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venerdì 1 Dicembre 2023
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Roma, Guaglianone annuncia pubblicamente la sua candidatura alla presidenza dell’Ordine

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Roma, 16 novembre – Alcune recenti survey hanno registrato il progressivo diffondersi  tra i farmacisti, in particolare i dipendenti delle farmacie, di sentimenti di delusione e pessimismo sulle sorti future della loro professione, tanto da indurre molti a confessare la tentazione di cambiare lavoro appena possibile.

Giuseppe Guaglianone (nella foto del titolo) da tempo vicepresidente dell’Ordine di Roma, nell’annunciare ieri a Roma, in una conferenza stampa tenutasi al Nobile Collegio Chimico Farmaceutico e improntata al massimo understatement, la decisione di concorrere in prima persona – con il convinto sostegno di un consistente e variegato gruppo di colleghi, tra i quali la maggior parte dei colleghi dell’attuale direttivo ordinistico – alla carica di presidente dell’organismo professionale,  è partito proprio da questa cappa di umor nero per spiegare le ragioni della sua candidatura.

E lo ha fatto con toni molto convinti: “Noi farmacisti non solo abbiamo un futuro, noi farmacisti siamo il futuro” ha detto Guaglianone con il preciso intento di alleggerire il clima negativo che sembra aver attanagliato una professione diventata – anche per via della crescente disaffezione di chi la esercita – sempre meno attrattiva nei confronti dei giovani.

Argomenti alla mano, Guaglianone ha in primo luogo dimostrato che tutti i trend della “sanità che verrà” aprono alla professione del farmacista spazi prima impensabili: “Il sistema sanitario pubblico del futuro, al quale noi farmacisti siamo legati a filo triplo non potrà che declinare due valori, se vorrà assolvere alla sua funzione e sopravvivere: prossimità e sostenibilità. Già da tempo le scelte politiche vanno in sequenza in questa direzione. E nessuno, come noi farmacisti, può essere decisivo per affermare entrambi: della prossimità siamo – direi ontologicamente – i campioni indiscussi, e anche per quanto riguarda la sostenibilità abbiamo ampiamente dimostrato che il nostro contributo è assolutamente decisivo nel razionalizzare le spese, anche sul terreno dei servizi. Inevitabilmente, la nostra professione guadagnerà sempre più spazio. Per questo essere pessimisti è un davvero un controsenso”.

Questo non significa però che manchino i problemi e le criticità. Anzi, Guaglianone ne mette a fuoco subito una, a suo dire la più pericolosa: la divaricazione che ancora esiste tra ciò che i farmacisti sono – ovvero  “dottori della salute” – e il modo con il quale migliaia di loro sono invece considerati a livello contrattuale: “Non è più accettabile una situazione nella quale molti farmacisti hanno contratti professionali legati al commercio, con uno scarto tra ciò che sono, sanno di essere e fanno e ciò che invece oggi viene sancito contrattualmente” ha detto al riguardo il vicepresidente dell’Ordine romano, ribadendo che  “questa divaricazione identitaria minaccia la dimensione professionale e rende meno attraente per i giovani dedicarsi alla carriera di farmacista, che molti  percepiscono – direi inevitabilmente – come quella di commessi, ancorché di alto profilo”.

La ridefinizione dell’identità professionale, dunque, è il primo fondamentale fronte da aggredire, il primo obiettivo da centrare, per difficile che sia farlo, perché – ha spiegato Guaglianone – “è la chiave per rispondere a molte delle sfide che affrontiamo, come –  giusto per citarne una  – la mancanza di collaboratori. Sono infatti certo che se agiamo sul versante identitario, ridando valore sociale e dignità alla nostra professione, non passerà molto tempo perché la nostra torni ad essere un’attività professionale attrattiva anche per le nuove generazioni”.

Ristabilita a ogni livello e in ogni ambito la natura e l’identità professionali del farmacista, con tutto ciò che questo risultato porterebbe con sé – a partire da un contratto di lavoro  inquadrato nell’alveo della sanità e non del commercio, con trattamenti retributivi più adeguati degli attuali e soprattutto coerenti con l’attività di un professionista al quale si chiedono oggi più competenze e conoscenze e lo svolgimento di molte più funzioni sanitarie, anche in ambiti diversi dal farmaco – secondo Guaglianone sarà infinitamente più agevole mettere mano a tutti gli altri problemi che gravano sulla professione: dalla riforma della remunerazione legata alla professionalità e non al prezzo del farmaco (riforma della quale ha cominciato a occuparsi la Legge di bilancio 2024 attualmente all’esame del Parlamento) alla definizione di corrispettivi congrui dei servizi in farmacia, dalla riforma delle scuole di specializzazione e dei dottorati alla riformulazione dell’Ecm e dell’aggiornamento obbligatorio ormai obsoleto.

