Fuga dalla professione, Sinasfa elenca le cause e propone le possibili soluzioni

Fuga dalla professione, Sinasfa elenca le cause e propone le possibili soluzioni

Roma, 1 dicembre – Il problema della fuga dei farmacisti collaboratori dalla farmacia,  sofferto da un numero crescente di farmacie sul territorio nazionale e ormai di dimensioni tali da mettere a rischio la capacità e la dimensione di  servizio di questi presidi territoriali di salute sempre più multiservice e multitasking,  è un problema da non sottovalutare nel modo più assoluto, anche perché si tratta di un fenomeno che è appena al suo inizio e che potrebbe aggravarsi ancora di più.

A mettere in guardia contro la carenza di farmacisti collaboratori è ancora una volta Sinasfa, il sindacato di categoria dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto), che torna sull’argomento – già più volte denunciato,  anche in occasione del congresso nazionale tenutosi lo scorso 11 settembre –   provando a spiegarne la genesi, che affonda molto indietro nel tempo, molto prima che l’ultimo rinnovo contrattuale (subito ritenuto dai farmacisti dipendenti del tutto insoddisfacente sotto ogni punto di vista) diventasse quella che lo stesso Sinasfa definì “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” e che (facile previsione, in verità) si sarebbe presto trasformata in un  “boomerang”.

Cosa peraltro puntualmente avvenuta, come attestano le enormi difficoltà lamentate dalle farmacie territoriali nel mantenere i livelli sufficienti di risorse professionali necessari per far fronte a un’attività che diventata ogni giorno più articolata e complessa e che (anche) per questo diventa essa stessa una concausa del fenomeno. Secondo Sinasfa, infatti,  è scattata la fase-domino: la rarefazione del personale nelle farmacie produce inevitabilmente carichi di lavoro superiori per i collaboratori che restano e che sono costretti “ad affrontare ritmi insostenibili”. La conseguenza? Altre defezioni, altre fughe alla ricerca di altri lavori, confermati – scrive Sinasfa – dall’aumento delle richieste di informazioni sui tempi del preavviso di licenziamento, sulle modalità per licenziarsi e su come accedere al mondo della scuola o in altri settori professionali che arrivano dai colleghi al sindacato (che, per far fronte a tutte le richieste di informazioni, sta elaborando un apposito vademecum  sull’argomento).

In un’estesa disamina pubblicata sul suo sito (qui il link all’articolo), il sindacato presieduto da Imperadrice mette in fila molte delle cause all’origine della “grande fuga”, tornano molto indietro nel tempo, fino al passaggio dalla lira all’euro, rovinoso soprattutto per il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Da lì in poi, è stato tutto un rotolare verso il baratro della insoddisfazione e della frustrazione più profonde: Ccnl mai soddisfacenti, orari di lavoro esasperanti, rapporto titolari-collaboratori  a dire poco complicato, mancati riconoscimenti anche nelle situazioni più difficili e usuranti come quelle vissute nei due anni di pandemia, durante i quali, benché “letteralmente costretti a prenderci mansioni e rischi di operatori sanitari che in tanti momenti pochi volevano accollarsi”  – valga l’esempio di vaccini e tamponi-  e pur essendo costretti in diversi casi a operare “senza che tutte le norme sulla sicurezza fossero messe in pratica“,  al netto dei “fiumi di chiacchiere” spesi  in ogni sede per  esaltare la loro importanza e professionalità,  ai farmacisti collaboratori è andato poco o niente. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che si è rivelata un boomerang, come già anticipato, è stato l’ultimo rinnovo contrattuale, che rappresentava un’occasione irripetibile per “unire la categoria e per dimostrare ai farmacisti collaboratori che tutti i loro sacrifici e la  disponibilità ricevuta durante la pandemia, senza che nulla fosse stato concordato attraverso incontri tra i rappresentanti di categoria, sarebbe stata ripagata”.

