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lunedì 4 Marzo 2024
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Farmaci, Farmindustria: “Valore produzione 2023, stimiamo una crescita del 9-10%”

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Roma, 5  dicembre – “Una stima della crescita organica del valore della produzione del settore per il 2023 dovrebbe essere intorno al 9-10%. Rispetto a un 2022 straordinario, un timore di minor crescita si sta attenuando rispetto al valore della produzione. Abbiamo sempre detto che la domanda di farmaci a livello mondiale è esplosa a valle del Covid e la conseguenza è stata l’esposizione in ricerca e sviluppo”.

A esprimere quella che è a tutti gli effetti una previsione favorevole è Marcello Cattani (nella foto), presidente di Farmindustria, durante un incontro a Roma con la stampa specializzata per parlare del settore e dei suoi sviluppi alla luce anche della Legge di bilancio.

“Noi siamo un Paese manifatturiero, il nostro settore è industriale e non finanziario perché abbiamo la forza della prima industria farmaceutica europea con un valore integrato di filiera, dalla ricerca alla produzione di farmaci, e una dedizione all’export. L’Italia è quindi un ‘ponte’ nel mettere a disposizione e nell’esportare farmaci in tutto il mondo” ha detto ancora Cattani. “Se vediamo il 2022, il ‘ponte’ è confermato dal dato del 97% della produzione italiana, che è export. Questo ci può aiutare a traguardare due aspetti: rispetto ai consumi di farmaci dello Stato, il saldo rispetto all’esportazione è positivo di circa 9 miliardi, ma soprattutto se vediamo l’indotto si superano i 100 miliardi di valore”.

Il presidente di Farmindustria ha ricordato “anche quel concetto che spesso stressiamo, ovvero che contribuiamo al 2% del Pil, ma molto di più in maniera indiretta garantendo salute e sviluppo economico complessivo. Quindi il settore è in salute e vigoroso, resta una filiera industriale estremamente attrattiva”.

Cattani è intervenuto anche sulla riforma dell’Aifa, ormai quasi a compimento. “È una riforma cardine per noi e per i cittadini, perché consentirà di ridurre i tempi di accesso alle cure: siamo ancora lenti rispetto ad altri Paesi europei, con 14 mesi in media rispetto ai 2 mesi ad esempio della Germania. E non capiamo perché non possa essere così anche da noi, oltre poi a scontare i ritardi dell’accesso a livello regionale”. Ma il nuovo volto dell’Agenzia italiana del farmaco sarà innovativo “per dare modalità nuove di ingaggio e di dialogo strutturato con le aziende sin dalla fase di ‘horizon scanning’ ed ‘early access’, per preparare i percorsi e anche per strutturare una valutazione ‘value based’ dei farmaci. L’Italia – ha osservato il presidente della sigla delle aziende del farmaco– dà una minore valorizzazione dei farmaci rispetto a Germania, Francia, Spagna, come certificato da Istat, dalla stessa Aifa e dalla Banca d’Italia. Questo espone al rischio di carenze, di parallel export e di sostenibilità industriale, in anni in cui costi sono esplosi: intere classi di farmaci hanno un valore di pochissimi euro e oggi diventano molto complicate da produrre”.

“Dobbiamo chiederci: vogliamo le carenze o vogliamo i farmaci?” ha domandato Cattani. “Questo implica dialogo, che è in corso con i tavoli istituzionali, per nuovi investimenti e nuovi stabilimenti produttivi, che necessitano di 5 anni per nascere ed essere certificati da tutti i Paesi in cui si vuole esportare. È un tema complesso che implica più attori al tavolo, ma avere un’Aifa con una visione strategica, che non sia solo un ente burocrate con l’unico mandato di tagliare i prezzi  – ha concluso il presidente di Farmindustria – sarà un servizio da dare ai cittadini e al Paese, con spirito di collaborazione con un’industria che genera valore”.

Da ultimo, Cattani non ha poi mancato di esprimere un ulteriore valutazione positiva sull’operato del governo: “Apprezziamo molto l’impegno del Governo nella legge di Bilancio, con l’azione di inversione dei trend sulla spesa. L’auspicio è che si riesca a rimodulare la spesa diretta farmaceutica dello 0,1% tornando all’8,6%, e definire meglio poi questo percorso. E continuiamo a evidenziare anche la necessità della riduzione del payback per le aziende e per le Regioni”.

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