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lunedì 4 Marzo 2024
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Crea: “Spesa diretta farmaci sempre più incapiente, sforamento può arrivare a 3,6 mld”

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Roma, 26 gennaio – La spesa farmaceutica per acquisti diretti?  Una sorta di Cariddi nel cui vortice vengono irrimediabilmente risucchiati tutti i miliardi di risorse che capitano a tiro. E più sono, i miliardi, più ne ingurgita. Il 19° rapporto del Crea, il Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità riconosciuto da Eurostat, Istat e ministero della Salute, composto da economisti, epidemiologi, ingegneri biomedici, giuristi e statistici, presentato l’altro ieri nella sede del Cnel a Roma, analizza e delinea la fin qui ingovernabile voracità della spesa farmaceutica pubblica diretta, “crescentemente incapiente” come, appunto, quella di un mostro mitologico.

A ben poco, fin qui, sono servite le misure messe in campo per rivedere la governance del settore farmaceutico, che – si legge nel rapporto – “non sembra siano state sufficienti a riportare lo sforamento (e quindi il payback) a valori ‘fisiologici’. In definitiva, il payback, nonostante l’introduzione, nel 2021, dei nuovi tetti di spesa, continuerebbe a crescere: dai 1,1 miliardi del 2021, a un valore stimato di 1,3 miliardi per il 2022 (riportandosi sui valori del 2020), per poi rischiare di arrivare a 1,6 miliardi nel 2023. In questo contesto si inserisce la legge di Bilancio per il 2024, che ha ulteriormente incrementato il tetto degli acquisti diretti all’8,5% (inclusi i gas medicinali)”.

L’analisi del rapporto Crea, (curato da Federico Spandonaro, nella foto, Daniela D’Angela e Barbara Polistena insieme ad altri ricercatori ed esperti) esprime con chiarezza il timore che dare “più cibo” a Cariddi non sia davvero la soluzione per limitarne la voracità. “Anche con il suddetto incremento del tetto” si legge al riguardo nel rapporto “adottando l’ipotesi di un incremento del finanziamento di ulteriori 3 miliardi e una (improbabile) costanza della spesa, permarrebbe uno sforamento pari a 2,5 miliardi; sforamento che potrebbe raggiungere i 3,6 miliardi qualora la spesa si incrementasse ulteriormente dello stesso valore registrato nell’ultimo anno disponibile”, precisa il report Crea. Del resto, non si può non considerare che il meccanismo del payback con il quale le Regioni devono ripianare ogni anno lo sfondamento sulla spesa per acquisti diretti (distribuzione diretta e distribuzione per conto) è ormai diventato “uno sconto ex post al Ssn, oggi pari al 7%, che rappresenta un’ulteriore significativa fonte di entrata per le Regioni, le quali dunque non vogliono e non possono rinunciare a tale meccanismo”.

Del resto, non suscitano davvero grande ottimismo nemmeno le armi messe in campo dalla Manovra 2024, a partire dal tentativo di incentivare progressivamente lo spostamento di quote di spesa verso la dpc e la convenzionata, anche per “favorire gli assistiti nell’accesso al farmaco in termini di prossimità”, aumentando appunto il grado di capillarità distributiva dei farmaci. “Nello specifico – osserva al riguardo il Crea – la norma (articolo 44 della Legge di bilancio 2024, NdR) prevede si effettui una revisione del prontuario della continuità assistenziale ospedale-territorio con l’obiettivo di riclassificare una parte dei farmaci in esso contenuta in fascia A. Da questa indicazione ne potrebbe conseguire un maggiore utilizzo del canale di spesa convenzionata rispetto a quello di distribuzione diretta e per conto, che avrebbe impatti di differente ordine e grado (cittadini, farmacie, industrie); ma tali impatti sarebbero anche estremamente difformi tra le diverse Regioni, in quanto queste ricorrono in modo differente alla distribuzione diretta e per conto”.

“In termini di spesa o meglio di rapporto con il tetto previsto per la spesa farmaceutica” suggeriscono gli esperti del Crea “lo spostamento dai canali della distribuzione diretta e per conto a quello della convenzionata, redistribuirebbe gli oneri tra il tetto di spesa diretta che da anni risulta crescentemente incapiente, a quello della spesa convenzionata che è invece in avanzo, riducendo lo sforamento”. Ma è tutt’altro che scontato che questa strada possa essere seguita, stante il fatto che alla distribuzione diretta alcune importanti Regioni – che, non va dimenticato, hanno il pallino in mano in termini di organizzazione dei servizi – non pensano nemmeno lontanamente di rinunciare, anche perché riescono a sfruttare a loro vantaggio, in qualche modo, anche lo sfondamento del tetto di spesa e i meccanismi per ripianarl, utilizzandoli come strumenti per far tornare i propri conti.

Il report Crea analizza anche i dispositivi medici: “Nel triennio 2019-2022, al lordo delle spese per quelli dedicati alla pandemia, lo sforamento del tetto è stato di 7,3 miliardi. La determinazione ufficiale del payback, e quindi della quota di ripiano a carico delle aziende fornitrici, verranno determinati al netto della spesa per il Covid-19″.

Crea sanità sottolinea che, “con le carenze degli attuali flussi informativi, che riescono a rilevare meno del 80% delle reale spesa per dispositivi e non considerano la spesa per quelli utilizzati nelle strutture accreditate, le stime dello sforamento del tetto prese a base del calcolo del payback presentano limiti oggettivi e generano distorsioni sovrastimando le performance delle Regioni che di più ricorrono all’attività delle strutture private accreditate: risulta urgente”  conclude il report “il completamento del processo di messa a regime dei flussi di monitoraggio del settore”.

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