“Il nostro obiettivo è tutelare e sviluppare la professione farmaceutica, vigilando sulla sua corretta pratica e mantenendo il nostro impegno verso i suoi valori fondamentali, che l’Ordine è chiamato a salvaguardare e trasmettere” ha detto ancora Guaglianone, sottolineando poi la necessità che l’Ordine recuperi e sviluppi la dimensione dell’ascolto. “Dobbiamo essere trasparenti, ascoltare le colleghe e i colleghi e fornire risposte concrete. È il momento di recuperare una rappresentanza più responsabile e coesa, basata su valori condivisi. Siamo qui perché ci proponiamo di lavorare insieme, con tutti i colleghi di buona volontà, per il bene della nostra professione e della comunità alla quale siamo orgogliosi di appartenere e che siamo onorati di servire, osservando quello che – da sempre – è l’unico metodo di lavoro nel quale crediamo: mettere da parte le differenze e a concentrarci su ciò che ci unisce“.

Nessun elenco di promesse, dunque, ma una precisa assunzione di responsabilità che parte dalla ferma volontà di aggredire con forza e determinazione quella che Guaglianone è la sorgente di tutti i problemi. “Torno a dirlo, vogliamo e dobbiamo riconnettere il farmacista alla sua identità e alla sua essenza più autentiche, ovvero essere un professionista della salute e della sanità, e fare con determinazione di tutto affinché a ogni livello – normativo e contrattuale – questa dignità professionale venga pienamente e concretamente riconosciuta” ha ribadito il vicepresidente dell’Ordine romano. “Il resto, ne siamo convinti, verrà di conseguenza, passando per la soluzione delle numerose criticità che ancora ostacolano la professione. Soluzione che, lasciatemi ripetere anche questo, deve essere un impegno di tutti. Un impegno che deve cominciare ora”.

E proprio “Ora! Cambiamo la professione” è lo slogan scelto da Guaglianone e dal suo gruppo per caratterizzare la candidatura, i cui contenuti verranno peraltro meglio definiti e chiariti (“Insieme, attraverso il confronto” precisa Guaglianone) nell’anno che ancora resta prima delle prossime consultazioni professionali.

Le parole di Croce

“La candidatura di Guaglianone è la prosecuzione con altri mezzi della storia che l’Ordine di Roma, seguendo sempre e solo la stella polare della tutela dei valori comuni e condivisi della professione farmaceutica, ha scritto dal 2005 a oggi” commenta Emilio Croce, presidente dell’Ordine “e personalmente non posso che compiacermi che il testimone della rappresentanza finisca in mani affidabili, che sanno quanto gravosa e impegnativa sia la responsabilità di farsi carico della gestione dell’organismo professionale di tutti i farmacisti. Discutendo, subito dopo l’estate, delle prospettive dell’Ordine per la prossima consiliatura, avevo già avuto modo di dire a tutti i colleghi del direttivo che non sarei mai stato io a essere un ostacolo al cambiamento. Ho fatto tanta strada e attraversato molte e diverse stagioni, negli ultimi anni insieme ai colleghi del direttivo” continua Croce “per non sapere che niente è più uguale a prima e che tanta strada resta ancora da fare. È giusto che chi ha tirato il gruppo fino a ora consideri, con la imperturbabile serenità di chi ha sempre dato tutto quel che poteva alla causa comune della rappresentanza professionale, anche l’ipotesi di continuare a correre con buona lena, ma lasciando che a ‘prendere il vento in faccia’ nelle prime posizioni, per dirla col gergo dei ciclisti, siano altri, ovvero colleghi che hanno inevitabilmente più gamba e più strada davanti a sé”.

“Per quello che mi riguarda” continua il presidente dell’Ordine romano “finché forze e voglia mi sosterranno continuerò a ‘pedalare’, sia all’Ordine sia all’Enpaf, snodo centrale per gli equilibri e il futuro della categoria, dove c’è ancora da fare molto lavoro, per perfezionare e mettere in sicurezza anche per il futuro gli eccellenti risultati cui la cassa di categoria, portata ad esempio di oculatezza gestionale dalle istituzioni di riferimento, è pervenuta negli anni. E, come ho già fatto, offro ai miei colleghi più giovani la piena disponibilità a riconsiderare, in particolare in seno all’Ordine, le modalità del mio impegno, come peraltro suggeriscono anche ragioni di opportunità, a partire da quelle anagrafiche. Abbiamo ancora davanti mesi preziosi per discutere e perfezionare i programmi, gli impegni e gli equilibri, guardando all’unica cosa che conta: garantire all’Ordine un cammino sicuro e un’azione sempre più efficace nell’interesse di tutta la comunità professionale”.

 

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