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domenica 24 Settembre 2023
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Rapporto Almalaurea, laureati in farmacia in leggero calo, più veloce l’ingresso al lavoro

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Roma, 19 giugno –  Quella che arriva dal Rapporto 2023 del Consorzio interuniversitario Almalaurea è una palmare conferma di un trend sempre più preoccupante in atto ormai da tempo: la laurea in farmacia ha perso appeal e attrattività rispetto al passato. Il numero dei laureati in farmacia e in Ctf, secondo quanto rivelano infatti i dati della consueta indagine annuale, risulta essere ancora in calo. Trova anche conferma il percorso sempre più “rosa” della professione, con le  donne  che ormai rappresentano i tre quarti dei nuovi laureati, decimale più decimale meno.

Passando la parola ai dati,  il XXV Rapporto sulla  Condizione occupazionale dei Laureati 2023 di Almalaurea, di fresca presentazione, ha coinvolto 78 atenei nazionali per una popolazione complessiva di 670 mila laureati negli anni 2021, 2019, 2017. Nella classe di laurea di interesse, quella in Farmacia e Farmacia industriale,  si registra una diminuzione – peraltro lieve – del numero di laureati, che sono stati 4694 nel 2021, contro i 4.755 del 2019 e i 5.082 del 2017.

Si allarga la forbice del gap di genere: nei tre anni considerati, le laureate donne sono rispettivamente il 75%, il 73,4% il 73,6% del totale. I laureati maschi, a dirlo in altri termini, rappresentano ormai appena un quarto dei nuovi farmacisti.
Se la professione farmaceutica sembra perdere il suo fascino e la sua forza di richiamo, il motivo non sembra però addebitabile alle possibilità occupazionali offerte dalla facoltà, che anzi si mantengono elevate a un anno, tre anni e cinque anni dalla laurea: per i tre anni considerati (2021, 2019, 2017), il valore è rispettivamente di 84,7%, 88,7% e 90,3%, su livelli  che non si discostano molto da quelli del Rapporto 2022, riferito ai  laureati 2020, 2018, 2016. In quella rilevazione, il tasso di occupazione era dell’81,6% a un anno dalla laurea, del 90,3% a tre anni e del 90,9% a cinque. Emerge dunque un salto di tre punti percentuali per gli occupati a un anno dalla laurea, testimonianza di una maggiore rapidità nel trovare lavoro per i farmacisti neolaureati di oggi. .

Sempre per quanto riguarda la condizione occupazionale dopo la laurea, i laureati che a un anno dal titolo dichiarano di aver iniziato a lavorare sono l’80,5%, percentuale che cresce fino a 88,7%  a tre anni  e fino a 90,3% a cinque anni. Inferiore all’anno (9 mesi) il tempo che intercorre tra il conseguimento della laurea e  l’inizio della ricerca del primo lavoro (nel 2020 era di un anno e un mese. nel 2019 un anno e sei mesi e nel 2017 un anno e sette mesi).  Il dato di un ingresso più “precoce” nel mondo del lavoro è confermato dall’intervallo di tempo che intercorre tra l’inizio della ricerca e il reperimento del primo lavoro, che risulta essere di  2,2 mesi (era di 2,9 per la classe 2020) e dalla laurea al reperimento del primo lavoro è di 3,1 (contro i 4 del 2020).   Il miglioramento è ancora più marcato se posto in relazione ai laureati del 2019 e del 2017, che registravano attese di 5,1 e 5,9 mesi di media. Un’altra conferma, se si vuole, della “fame” di personale oggi espressa dal settore, dove praticamente ormai si vano a prendere i neo laureati fuori dal portone della facoltà.

Va segnalato il peso crescente dell’industria (nel suo complesso) nell’assorbimento dei nuovi laureati, attestatosi al 22,8% nel 2021, al 22,2% nel 2019 e al 25,5% nel 2017, in aumento rispetto alla precedente  rilevazione (dove a un anno dalla laurea tale valore era del 16,2%, del 26,5% e 24,9% a tre e cinque anni), a significare una maggiore propensione da parte dei giovani verso questo sbocco occupazionale. In crescita anche altri ambiti diversi dalla farmacia aperta al pubblico: rispetto alla passata rilevazione aumenta infatti anche l’ambito Istruzione e ricerca, che assorbe  (sempre nei tre anni considerati dall’indagine) l’11,1%, il 10,6%, 8,5%, mentre nel rapporto precedente  le percentuali erano del 3,6% per il 2020, del 2,6% per il 2018 e del  5,8% per il 2017. Più stabili i valori dell’assorbimento di neolaureati in Farmacia in sanità:  si passa dal 9,1% a un anno, il 7% a tre e il 5,9% a cinque del Rapporto 2022 al 9,9%, 9,5% e 8,7% del Rapporto 2023.

Perdura il poco commendevole gap retributivo di genere: la retribuzione mensile netta per i laureati di genere maschile è di 1472 euro a un anno dalla laurea (contro i 1.485 del rapporto precedete), 1628 a tre anni (contro 1.603) e 1742 a cinque (contro 1.703). Per le donne è invece di 1.374 euro (contro 1.386) a un anno dalla laurea, 1.497 (contro 1.490) a tre anni e 1604 (contro 1.555) a cinque anni. Vale a dire  che, prendendo come termine di paragone lo stipendio a cinque anni dalla laurea, tra un  farmacista e una farmacista  “balla” una differenza sullo stipendio mensile netto di 138 euro che – direbbero a Roma – su stipendi di questa entità non sono davvero bruscolini.

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