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lunedì 4 Marzo 2024
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Fase finale dei test per vaccino a mRna anti-melanoma, a Napoli la prima dose d’Italia

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Roma, 30 gennaio – Si chiama Alfredo De Renzis ed è un medico di base di 71 anni di Carovilli, in provincia di Isernia,  il primo paziente italiano al quale è stato somministrato il vaccino anticancro sperimentale a mRna per la cura del melanoma. La dose gli è stata inoculata il 26 gennaio all’Istituto dei tumori Pascale di Napoli, dove Alfredo – che  partecipa allo studio di fase 3 sul vaccino di Moderna, l’ultimo step prima che il prodotto possa essere approvato dalle autorità regolatorie – è seguito dallo scorso settembre dall’oncologo Paolo Ascierto (nella foto).

“Oggi è un grande giorno” ha dichiarato lo stesso Ascierto dopo la somministrazione, fiducioso “di poter dare una nuova e più efficace opzione terapeutica a quanti più pazienti possibili”, anche se saranno necessari alcuni anni prima di avere i risultati di quest’ultima fase della sperimentazione.

Il vaccino anti-melanoma dell’americana Moderna, ricorda Ascierto, “si basa sulla stessa tecnologia adottata per quelli contro il Covid. Utilizza cioè mRna sintetici progettati per ‘istruire’ il sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine, chiamati neoantigeni, che sono espressione di mutazioni genetiche avvenute nelle cellule malate. Il suo scopo non è quello di prevenire la malattia, ma di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e ad attaccare più efficacemente il tumore. Certo, essendo una sperimentazione in doppio cieco – puntualizza l’oncologo – potremmo trovarci di fronte a una dose di placebo. Secondo protocollo, infatti, né il paziente né l’oncologo sanno cosa è stato iniettato. Lo sapremo alla fine della sperimentazione”. A proposito di quest’ultima, è il caso di precisare che  insieme a De Renzis, l’Irccs campano ha già individuato attraverso i necessari screening altri 18 pazienti candidati al vaccino.

Sullo studio in corso, spiega Ascierto,  “c’è molta attenzione perché i dati preliminari di fase II sull’efficacia, riportati lo scorso anno nei principali convegni del settore, sono stati entusiasmanti”. Il vaccino terapeutico in corso di sperimentazione è indicato “per le persone che hanno già avuto un intervento di rimozione del melanoma, pazienti ad alto rischio o con metastasi resecata. Si tratta di una terapia curativa”. Sul melanoma, uno dei tumori della pelle più aggressivi, “già molti passi avanti sono già stati fatti: oggi tra i pazienti operati il 70% è in vita dopo 7 anni e mezzo, erano il 50% solo pochi anni fa. La speranza – prosegue – è che il vaccino faccia crescere ancora questa percentuale. Di quanto ce lo dirà lo studio che stiamo facendo. Per questo motivo c’è molta attesa. Anche solo un 10% in più sarebbe molto in termini di sofferenze e vite risparmiate”.

Secondo alcune stime, riferisce una nota diramata dall’Irccs Pascale,  nel mondo sono in corso di studio oltre 40 vaccini anticancro a mRna, mentre continuano ad aumentare le nuove indicazioni per farmaci immunoterapici già in uso. “Come ad esempio il pembrolizumab”   sottolinea Ascierto “un anticorpo monoclonale anti PD-1, mirato cioè a uno dei ‘freni’ del sistema immunitario, prima approvato per il melanoma e a settembre scorso autorizzato come trattamento per il tumore del rene metastatico, per il tumore della mammella triplo negativo metastatico e perioeperatorio, per quelli dell’endometrio e della cervice uterina avanzati, per il carcinoma dell’esofago e per alcuni tumori gastrici e del colon”.

“Esistono anche combinazioni di immunoterapici”  continua l’esperto “come nel caso di nivolumab e ipilimumab, approvati e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale dal 2022 per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule metastatico, del tumore del rene avanzato in prima linea di trattamento, del tumore dell’esofago avanzato a progressione chemioterapica, del mesotelioma pleurico in prima linea e di alcuni tumori del colon-retto. Abbiamo avuto inoltre l’approvazione all’utilizzo di anticorpi bispecifici come il tebentafusp, nei pazienti con diagnosi di melanoma dell’uvea metastatico o non resecabile che presentano un particolare antigene”.

Ad oggi – fanno il punto dal Pascale – ci sono 70 farmaci immunoterapici allo studio, sia in fase preclinica (sperimentazioni non umane) sia in fase clinica. Solo in Italia si contano circa 200 studi clinici in corso, di cui 51 con arruolamento attivo che rappresentano a tutti gli effetti una nuova opportunità terapeutica per i pazienti.

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