Schillaci: “Epidemia cambiata,  Covid ormai sotto controllo, mai più green pass”

Schillaci: “Epidemia cambiata, Covid ormai sotto controllo, mai più green pass”

Roma, 6 dicembre – “Negli ultimi tre anni si è parlato solo di Covid, perché il virus ha sconvolto il mondo. Oggi però l’epidemia è cambiata. Si dovrebbe iniziare a parlare di Covid 23 anziché di Covid 19, per far capire a tutti che ormai la malattia è profondamente diversa da quella originaria”.

Così il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), intervistato dal quotidiano Libero, ha voluto subito evidenziare la discontinuità che il nuovo governo intende marcare nella gestione delle politiche sanitarie. Parlando di Covid, il titolare della Salute ha voluto subito ricordare che “la forma attuale è meno aggressiva e sappiamo curare meglio. Le epidemie durano due-tre anni, è sempre andata cosi’ nella storia, con o senza vaccini, come avvenuto cento anni fa per l’influenza spagnola”.

“Spero che con la prossima primavera – ha aggiunto – ci lasceremo l’emergenza alle spalle. La situazione negli ospedali e nelle terapie intensive è sotto controllo”. Ciò consentirà finalmente di concentrarsi su altro.  “Ci sono tante cose da fare. Una delle più importanti è la prevenzione, fin nelle scuole. I ragazzi sono spugne, imparano subito. In questi anni ci si è giustamente preoccupati molto di far capire ai giovani, fin dai primi anni sui banchi, che non bisogna fare discriminazioni in base agli orientamenti sessuali. Se introducessimo un’ora di educazione alimentare e di corretti stili di vita, che sono argomenti che penso interessino molto i giovani di oggi, assicureremo agli anziani di domani molti anni di vita sana in più. Credo che questa sia una priorità nella scuola, molto più di altre alle quali oggi si dà importanza”.

Sul sempre controverso capitolo dei vaccini, il ministro ha tagliato corto: “L’indicazione è nota: quarta dose per i fragili e vivamente consigliato il vaccino per l’influenza, che quest’anno può essere perfino più rischiosa. La speranza è che l’autunno prossimo si possa fare una sola iniezione, che copra sia il Covid sia l’influenza”.

Il ministro ha quindi spiegato la decisione di far rientrare prima al lavoro i medici no vax: “In tutto il resto del mondo erano già rientrati. Abbiamo anticipato di poche settimane sia per un problema d’organico sia per una scelta filosofica: sul Covid e i vaccini bisogna andare verso una riconciliazione nazionale. Strano che chi ci ha criticato per questa decisione siano le stesse persone che predicano l’inclusione in ogni altra situazione”.

In merito infine alla recentissima sentenza della Consulta sulla legittimità dell’obbligo vaccinale, Schillaci ha affermato di  rispettare le sentenze della Corte. “In questo caso la Consulta ha ritenuto inammissibile il ricorso contro l’obbligo vaccinale introdotto dal governo Draghi nel 2021 per il personale sanitario e scolastico. In realtà l’obbligo era terminato per quasi tutte le categorie nello scorso mese di giugno, quando era cessato lo stato d’emergenza, e sarebbe scaduto per il personale sanitario il prossimo 31 dicembre. Noi abbiamo anticipato al primo novembre questa scadenza. Il presidente Meloni ha sempre detto di essere contraria all’obbligo per i vaccini Covid, ritenendo l’informazione più efficace della coercizione, e non mi pare abbia cambiato idea”.

Sempre in materia di Covid e vaccini, il ministro ha poi sigillato il green pass sotto una pietra tombale: “Non tornerà più,  non rimetteremo l’obbligo vaccinale e saremo sempre attenti a mediare il diritto alla salute con il rispetto delle libertà personali”.

Il Ministro ha anche  toccato anche il tema delle “sanità disugualii”, a diverse velocità: “L’obiettivo finale è che tutti i 21 sistemi sanitari regionali che abbiamo in Italia garantiscano le stesse condizioni di cura. Bisogna riuscire a limitare i viaggi della speranza negli ospedali del Nord a pochi casi, offrendo valide alternative sul territorio”.

La strada per ridurre le  differenze passa anche dalla prevenzione e dall’organizzazione, sulle quali c’è molto da lavorare: “Oggi facciamo tanti esami inutili, i ricoveri sono lunghi e prendiamo troppe medicine, per un eccesso prescrittivo dovuto anche a una dipendenza da farmaco dei cittadini, spesso ingiustificata. Ripeto, dobbiamo insegnare alle persone a curarsi”.

Nello specifico per il Ministro c’è “una realtà fatta di cittadini farmaco-dipendenti che ha costi e non cura. Ora dobbiamo investire 40 milioni per combattere la resistenza agli antibiotici di malati intossicati per l’uso indiscriminato che ne hanno fatto, al punto che le medicine non hanno più effetto su di loro, che sono perciò diventati difficilmente curabili”,

 

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