Carenze, per Mirone “difficoltà più gravi di quelle incontrate in emergenza Covid”

Carenze, per Mirone “difficoltà più gravi di quelle incontrate in emergenza Covid”

Roma, 13 gennaio – Per qualcuno (come il presidente FdI della Commissione Sanità e Affari sociali del Senato, Francesco Zaffini) quella delle carenze di farmaci è “una vicenda non dico marginale, ma certamente non il primo dei problemi che in questo momento il ministro è costretto ad affrontare”. Ma per tutti gli altri o quasi  (operatori professionali, politici,  amministratori e soprattutto cittadini) la questione è grave e seria e non a caso il ministro della Salute Orazio Schillaci ha deciso molto opportunamente di istituire un tavolo permanente di lavoro per fronteggiarla (il nostro giornale ne ha riferito ieri).

La linea del ministero della Salute è quella di individuare i farmaci che registrano una reale carenza, provvedere con interventi di risposta a breve e medio termine per far fronte tempestivamente ai bisogni dei cittadini e definire attività di comunicazione utili a evitare allarmismi e conseguenti ingiustificate corse all’acquisto. A spiegarlo è stato lo stesso Schillaci nel corso del primo incontro del tavolo, che vede la partecipazione di rappresentanti di Aifa e di tutte le siglee della filiera farmaceutica, oltre a Nas e medici.

A ricordare i farmaci (circa 3200, informa l’Aifa, tra i quali molti di uso comune) che è diventato difficile trovare nelle farmacie è Silvestro Scotti, segretario della Federazione medici di medicina generale (Fimmg). “Ci sono antinfiammatori come Brufen, Nurofen e Moment, mucolitici come Fluimucil, antifebbrili come la Tachipirina, antibiotici come Cefixoral”  elenca Scotti, secondo il quale  concorre in modo importante alle difficoltà, in questo periodo, “un elevato utilizzo di antinfiammatori, considerando che abbiamo un’influenza che quest’anno ha fatto un 20% di contagi in più e che gira in contemporanea al Covid, per il quale si usano gli stessi farmaci sintomatici”.

Ma il segretario della Fimmg evoca anche lo spettro di forme di speculazione, simili a quelle viste sui carburanti. “Molti dei farmaci carenti sono prescrivibili e hanno un prezzo concordato con il Ssn ma hanno gli stessi principi attivi di farmaci da banco, venduti senza ricetta e con prezzi determinati da domanda e offerta” spiega Scotti. “Questo dà adito a possibili fenomeni speculativi”.

Va ricordato che tra i primi a denunciare il fenomeno c’è il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, evidenziando fin da subito il mix di concause all’origine delle carenze. “L’emergenza è mondiale e tra le tante le cause, vi è anche l’epidemia di Covid in Cina”, ovvero il produttore principale di principi attivi a livello mondiale, che “in questo momento deve tenere aperte le linee produttive mentre i casi crescono e in parallelo aumenta la richiesta interna di medicinali. Ben venga quindi  il tavolo istituito dal ministro Schillaci per affrontare quella che abbiamo definito come una tempesta perfetta  afferma il presidente dei farmacisti, che non manca di rimarcare la necessità di “spiegare agli italiani che bisogna fidarsi del farmacista, che saprà dare alternative. E devono evitare di fare scorte, togliendo i medicinali a chi ora ne ha bisogno”.

“Dei circa 3000 farmaci individuati come mancanti dall’Aifa, 1500 sono sostituibili” afferma Marcello Cattani, presidente di Farmindustria (nella foto). Dal canto loro le aziende “stanno facendo ogni sforzo per garantire continuità di produzione, cercando di reperire principi attivi e materie prime su altri mercati, oltre a quelli in genere utilizzati”. Quanto alle cause, “le carenze non sono imputabili all’export” afferma il leader delle aziende del farmaco, ma la dipendenza dall’estero dell’Italia, che pure è tra i principali produttori mondiali di farmaci, “per quanto riguarda i principi attivi e il materiale per il packaging. Alcuni Paesi stanno investendo moltissimo sulla filiera per rendersi meno dipendenti dalle importazioni. In Italia si è iniziato un processo di localizzazione, ma serve tempo”.

Sul problema è intervenuto anche il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone (nella foto), che già da mesi sollecitava interventi per contrastare una situazione  che ovviamente penalizza fortemente e in via diretta proprio i distributori di medicinali, in forte difficoltà con l’approvvigionamento. “La situazione è ormai diventata insostenibile” spiega il rappresentante dei distributori intermedi. “Vorremmo conoscere la ragione vera del problema, per dare risposte omogenee ai cittadini. Perché i fenomeni di carenza di farmaci che vediamo ora non li abbiamo visti neppure in piena emergenza Covid”.

Sempre Mirone, insieme a Walter Farris,  presidente di Adf, l’altra centrale di rappresentanza della distribuzione intermedia, ha indirizzato ieri una lettera al ministro Schillaci e al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato per esprimere l’apprezzamento dei distributori per l’istituzione del tavolo di lavoro permanente (al quale le due sigle partecipano), impegnandosi a garantire la collaborazione  “proattiva e concreta (…) della distribuzione intermedia, anello centrale della catena che permette l’assistenza farmaceutica alla popolazione sempre e dovunque, anche nelle zone più disagiate del Paese in maniera efficace, efficiente e capillare e risponde, quindi, alla domanda di salute dei nostri concittadini nella piena adesione ai bisogni del Ssn, delle Regioni e dei partner di filiera (industria e farmacia)”.

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