Dalla farmacia alla farmacia dei servizi, un libro di Federfarma racconta l’evoluzione

Dalla farmacia alla farmacia dei servizi, un libro di Federfarma racconta l’evoluzione

Roma, 1 dicembre – But the times they are a-changing, cantava una vita fa (era il 1964) Robert Zimmermann, meglio noto nel mondo come Bob Dylan, agli inizi di una carriera che lo avrebbe poi portato a vincere il Premio Nobel per la letteratura.  Il menestrello di Duluth, Minnesota, con la inconfondibile voce roca e un po’ nasale degli esordi esortava la gente ad ammettere che le acque, intorno, si andavano alzando e ad accettare che presto sarebbero stati tutti inzuppati fino all’osso: “Se il vostro tempo per voi vale la pena di essere salvato, fareste meglio a cominciare a nuotare o affonderete come pietre” cantava ineffabilmente Bob, accompagnandosi con la sua armonica a bocca e i suoi giri di chitarra, ma senza troppi giri di parole.

Ecco, anche se ricordare quella sorta di inno generazionale equivale a un vero e proprio coming out anagrafico, si può ben dire che But the times they are a-changing, con la sua accorata esortazione a rendersi conto che i tempi cambiano e bisogna prenderne atto e adeguarsi, rimettendo in discussione ogni equilibrio esistente a partire dal proprio, potrebbe benissimo essere la canzone-simbolo, o se si preferisce la colonna sonora, della farmacia italiana. Che – senza mai rinnegare la sua identità più vera e profonda – questo ha appunto saputo fare: cambiare con i tempi che cambiavano ed erano essi stessi un cambiamento.

Questo, alla fine, è il cuore del messaggio di Evoluzione della Farmacia dei Servizi. Prevenzione attiva e gestione delle cronicità, il libro realizzato da Federfarma e presentato martedì scorso a Roma in un incontro moderato dalla giornalista Rai Maria Soave, al quale hanno preso parte Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, Marcello Cattani. presidente di Farmindustria,  Luca Richeldi, pneumologo, e Massimo Ciccozzi, epidemiologo. A fare gli onori di casa, il presidente e il segretario nazionale di Federfarma, Marco Cossolo e Roberto Tobia.
Ad accelerare esponenzialmente il percorso evolutivo delle farmacie di comunità è stata, negli ultimi due anni, l’emergenza pandemica, sorta di turbo che ha messo le ali al motore di un cVisualizza immagine di origineambiamento che di fatto era già in corso almeno da due-tre decenni. A leggere gli avvenimenti con la lente profonda della storia, si potrebbe addirittura dire – come sosteneva  con lungimiranza già negli anni ’80 il presidente di Federfarma prima e di Fofi poi Giacomo Leopardi (nella foto) – che ad aprire il percorso di inevitabile e ineluttabile trasformazione della farmacia, a ben vedere, è stata la stessa legge n. 833 del 1978  istitutiva del Servizio sanitario nazionale: era evidente (almeno agli occhi di Leopardi) che quell’ardita costruzione di welfare, del tutto inedita per il nostro Paese, avrebbe imposto un profondo cambiamento dei paradigmi dell’assistenza e costretto anche le farmacie a diventare protagoniste attive e proattive della sanità pubblica. Come si sarà ampiamente capito, il numero di anni di chi scrive è più che sufficiente per ricordare con molta precisione che in verità non tutti i farmacisti erano convinti della necessità del cambiamento, rispetto al quale molti opponevano anzi una resistenza pregiudiziale.

E però, com’è come non è, dopo un percorso non del tutto lineare e fatto di traversie e vicissitudini varie, lo struggente inno generazionale di Dylan ricordato a inizio articolo, dentro la farmacia –  volenti o nolenti – hanno finito per cantarlo o fischiettarlo tutti o quasi, e gli esercizi con la croce verde hanno così finito per diventare quel che sono oggi:  non più semplici apoteche, ovvero botteghe (parola che etimologicamente deriva proprio da apoteca, , per corruzione lessicale) dispensatrici di farmaci, ma primi presidi sanitari di prossimità in grado di erogare servizi al cittadino e di rappresentare il primo segno concreto e attivo della esistenza e della presenza di una rete di salute pubblica posta a tutela dei cittadini.

