Dizionario di Medicina narrativa, c’è spazio anche per la farmacia narrativa

Dizionario di Medicina narrativa, c’è spazio anche per la farmacia narrativa

Roma, 9 dicembre – La medicina narrativa –  metodologia di intervento clinico-assistenziale basato sulla narrazione dei diversi punti di vista di coloro che collaborano nel percorso di cura, meno conosciuto di quanto forse meriterebbe – ora ha anche il suo vocabolario. Per i tipi di Morcelliana, prestigiosa e ormai quasi centenaria etichetta dell’editoria di ispirazione cattolica che annovera tra i suoi fondatori Gian Battista Massimiliano Marinelli Aracne editriceMontini (che molti anni dopo tutto il mondo conoscerà come Paolo VI), è infatti uscito Dizionario di Medicina narrativa – Parola e Pratiche (Scholé, 2022), curato da Massimiliano Marinelli, docente di Medicina narrativa alla Facoltà di Medicina della Università Politecnica delle Marche e di Bioetica presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente della stessa università (nella foto).

In buona sostanza, la Medicina narrativa altro non è che una pratica clinica fortificata dalla competenza narrativa, intendendo con ciò la capacità di riconoscere, assorbire, metabolizzare, interpretare ed essere mossi dalle storie dei malati e delle malattie. In tale modo la cura si “plasma” sul paziente in quanto persona. Il dizionario curato da Marinelli, prima opera del suo genere, attraverso la scelta mirata di voci curate dai maggiori esperti del settore, da un lato getta luce sui concetti fondamentali che costituiscono l’insieme della Medicina narrativa e il suo rapporto di complementarità con la medicina basata sulle evidenze scientifiche (Ebm); dall’altro, indica le metodologie e le pratiche attraverso le quali la Medicina narrativa si realizza come uno strumento terapeutico a disposizione dei professionisti della salute.

Il dizionario di Marinelli, come spiega lo stesso curatore, prende le mosse dal documento scaturito da una consensus conference del 2015  dove si afferma che la narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato. Nella sua essenza, dunque, la medicina narrativa è  una pratica comunicativa che orienta la cura verso la persona. Come tale, non poteva non suscitare  l’interesse dei farmacisti, anch’essi professionisti della salute che intervengono nel percorso terapeutico dei pazienti. E non è dunque un caso se, all’interno della Sifo, una delle più autorevoli società scientifiche della professione farmaceutica, vi sia chi – fin dal 2015 – presta una grande attenzione a questa metodologia e si impegna a “traslarla” nella pratica professionale del farmacista. Si tratta di Risultato immagine per Maria Ernestina Faggiano, Tesoriere Sifo. Dimensioni: 128 x 150. Fonte: www.pphc.itDaniela Scala e Maria Ernestina Faggiano (nelle foto a destra) che fin dal 2015 sviluppano contenuti, percorsi e progetti specifici all’interno della Società italiana di  farmacia ospedaliera e nel vivo della realtà professionale.Gli sforzi di Faggiano e Scala sono stati premiati, perché proprio a loro Marinelli ha affidato la stesura del lemma “Farmacia narrativa”, sancendo così l’esistenza e la dignità della metodologia anche nell’ambito dell’assistenza farmaceutica (perché, come insegnava già Galileo, dare un nome alle cose significa farle esistere). La Farmacia narrativa, dunque, è presente a buon diritto nel Dizionario di Medicina narrativa, del quale occupa ben otto pagine (da 184 a 191, bibliografia compresa) nelle quali si specifica che essa “non si oppone alla Medicina narrativa, anzi ne fa parte”. Ma – soprattutto – si spiega e si specifica (ché questo deve fare un dizionario) cosa è, a cosa serve, cosa persegue. Per Faggiano e Scala, “la definizione più immediata è ‘la narrazione di pazienti o di altri professionisti della salute in riferimento al trattamento terapeutico che è il mezzo più evidente e pronto della cura’. Una definizione che si integra in questa: ‘La narrazione del farmacista, che si interfaccia con la propria professione, con altri farmacisti, con i pazienti e con tutti i professionisti della salute’.”

Decisamente meno arcano di quanto si potesse pensare. Nel volume Faggiano e Scala costruiscono anche una sintetica storia della farmacia narrativa, citando le prime pubblicazioni (del 2006 e 2007) in cui si parla di “narratives about medicines”, per arrivare ad articoli più recenti (2015-2016) in cui si sostiene la “necessità di integrare la pratica farmaceutica basata sull’Ebm con approcci narrativi per garantire un’assistenza di alta qualità”.

Nel loro testo – che analizza anche le prospettive di questo tipo di approccio – le due autrici sottolineano che anche nella pratica e nell’ambito della presenza Sifo (con una progettualità che raccoglie progetti di ricerca “narrativa” rivolti sia ai soci che ai pazienti) “le narrazioni sono state lo strumento che ha permesso di ottenere una fotografia dell’identità professionale del farmacista del Ssn, di metterne in luce i punti di forza, come la passione per questa attività e l’operare quasi invisibile, i punti di debolezza su cui lavorare durante il corso di laurea prima e la specializzazione poi, per costruire la capacità di fare squadra tra di noi e con gli altri professionisti della salute e le figure amministrative”.

Comprensibilmente soddisfatte per il coinvolgimento nella realizzazione dell’opera,  che definiscono “lungimirante e prestigiosa”, Faggiano e Scala non mancano di ringraziare il suo curatore, che – scrivono –  “è riuscito a mettere insieme un’opera bellissima che avrà un posto nella storia di questa disciplina, un lavoro che riesce a farci comprendere la vastità, l’impatto e le sfumature della medicina narrativa”.

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