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lunedì 4 Marzo 2024
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Magi (Omceo): Contro i medici 350mila cause l’anno, il 97% senza esito, ma costano 3,7 mld

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Roma, 5 dicembre – Ogni giorno, in Italia, vengono intentate 10 cause penali per colpa medica, locuzione che la parola “malasanità” ha praticamente mandato in pensione. Sono infatti 350 mila all’anno (secondo il dato diffuso dal presidente dell’Omceo di Roma Antonio Magi, nella foto, in occasione del convegno Responsabilità civile e penale del medico – Confronto sullo stato dell’arte nel penale e nel civile nella prospettiva di una possibile riforma, tenutosi venerdì 1 dicembre a Roma nell’Aula magna della Facoltà Valdese di Teologia) i pazienti e/o loro familiari che trascinano in tribunale un camice bianco.

Nella maggior parte dei casi (circa il 40%, secondo alcune stime) le azioni legali riguardano l’attività chirurgica, gli errori diagnostici (20% circa), terapeutici (11%) e le infezioni ospedaliere (7%). Un fenomeno decisamente importante, dunque, e in costante crescita, nonostante – come ha voluto subito precisare Magi nel corso dell’evento organizzato dall’Ordine capitolino dei medici e accreditato dall’Ordine degli avvocati di Roma – il 97% delle cause promosse contro i medici si concluda con un nulla di fatto. Ciò non significa però che non faccia danni: le cause per “malasanità” costano infatti oggi allo Stato, in risarcimenti, qualcosa come  3 miliardi e 700 milioni di euro, ovvero 1 miliardo e 300 milioni in più di quanto costassero nel 2014 (2 miliardi e 400 milioni). “Il tema esiste anche livello privato” ha aggiunto Magi “dove la stima è di 400 milioni. Numeri che impongono di trovare con urgenza una soluzione, dato che questo fenomeno vale il 10,5% del Fondo sanitario nazionale e il 10% del valore della sanità privata”.

Il danno più rilevante, però, è quello che deriva dall’inevitabile condizionamento che le cause intentate ai medici producono in questi professionisti, inducendoli a declinare l’attività assistenziale nella pratica della medicina difensiva, ovvero della richiesta di prestazioni in più erogate per timore di contenziosi, generando un incremento della spesa sanitaria che secondo uno studio dell’Agenas valeva qualche anno fa circa 10 miliardi, arrivati oggi (si stima) a oltre 11 miliardi, il 10% circa della spesa sanitaria.  Non è un caso che sulla materia si è convinto a intervenire il Governo: nello scorso mese di aprile il ministro della Giustizia Carlo Nordio, d’accordo con il collega alla Salute Orazio Schillaci,  ha istituito una commissione di esperti sulla colpa medica per arginare la marea di cause e denunce, visto anche che nella stragrande maggioranza dei casi (il 97% già ricordato da Magi) finiscono nel nulla.

Al convegno promosso dall’Ordine dei medici romano, al quale hanno hanno partecipato Simonetta Matone, componente delle Commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera dei deputati, e Giacomo Travaglino, presidente titolare Corte di Cassazione – III Sezione Civile,
Magi ha anche voluto evidenziare altre conseguenze del fenomeno, a partire da quello della “desertificazione” di alcune specializzazioni mediche. “I giovani medici ormai scelgono sempre più le branche specialistiche meno esposte a questi rischi che hanno anche costi di assicurazione inferiori, col risultato che molti settori, come chirurgia, ostetricia, ginecologia, ortopedia, anestesia o rianimazione vengono viste come meno appetibili, e parliamo di branche fondamentali” ha detto il presidente di Omceo Roma, che è poi tornato sulle inevitabili e quasi obbligate forme di autotutela pose in essere dai professionisti per difendersi dal rischio di finire in tribunale.  “Il medico è costretto a ricorrere alla medicina difensiva, lo ha fatto almeno una volta 77,9% dei colleghi (il 92,3% nella fascia d’età che va dai 32 ai 52 anni) proponendo ricoveri o test superflui o prescrivendo più esami del necessario per prevenire le accuse” ha detto il presidente dei medici romani.  “Questa pratica si è diffusa in maniera capillare e preoccupante, costa già allo Stato 13 miliardi di euro e il 93,2% dei medici pensano che aumenterà ancora, perché a oggi questo è l’unico strumento difensivo utilizzabile dalla categoria”.
Sul fronte delle soluzioni, Magi ritiene che, in primo luogo, sia necessario “dare a medici e sanitari la sicurezza di una copertura assicurativa senza limiti e applicare la 231 anche in ambito sanitario”. Perché, ha concluso, “un medico che non opera tranquillo può essere un pericolo per se stesso e per gli altri”.

 

 

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