Il libro di Federfarma,  che propone anche documenti e dati statistici da fonti  nazionali ed europee, potrebbe dunque essere considerato, in qualche modo, una sorta di bildungsroman,  un “romanzo di formazione” della  farmacia che (dopo aver trascorso sette secoli praticamente sempre uguale a se stessa, mutando praticamente solo nell’offerta dei rimedi offerti ai cittadini) negli ultimi decenni della sua storia ha saputo fare tesoro dei cambiamenti intervenuti nel tempo, imparando a leggerli, interpretarli e risolvendosi a cambiare con essi , “crescendo” e assumendo nuovi ruolo, identità  e funzioni, pur senza tradire la sua essenza più intima.
Ma il libro di Federfarma propone anche – inevitabilmente, verrebbe da dire –  una panoramica del contesto dentro il quale la trasformazione, la “crescita”, si è realizzata, evidenziandone pregi e difetti, punti di forza e criticità e – soprattutto – non dimenticando di accendere un lampione sulla strada che ancora resta da fare. Le trasformazioni non sono infatti finite, i tempi stanno ancora cambiando, molti altri passi possono e debbono essere fatti, utilizzando appieno le molte conquiste e possibilità che il progresso ha reso disponibili,  come la telemedicina o le infinite applicazioni, in termini di comunicazione e informazione (che fanno rima con prevenzione) offerte dalla moderna tecnologia. Insomma, c’è un mondo ancora inesplorato di investimenti e ammodernamenti da fare, lezioni da imparare, possibili declinazioni di servizio ancora inespresse da “mettere a terra” per un ulteriore e definitivo sviluppo della farmacia, anche attraverso progetti e iniziative che (e questo è il bello) sono probabilmente ancora in buona parte da inventare.
L’auspicio di Federfarma, al quale ha dato voce il segretario Tobia nell’incontro di presentazione del volume, è che esso possa essere l’occasione e lo spunto per “mettere in comune idee e soluzioni per dare concretezza al nuovo ruolo della farmacia, identificando spazi condivisi nei quali sviluppare iniziative e progetti, a vantaggio dell’intera comunità”.

Per chi volesse avere un’idea più precisa dei contenuti di Evoluzione della Farmacia dei Servizi. Prevenzione attiva e gestione delle cronicità, qui di seguito proponiamo la sintesi dei contenuti del volume realizzata e proposta dalla stessa Federfarma.

 

 

Evoluzione della farmacia dei servizi – Prevenzione attiva e gestione delle cronicità

Abstract

Già prima della pandemia era evidente la necessità di potenziare i servizi territoriali per avvicinare la sanità alle persone, soprattutto ai pazienti cronici che spesso hanno difficoltà di accesso alle strutture ospedaliere, e superare la disomogeneità nell’accesso a farmaci e servizi. La ricerca presentata nel libro “Evoluzione della farmacia dei servizi. Prevenzione attiva e gestione delle cronicità” si avvale delle competenze e delle conoscenze sia di coloro che si occupano da anni di farmacia che di esponenti del comparto industriale di riferimento, con l’obiettivo di aiutare a comprendere e definire il ruolo della Farmacia nella riorganizzazione territoriale del sistema sanitario italiano ed europeo.
I contenuti si basano sulla rielaborazione di fonti statistiche e documentali di carattere nazionale ed europeo, e in particolare del Centro di documentazione del PGEU (Pharmaceutical Group of the European Union). La pandemia ha contribuito ad accelerare il processo evolutivo della farmacia da semplice luogo di dispensazione del farmaco a primo presidio sanitario di prossimità in grado di erogare servizi al cittadino, segnando, di fatto, l’ingresso della farmacia dei servizi nel campo della prevenzione attiva in ambito sanitario. La possibilità per il cittadino di accedere alle vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali in farmacia assume un valore emblematico in tale contesto.
Un capitolo del libro è dedicato alle riflessioni sulle potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica e digitale, con particolare attenzione alla futura implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, traendo utili spunti di riflessione dal confronto con il modello francese. Viene quindi approfondito il tema della presa in carico del paziente affetto da patologie croniche, soffermandosi sull’impatto del Piano Nazionale della Cronicità come elemento normativo che certifica il ruolo professionale del farmacista nelle attività di monitoraggio dell’aderenza alla terapia del paziente cronico.
La gestione territoriale del malato cronico risulta tanto più efficace quanto maggiore è la sinergia tra i vari professionisti della salute, in particolare medici e farmacisti. In Europa sono stati introdotti con successo diversi modelli di collaborazione inter-professionale e di offerta di servizi sul territorio attraverso la rete delle farmacie, con benefici oggettivi per i pazienti e i sistemi sanitari nazionali. Il volume riporta come best practice la New Medicine Service del Regno Unito, il farmacista di riferimento in Belgio e i Circoli di Qualità che associano medici di medicina generale e farmacisti in Olanda e Svizzera.

Dopo aver descritto le esperienze maturate nel corso della crisi pandemica e il coinvolgimento delle farmacie nelle campagne vaccinali, in linea con l’evoluzione in atto negli altri Paesi europei, il libro illustra i punti di forza e di debolezza rilevati nel sistema italiano di assistenza territoriale, le potenzialità ancora inespresse, le possibilità offerte dallo scenario attuale. La riforma e l’ammodernamento della sanità richiedono nuovi modelli di gestione dei rapporti, rinnovate capacità di prevenzione, normative adeguate e investimenti sulle risorse, anche umane, impegnate nell’avvicinare i servizi e le prestazioni sanitarie ai cittadini.
Dall’analisi illustrata nelle pagine del volume emerge come i fenomeni descritti non siano mere visioni teoriche o accademiche, quanto realizzazioni concrete del modello di farmacia dei servizi. A testimonianza di ciò sono riportati numerosi esempi, case history e buone pratiche capaci di rendere evidenti i risultati ottenuti già nel breve termine.
Il messaggio finale dello studio – quello che ne riassume l’essenza – suggerisce la necessità di rinnovare i modelli esistenti e adottarne di nuovi, convergenti e condivisi, sui quali impostare un’assistenza sanitaria uniformemente accessibile su tutto il territorio e incentrata sui nuovi bisogni di salute dei cittadini.

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