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lunedì 26 Febbraio 2024
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Tar Bologna: “Legittima la distribuzione diretta e in dpc dei farmaci extra Pht”

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Roma, 30 marzo –  Con una sentenza pubblicata giusto una settimana fa (la n. 179/2023 del 24 marzo scorso), la sede di Bologna del Tar Emilia Romagna ha confermato che anche i farmaci extra Pht (il prontuario per la presa in carico e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio) possono “essere assoggettati anch’essi alla distribuzione diretta, in presenza di particolari esigenze terapeutiche” e non “necessariamente distribuiti dalle farmacie convenzionate”.

I giudici amministrativi bolognesi hanno così respinto il ricorso contro la Regione e le Aziende sanitarie della Romagna presentato nell’ormai lontano 2019 dall’azienda Menarini, contestando alla prima la deliberazione della Giunta regionale 329/2019 sulla distribuzione diretta e alle seconde per le disposizioni, nel loro  territorio, dell’applicazione del regime distributivo dd-dpc a una serie di farmaci per il trattamento dell’asma e della Bpco (per la cronaca: Aliflus, Elebrato, Fluspiral, Revinty, Rolufta e Salmetedur). Per la multinazionale italiana, le decisioni di Regione Emilia Romagna e Asl, proprio perché riguardanti farmaci non compresi nel Pht, presenterebbero vizi di legittimità, dal momento che si tratta di medicinali per i quali non è necessaria “una vigilanza quasi costante del paziente”.

La contestazione della Dgr 309/2023 da parte di Menarini riguardava anche le ricadute derivanti dall’assoggettamento a regole sulla sostituibilità diverse da quelle contemplate nelle liste di trasparenza, in ragione delle quali il cittadino richiedente un farmaco diverso da quello prescritto, “deve pagarne il costo intero e non la sola differenza di prezzo”. Altra incongruità evidenziata nel ricorso dell’azienda  è che al medico non basta apporre l’indicazione “non sostituibile” sulla ricetta,  ma è anche necessaria “una relazione a sostegno della necessità di assumere il medicinale non disponibile in dpc”.

I giudici del Tar Bologna hanno però ritenuto il ricorso infondato, osservando in primo luogo che il decreto n. 347/2001  prevede la possibilità per le Regioni di attivare sistemi di distribuzione diretta anche di farmaci non inseriti nel Pht (con il fine dichiarato di coprire eventuali disavanzi di gestione accertati o stimati). Quindi viene fatto rilevare che se è vera l’affermazione per la quale i farmaci inseriti nel Pht sono oggetto di distribuzione diretta (compresa la modalità “per conto”), non è vero il contrario, ossia che i farmaci extra Pht debbano essere necessariamente distribuiti dalle farmacie convenzionate e non possano essere, perciò, assoggettati anch’essi alla distribuzione diretta, in presenza di particolari esigenze terapeutiche. In altri termini, si legge nella sentenza, “dall’elencazione nel Pht dei medicinali destinati alla dpc non consegue ex se l’obbligo di consegnare tutti i restanti farmaci da parte delle farmacie convenzionate, dovendo il sistema di distribuzione diretta essere mantenuto in presenza di particolari esigenze terapeutiche che garantiscano la continuità dell’assistenza, l’appropriatezza dei farmaci utilizzati, e altresì la riduzione della spesa farmaceutica”.

Inoltre, proseguono i giudici amministrativi bolognesi, le disposizioni dettate dall’Asl Romagna discendono da “scelte organizzative, non soltanto del sistema di distribuzione dei farmaci ma, ancora più a monte, di modalità di assistenza e monitoraggio di alcune categorie di pazienti cronici, che rientrano nella piena disponibilità dell’Azienda sanitaria”.

Stroncato, infine,  anche il rilievo sulla misura che impone all’assistito il pagamento del prezzo intero del farmaco in caso di sostituzione. Per il Tar Emilia Romagna è infatti condivisibile quanto sostiene la Regione: una volta che il farmaco è erogato in dd o in dpc,  “esso entra a far parte dell’assistenza ospedaliera e non dell’assistenza farmaceutica, per cui la scelta del farmaco distribuito dall’ospedale non è operata né dal medico, né dal paziente: il farmaco è quello risultato aggiudicatario all’esito della gara a evidenza pubblica per l’acquisto, a monte, del principio attivo. Il problema della sostituibilità non si pone “a monte”, precisa ancora la sentenza,  poiché il farmaco distribuito “è già quello che è stato offerto al costo più basso all’amministrazione dopo la gara, e dunque non v’è ragione perché il farmacista ne proponga uno differente (salvo il consenso del paziente)”.

 

Tar Bologna, sentenza n.170/2023 del 24 marzo 2023

 

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