Conasfa, in proposito, cita alcuni esempi già realizzati in Paesi europei che hanno deciso di puntare sulla professionalità del farmacista: nel Regno Unito  la quasi totalità delle farmacie dispone di un’area di consulenza privata, che le rende protagoniste di numerose attività di counseling, anche digitali, effettuate per i cittadini-pazienti, appositamente rendicontate dal National health service. Anche in Francia i farmacisti svolgono un ruolo prioritario nell’assistenza sanitaria territoriale, offrendo angoli dedicati per lo svolgimento dei servizi di telemedicina, nell’ottica del contrasto al diffuso fenomeno della desertificazione medica particolarmente grave in quel Paese.
Anche l’Italia, però, ricorda ancora Conasfa,  ha recepito nel 2018 le direttive europee di efficientamento dei servizi sanitari sul territorio in chiave digitale, “mettendo a terra” dopo quasi dieci anni dalla legge istitutiva il  progetto sperimentale della “farmacia dei servizi”, inizialmente in nove regioni capofila, alle quali se ne sono progressivamente aggiunte altre con cronoprogrammi specifici.

Il progetto di Conasfa vuole portare un contributo concreto per accelerare il percorso di evoluzione della professione (definito dalla sigla dei non titolari Rinascimento, parola decisamente  ambiziosa). Un Rinascimento che – a giudizio dell’associazione –  non può prescindere “da due aspetti fondamentali: un costruttivo dibattito interno all’intera categoria dei farmacisti e un confronto diretto con le istituzioni”. Il tutto, sottolinea Conasfa, insistendo “sulla sinergia tra tutti gli attori del sistema come strumento vincente”.

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