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venerdì 19 Luglio 2024
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Carenze, Pgeu denuncia: “Nella Ue situazione peggiorata, servono misure immediate”

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Roma, 1 febbraio – L’allarme carenze continua a fare rumore. Il cahier de doleances sull’indisponibilità di referenze farmaceutiche anche importanti sul mercato è ormai diventato un tomo di migliaia di pagine, scritte in pressoché tutte le lingue della Ue, con toni più o meno drammatici ma il più delle volte (per non dire quasi sempre) eccessivi rispetto alla reale entità del problema.

In effetti, il problema esiste e la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ammette che rispetto al 2021 le carenza di farmaci sono raddoppiate in tutto il mondo. “Da settembre 2021, il numero di molecole segnalate in carenza in due o più Paesi è aumentato del 101%” rileva l’agenzia sanitaria dell’Onu, la cui principale preoccupazione sembra però essere quella di evidenziare come le carenze di farmaci possano favorire il traffico di farmaci contraffatti o di qualità inferiore agli standard e aumentino il rischio “che molte persone cerchino di procurarsi i farmaci con mezzi non ufficiali come Internet”. In questo senso, enfatizzare il problema, significa accentuarlo e favorire la percezione della presenza di un’emergenza (che non c’è, come si affannano a spiegare le autorità sanitarie e le autorità regolatorie di tutto il continente), spingendo così  i cittadini meno avvertiti e informati a scegliere scorciatoie pericolose in caso di difficoltà di reperimento (in massima parte superabili) della medicina di cui hanno bisogno per sè o un proprio caro.

Ad occuparsi del problema, nei giorni scorsi, è intervenuto anche il Pgeu, il raggruppamento delle associazioni dei farmacisti dell’Unione europea, che ha reso note le risultanze del rapporto Pgeu Medicine Shortages Report 2023, dal quale emerge che la situazione della carenza di medicinali è peggiorata rispetto all’anno precedente notando nel 65% dei Paesi europei. Le indisponibilità più frequenti, si legge nel report,  riguardano gli antibiotici, i medicinali per il sistema respiratorio e per il sistema cardiovascolare, ma sono frequenti anche le carenze di farmaci antitumorali, per il metabolismo e il sistema nervoso. Per quel che riguarda l’entità della carenza, nel 15% dei Paesi sono segnalate tra 500 e 600 farmaci mancanti e nel 27% più di 600.   In totale quindi sono oltre 500 i farmaci carenti nel 42% dei Paesi europei.

“Nonostante i farmacisti continuino ad impegnarsi per trovare soluzioni, le carenze lasciano ancora molti pazienti senza il trattamento prescritto” afferma in una nota il presidente della Pgeu Aris Prins (nella foto). “Questa situazione provoca frustrazione e disagio per i pazienti e mina la loro fiducia nei farmacisti e nel sistema sanitario. Causano inoltre stress al personale delle farmacie e impongono un onere amministrativo aggiuntivo al lavoro quotidiano delle farmacie”.

“La riforma della legislazione farmaceutica dell’Ue rappresenta un’opportunità unica per costruire una catena di approvvigionamento più resiliente e migliorare la prevenzione, il monitoraggio e la gestione delle carenze” conclude Prins. “Tuttavia, abbiamo bisogno di misure più immediate per affrontare questo problema cronico e invertire la tendenza negativa che i farmacisti denunciano da oltre un decennio. Chiediamo una notifica tempestiva delle carenze, un’informazione più tempestiva ai farmacisti e una ridistribuzione più equa dei medicinali tra i Paesi”.

Non appare inopportuno evidenziare come – almeno per quanto riguarda il nostro Paese – le prime due istanze risultano essere soddisfatte. Per quanto riguarda la terza, il problema può trovare soluzione solo a livello sovra-nazionale, con interventi ad hoc nella riforma della legislazione farmaceutica europea che consentano di predisporre catene di approvvigionamento diversificate e sicure e affrontare così le carenze, permettendo di tutelare l’equità della distribuzione degli stock di prodotto con qualche problema di disponibilità sui vari territori nazionali .

Senza ovviamente voler sottovalutare il problema o, peggio denegarne l’esistenza, sarebbe sicuramente saggio provare ad affrontarlo per quella che è la sua oggettiva consistenza: significative al riguardo le rassicurazioni del nostro ministero della Salute, che senza sollevare allarmi ha fatto sapere nei giorni scorsi con il ministro Orazio Schillaci e il sottosegretario Marcello Gemmato di seguire la questione “con grande attenzione”.

Ma ancora più eloquenti e concrete sono le informazioni (anche di carattere operativo) fornite già nell’autunno scorso dall’Aifa per fronteggiare le eventuali situazioni di difficoltà, contro le quali l’agenzia regolatoria nazionale ha messo in campo tempestive ed efficaci misure di contrasto e procedure che – se correttamente seguite e applicate da tutti gli operatori – riducono notevolmente i problemi. La stessa Aifa, peraltro, ha messo in guardia tutti gli attori della filiera sulla possibilità che fenomeni di indisponibilità di alcune referenze sul mercato potrebbero verificarsi fino al 2025, anche per via dell’alta richiesta a livello globale.

La previsione Aifa realtiva alla prosecuzione dei “chiari di luna”, però, non può né deve essere il pretesto per ingigantire il problema, rispetto al quale il vero allarme rischia di essere proprio l’eccesso di un allarmismo. Apprezzabile, in questo senso, la rappresentazione del fenomeno arrivata, un paio di settimane fa, dal presidente di Farmindustria Marcello Cattani (nella foto): “Le carenze non mancano” ha dichiarato  a Il Sole 24Ore il leader della sigla degli industriali. “Ma parlare di allarme è sbagliato: i farmaci ci sono e bisogna evitare che le persone facciano scorte inutili. Poi se non si trova un medicinale è bene affidarsi al medico che può valutare le alternative prescrivendo un farmaco equivalente. Rispetto alle oltre 3mila carenze indicate dall’Aifa quelle effettive sono alcune centinaia e per queste ci sono terapie alternative altrettanto valide. Le carenze davvero critiche” concludeva Cattani “quelle appunto che non si possono sostituire con altri medicinali, sono alcune decine e sono spesso farmaci molto specifici e particolari come alcuni che si usano in sala operatoria”. 

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