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lunedì 4 Marzo 2024
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Studio aussie: “Insulina per os, risultato più vicino con i nano-vettori, farmaco tra tre anni”

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Roma, 23 gennaio – Si stima che, su scala mondiale, 425 milioni di persone soffrano di diabete e, di queste, 75 milioni siano costrette ad iniettarsi ogni giorno l’insulina. Per loro, la “schiavitù” da aghi e microinfusori potrebbe però essere non troppo lontana: un team di ricercatori australiani ha infatti trovato un nuovo modo decisamente più “smart” ed efficace per somministrare il farmaco e confidano di iniziare i test sull’uomo già nel 2025, con l’obiettivo di rendere disponibile il nuovo farmaco nell’arco di tre  annii.

Gli autori dello studio (pubblicato lo scorso 2 gennaio sulla rivista Nature Nanotechnology) sono riusciti a incapsulare l’insulina in minuscoli nano-vettori. Le particelle ottenute sono di dimensioni pari a 1/10.000 della larghezza di un capello umano, così piccole che non è possibile vederle nemmeno con un normale microscopio. “Questo modo di assumere l’insulina è più preciso perché la trasporta rapidamente nelle aree del corpo che ne hanno più bisogno”  spiega uno dei ricercatori coinvolto nello studio, Peter McCourt della UiT Norway’s Arctic University.  “Quando il farmaco viene iniettato con una siringa si diffonde in tutto il corpo dove può causare effetti collaterali indesiderati”.

Sono stati i ricercatori dell’Università di Sydney e del distretto sanitario locale di Sydney che, in collaborazione con l’UiT, hanno scoperto molti anni fa che era possibile somministrare medicinali al fegato tramite nano-vettori. Il metodo è stato poi ulteriormente sviluppato in Australia e in Europa. Come è noto, molti medicinali possono essere assunti per via orale, ma non l’insulina. McCourt spiega che il problema di usarla con i nano-vettori è che si decompone nello stomaco e quindi non arriva dove è necessario. Un problema fin qui insormontabile. ma che ora i ricercatori spiegano di aver superato. “Abbiamo creato un rivestimento per proteggere l’insulina dalla degradazione degli acidi dello stomaco e degli enzimi digestivi nel suo percorso attraverso il sistema digestivo, mantenendola al sicuro fino a raggiungere la sua destinazione, vale a dire il fegato” spiega McCourt.

Il rivestimento che protegge l’insulina viene poi scomposto nel fegato da enzimi che sono attivi solo quando i livelli di zucchero nel sangue sono elevati, rilasciando la molecola dove può poi agire, nel fegato, nei muscoli e nel grasso, per rimuovere lo zucchero dal sangue. “Ciò significa che quando lo zucchero nel sangue è alto, c’è un rapido rilascio di insulina e, cosa ancora più importante, quando lo zucchero nel sangue è basso, non viene rilasciata insulina” afferma Nicholas J. Hunt dell’Università di Sydney (nella foto a destra), che insieme alla collega Victoria Cogger guida il progetto.

È un metodo, evidenziano i ricercatori australiani, più pratico e su misura per gestire il diabete, perché riduce notevolmente il rischio che si verifichi un’ipoglicemia e consente il rilascio controllato di insulina in base alle esigenze del paziente, a differenza delle iniezioni. Il sistema è molto più simile a come funziona l’insulina nelle persone sane. In chi non è affetto dalla patologia il pancreas produce insulina che passa prima attraverso il fegato, dove gran parte viene assorbita e mantiene stabili i livelli di zucchero nel sangue. Nel metodo messo a punto dagli esperti, il nano-vettore rilascia insulina nel fegato, dove può essere assorbita o entrare nel sangue per circolare. Significa anche meno effetti collaterali, precisano gli esperti. E, ovviamente, niente aghi.

L’insulina orale è stata testata per ora su vermi (nematodi), topi e ratti con diabete e ora anche sui babbuini nella National Baboon Colony in Australia. “Per rendere appetibile l’insulina orale l’abbiamo incorporata nel cioccolato senza zucchero, e questo approccio è stato ben accolto” sorride Hunt. Venti babbuini, sani, hanno preso parte a questo studio, hanno ricevuto il medicinale e il loro livello di zucchero nel sangue si è abbassato. L’ultimo passo sarà appunto quello di testare il nuovo metodo sugli esseri umani.

“Le sperimentazioni nell’uomo inizieranno nel 2025 guidate dalla società spin-out Endo Axiom Pty” per esaminare in fase 1 sicurezza e incidenza dell’ipoglicemia in persone sane e con diabete di tipo 1, informa Hunt. “Siamo entusiasti di vedere se saremo in grado di riprodurre negli esseri umani i risultati dell’assenza di ipoglicemia osservati nei babbuini, sarebbe un enorme passo avanti. Gli esperimenti seguono severi requisiti di qualità e devono essere condotti in collaborazione con i medici per garantire che siano sicuri per i soggetti del test”. Se tutto va bene, conclude Hunt,  “studieremo come può sostituire le iniezioni per i pazienti diabetici negli studi di fase 2”.

I ricercatori, come già anticipato, sperano che il nuovo medicinale possa essere pronto per l’uso entro 2-3 anni.

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