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lunedì 15 Luglio 2024
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Studio italiano: il rischio di Long Covid aumenta quanto più a lungo dura l’infezione

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Roma, 15 settembre – Esiste una correlazione tra la durata dell’infezione da Sars CoV2 e il rischio di Long Covid, che sarebbe maggiore in chi è stato infettato più a lungo. La lunga durata dell’infezione, in altre parole, potrebbero spianare la strada alla sindrome post virus.

È quanto conclude uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases,  coordinato da Maria Rescigno (nella foto), pro-rettrice di Humanitas University e responsabile del laboratorio di Immunologia delle mucose e microbiota di Humanitas. I risultati  emergono dal lavoro scientifico “Covid Care Program”, che spiegherebbe anche la capacità dei vaccini di proteggere da Long Covid.

Perché alcune persone continuano a presentare sintomi anche dopo settimane e mesi dalla fine della malattia? Oltre ai fattori di rischio già noti – tra cui essere di sesso femminile e soffrire di allergie – gli autori della ricerca hanno appunto acceso una luce sull’importanza della durata dell’infezione. Lo studio è stato possibile grazie alla collaborazione di oltre 4.500 dipendenti e operatori sanitari degli ospedali Humanitas, coinvolti tra marzo 2020 e aprile 2022 nel progetto di monitoraggio, spiegano dall’Irccs.

“Studiare il Long Covid è particolarmente complesso non solo per la necessità di seguire in modo continuativo le persone nelle settimane e nei mesi dopo la fine dell’infezione, ma anche per l’eterogeneità delle sue manifestazioni” evidenzia Rescigno. “Non a caso il Long Covid viene definito genericamente come il perdurare di almeno un sintomo del Covid-19, tra cui stanchezza estrema, mal di testa, nebbia cognitiva, perdita dell’olfatto e disturbi al sistema cardiovascolare e respiratorio, per almeno 4 settimane dai primi segnali dell’infezione”.

Sul ruolo dei vaccini, il nuovo studio conferma le evidenze già riscontrate nella prima pubblicazione scientifica nata dal Covid Care Program e apparsa su Jama a luglio 2022: essere vaccinati con tre dosi “protegge non solo dalle forme gravi di malattia, ma anche dal Long Covid”. Secondo i dati raccolti, su 100 persone non vaccinate 41 sviluppano Long Covid, mentre tra i vaccinati con tre dosi solo 16 persone ogni 100.

Nello studio del 2022 rimaneva però aperta una domanda fondamentale: perché? I dati pubblicati su Clinical Infectious Diseases forniscono una prima risposta: la probabilità di contrarre Long Covid aumenta al crescere della durata della positività al Sars CoV 2: durata che risulta ridotta in modo sostanziale nelle persone protette dal vaccino.

Il risultato permette di ipotizzare il meccanismo di protezione del vaccino, come emerge anche da un altro recente studio sul Long Covid condotto in Humanitas da Marinos Kallikourdis e Gianluigi Condorelli e pubblicato su Circulation.

“Il vaccino protegge dal Long Covid perché riduce la durata dell’infezione” conclude Rescigno. “Se il virus è presente all’interno dell’organismo per meno tempo, c’è meno rischio che la risposta immunitaria e infiammatoria scatenata dalla sua presenza si cronicizzi e dia origine a sintomi che perdurano anche in assenza dell’agente scatenante iniziale”.

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