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lunedì 4 Marzo 2024
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Semaglutide, quando un farmaco diventa una gallina dalle uova d’oro su cui investire

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Roma, 17 novembre – Non è davvero esagerato affermare che del “caso semaglutide” se ne sono occupate le redazioni economico-finanziarie almeno quanto (se non di più) di quelle specializzate in informazione scientifico-sanitaria, per l’impatto che la molecola sviluppata dall’azienda farmaceutica danese Novo Nordisk ha generato a livello economico.

Giusto per ricordare, grazie alla semaglutide, indicato nella terapia di diabete e obesità e che ora (ultima sorprendente scoperta) sembra efficace anche contro l’insufficienza renale, Novo Nordisk  ha superato in capitalizzazione il gigante planetario del lusso Lvmh e surclassato il Pil dell’intera capitale danese, Copenaghen.

Ma gli effetti della gallina dalle uova d’oro semaglutide potrebbero non essere ancora finiti:  secondo Andy Acker (nella foto), gestore di portafoglio del team Health Care di Janus Henderson Investors, società di investimenti con 24 uffici in tutto il mondo, 2000 dipendenti e un patrimonio in gestione appena inferiore ai 300 miliardi di euro, “ha ulteriori possibilità di crescita nel campo dell’obesità”. Acker, come riportato da il Sole 24 Ore del 14 ottobre, suggerisce di continuare a puntare sui titoli che operano nel settore di ricerca e sviluppo sull’obesità e in quello del trattamento delle malattie autoimmuni. Per i primi, l’esperto indica come scelta sicura Novo Nordisk e la gemella americana, Eli Lilly, che “vantano decenni di ricerca” nell’area terapeutica del diabete e obesità e per questo godono di “un vantaggio clinico”.

Ma Acker scommette anche sul settore delle malattie autoimmuni: “L’azienda biotech Argenx, ad esempio, sta sviluppando Vyvgart per il trattamento di 15 malattie autoimmuni entro il 2025″, riferisce. Il gestore di Janus è dunque molto ottimista sul pharma: “Negli ultimi 10 anni, l’indice Msci World Health Care ha catturato soltanto il 47% del ribasso dell’indice Msci World quando quest’ultimo è sceso del 15% o più. La domanda di assistenza sanitaria infatti tende a essere anelastica: se si è malati, si va dal medico indipendentemente dal contesto economico”.

Tornando a Novo Nordisk ed Eli Lilly, Il Sole 24 Ore ha riportato anche l’analisi di Claudio Kofler, amministratore delegato di Nummus.Info, società di consulenza specializzata in Esg: “Sono stati analizzati i rischi attori ambientali, sociali e di governance (Esg) considerando i punteggi che ricevono da tre info provider. Due di questi sono d’accordo nel valutare il rischio Esg medio, con punteggio leggermente inferiore di Eli Lilly per alcune controversie relative alla forte crescita del prezzo dei suoi prodotti” afferma Kofler. “Le valutazioni però non inglobano possibili rischi dovuti a un utilizzo non appropriato dei loro prodotti per la cura del diabete e dell’obesità. Il terzo info provider dà un giudizio diverso delle due società: Novo Nordisk riceve la massima valutazione possibile, mentre Eli Lilly ha subito alla fine dello scorso anno un taglio nella sua valutazione Esg portandola a un rischio Esg medio”.

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