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lunedì 4 Marzo 2024
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Federfarma, proposte di modifiche alla statuto, più spazio alle farmacie delle catene

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Roma, 5 dicembre – Le farmacie appartenenti a società di capitale troveranno rappresentanza (sia pure non propriamente in un posto al sole) all’interno di Federfarma, il sindacato delle farmacie private indipendenti. Questa la realtà che si va prefigurando se, tra meno di dieci giorni, l’assemblea nazionale di Federfarma voterà le modifiche allo statuto proposte dal consiglio di presidenza con l’obiettivo di eliminare i paletti che – fin qui – hanno di fatto impedito di accogliere all’interno del sindacato delle farmacie private le “farmacie del capitale”.

Quella del Consiglio di presidenza Federfarma sembra essere a tutti gli effetti come una scelta necessitata, alla luce della rapida evoluzione dello scenario seguita all’approvazione della legge sulla concorrenza n. 124 del 2017, che aprì anche ai non farmacisti la possibilità di essere soci nelle società titolari di farmacie, evoluzione che nel breve volgere di sei anni ha portato le  società di capitale ad acquisire un consistente numero di farmacie, il 6,5% del totale, secondo una rilevazione Iqvia dello scorso aprile.

Un numero  sicuramente ben lontano dagli scenari da tregenda ipotizzati, all’epoca del varo della legge, da una consistente fetta dei titolari (e non pochindei loro rappresentanti), terrorizzati da una sorta di occupazione manu militari (anzi, manu capitali) delle farmacie italiane. Ma anche un numero che supera agevolmente la soglia del 5% degli esercizi presenti sul mercato, quota alla quale è legato il riconoscimento della rappresentatività sindacale. Per dirla in modo più diretto, le società di capitali proprietarie di farmacie potrebbero dare subito vita a un sindacato autonomo legittimato dai numeri a sedere nei tavoli che contano, davanti agli interlocutori istituzionali, per discutere, ad esempio, di rinnovo della convenzione o davanti ai sindacati per confrontarsi sui contratti di lavoro dei dipendenti. Un’eventualità che – a occhio e croce – non rientra negli auspici di Federfarma, perché aprirebbe una nuova partita nel campo della rappresentanza degli interessi delle farmacie, che si allargherebbe determinando inevitabili ricadute nelle strategie di gioco. A ciò vanno aggiunte le conseguenze – più prosaiche ma non per questo meno importanti – della perdita di un numero consistente di farmacie associate (intorno alle 1200, secondo le stime Iqvia), con la conseguente perdita di quote associative e dunque di consistenti risorse economiche.

Nel rispetto del principio di cautela, dunque, cercare di trattenere all’interno del sindacato unitario le farmacie del capitale più che un’opzione è una scelta in qualche modo obbligata, ed è appunto in questo quadro che nascono le ipotesi di modifica allo statuto che Federfarma ha trasmesso ai presidenti delle articolazioni territoriali lo scorso 24 novembre (qui il testo della circolare).  L’obiettivo delle modifiche che il Consiglio di presidenza sottopone al voto dell’Assemblea nazionale è sostanzialmente quello di ritagliare uno spazio autentico (non quello risibile fino ai limiti franchi dell’inesistenza previsto dalle regole attuali, che verrebbero abolite) alle società di capitale titolari di farmacie. La novità più significativa, in questo senso, è l’istituzione di una “anagrafe delle società titolari” che hanno capitale sociale in maggioranza detenuto da non farmacisti. In detta anagrafe verranno riportati “il numero e la denominazione delle farmacie di cui ciascuna società iscritta è titolare e/o sulle quali esercita un controllo diretto e/o indiretto”. Le società iscritte in questo elenco di nuova istituzione si riuniscono in una Assemblea delle società titolari di farmacia, che viene  convocata dal presidente di Federfarma, sentito il coordinatore dell’Assemblea stessa, quando lo ritiene opportuno o quando lo richiedono due terzi dei componenti dell’Assemblea delle società. Il presidente di Federfarma o un suo delegato partecipano con diritto di parola e senza diritto di voto all’Assemblea, che si riunisce entro il mese di febbraio di ogni anno. Ancora, le proposte si modifica allo statuto prevedono che l’Assemblea delle società elegga un coordinatore che presieda l’Assemblea stessa e che può assistere alle riunioni del Consiglio di presidenza Federfarma.  L’Assemblea delle società non rientra comunque nel novero degli organi di Federfarma: è dunque una sorta di ircocervo che è dentro il sindacato ma non compiutamente.

Non appare utile dilungarsi ulteriormente su tutte le novità del nuovo statuto che sarà discusso e votato il 13 e 14 dicembre, che gli interessati avranno modi di consultare agevolmente accedendo direttamente alla circolare raggiungibile al link già segnalato. Novità che – questo merita di essere puntualizzato – non riguardano solo le modalità di rappresentanza della farmacie delle società di capitale, ma anche la previsione di svolgere le riunioni degli organismi federali anche in videoconferenza, o in modalità “mista”, i limiti e durata dei mandati degli organismi di Federfarma e altre modifiche di carattere tecnico-operativo finalizzate a migliorare l’attività del sindacato nazionale.

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