Le molte speranze e aspettative dei collaboratori si sono però scontrate con una realtà che non avrebbe potuto essere più deludente, come attesta il commento (testuale) di Sinasfa:  “Nessuna una tantum per quasi dieci anni di mancato rinnovo del contratto, un aumento umiliante di 0,25 centesimi l’ora, nessun riconoscimento per i sacrifici fatti durante il periodo della pandemia e per la disponibilità (sia pur forzata in molti casi) a fare tamponi e vaccini che hanno portato nelle casse della farmacia italiana centinaia e centinaia di milioni di euro. Un passo indietro sui diritti acquisiti, anche se (su questo punto) ci sono chiarimenti in corso. Nessun accenno a spostarci nel comparto della sanità privata nonostante le mansioni che ci richiedono, nessuna stortura dei precedenti rinnovi è stata sanata, tipo la malattia o l’equiparazione degli stipendi dei colleghi che lavorano nelle rurali con i colleghi delle urbane. Rabbia, delusione e indignazione sono stati i sentimenti più comuni manifestati dai colleghi quando è stato pubblicizzato il rinnovo, chi ha potuto è letteralmente scappato via dalla farmacia, molti altri si stanno organizzando per farlo”.

La fuga, dunque, se non si interviene per rimuovere il cuore del problema, continuerà, rischiando di assumere le dimensioni di una vera e propria diaspora. Per provare a contrastarla, Sinasfa è già entrata nella determinazione di fare qualcosa per cambiare le regole del gioco, provando a entrare negli organismi di rappresentanza professionali, lanciando fin d’ora una campagna finalizzata a presentare liste di farmacisti non titolari nei consigli direttivi degli Ordini provinciali (il nostro giornale ne ha diffusamente parlato circa un mese fa in questo articolo  e la  proposta è sul sito Sinasfa a questo link).  Questo per cambiare uno situazione che, praticamente da sempre, vede gli Ordini professionali in mano ai titolari, con la rara presenza  di qualche non titolare collaboratore, molto spesso con funzioni di ‘foglia di fico’.  “I colleghi in genere non si rivolgono agli Ordini per affrontare  i loro problemi, perché a detta loro non si sentono rappresentati né compresi, eppure esistono strumenti come il Codice deontologico e non solo, che potrebbero aiutare i colleghi in difficoltà a risolvere la maggior parte dei loro problemi” scrive al riguardo il sindacato dei non titolari. “Ordini con  presenza di non titolari potrebbero far in modo di affrontare e cercare di risolvere qualsiasi controversia si creasse tra titolare e collaboratore all’interno di una farmacia, questo garantirebbe di sicuro un maggior equilibrio tra le parti e non potrebbe che portare benefici a tutta la categoria“.

Sul versante delle proposte contrattuali, l’idea di Sinasfa è chiara: soltanto un passaggio immediato dal comparto del Commercio a quello della Sanità privata potrebbe limitare se non arrestare la fuga dalla farmacia e sarebbe in linea “con la strada intrapresa dei servizi e di una sempre più stretta collaborazione con il Servizio sanitario nazionale. Molti colleghi vanno via a malincuore dalla farmacia perchè si sentono farmacisti e adorano la loro professione, ma sono costretti a farlo perchè  il lavoro è diventato per loro  insostenibile e privo di qualsiasi gratificazione sia economica che professionale. Sul nostro sito c’è uno studio di comparazione tra i due Comparti e come tutti voi potete leggere, i vantaggi sarebbero oltre a quello di un comparto adeguato alla nostra professione e quindi già di per se gratificante, anche la riduzione dell’orario di lavoro a 36 ore, uno stipendio adeguato alle nostre mansioni e un preavviso di trenta giorni, tanto per citare alcune delle diversità”.

“Molti colleghi sono andati via dalla farmacia e molti altri cercheranno di trovare alternative lavorative più vivibili, questo comporterà enormi problemi sia sull’efficienza delle farmacie che sui fatturati” osserva in conclusione Sinasfa, aggiungendo che bisognerà anche  “andare a ricercare il problema del calo di fatturato di molte farmacie non solo nei vari provvedimenti legislativi, ma anche e soprattutto nelle dinamiche commerciali più o meno “aggressive” messe in atto da certe farmacie, che in determinate circostanze possono causare alle farmacie limitrofe dei veri e propri crolli di fatturato creando problemi sia al titolare che ai dipendenti. Non tutte le farmacie hanno la possibilità di fare i servizi e non tutte possono permettersi orari illimitati o poliambulatori medici nei pressi della propria farmacia” conclude il sindacato. “Secondo noi bisogna affrontare anche questi problemi e regolamentare un po’ il tutto, ciò garantirebbe maggiore sostenibilità economia a tanti colleghi titolari e non, altrimenti il rischio non è quello di non trovare farmacisti collaboratori, ma di trovare tante piccole farmacie chiuse per fallimento”.

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