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lunedì 4 Marzo 2024
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Gestione e trattamento del dolore muscolo-scheletrico, da Fip una guida per il farmacista

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Roma, 6 febbraio – Come guidare i clienti-pazienti all’impiego più corretto e appropriato dei farmaci antinfiammatori non steroidei e la terapia del calore e del freddo, con il corredo dei  suggerimenti utili per gestire nel miglior modo possibile il dolore muscolo-scheletrico. Sono alcuni dei punti affrontati nel documento reso disponibile sul suo sito dalla Federazione farmaceutica internazionale (Fip) dal titolo Managing musculoskeletal pain in the community pharmacy – Report from an international insight board, con l’intento di fornire ai farmacisti di comunità uno strumento utile a fare fronte a quello che è sicuramente uno dei problemi sui quali il farmacista viene maggiormente sollecitato dai suoi pazienti.
Il dolore muscolo-scheletrico comprende condizioni sia acute sia croniche. Le prime sono  spesso associate  a eventi come cadute, distorsioni e lesioni sportive causate da sovraffaticamento, mentre il dolore cronico tende a essere più diffuso negli anziani ed è spesso associato a condizioni specifiche come l’osteoartrite, l’artrite, la gotta, la fibromialgia e il dolore neuropatico diabetico.

In cima alla top list dei problemi muscolo-scheletrici per i quali si ricorre al consiglio del farmacista c’è sicuramente il mal di schiena, la forma più comune di dolore muscolo-scheletrico, che colpisce tutte le fasce d’età, dai giovani in età lavorativa agli anziani. Una prevalenza spesso attribuita alla sedentarietà prolungata alla quale costringono molti lavori del nostro tempo.

Il documento elaborato dalla Fip è appunto una sorta di pratica  “summa” delle informazioni utili al farmacista per aiutare il paziente a trattare il dolore muscolo-scheletrico,  con un approccio sia farmacologico (attraverso una gamma di farmaci che vanno dagli oppiodi ai miorilassanti, passando per il paracetamolo e i FANS) sia non farmacologico (terapie con il calore e con il freddo, fisioterapia e massaggi, supporto psicologico).

Il documento della Fip sottolinea l’importanza –  quale che sia l’indirizzo terapeutico proposto (approcci non farmacologici inclusi) – di non prescindere da un’azione di “educazione” del paziente sulla necessità di osservare stili di vita adeguati e di indirizzarli, quando è il caso,  verso un adeguato supporto specialistico. I principali fattori di rischio per il mal di schiena restano infatti la sedentarietà e l’eccesso di peso, per affrontare i quali i farmacisti possono utilmente suggerire soluzioni efficaci, che il documento Fip ovviamente ha cura di ricordare, includendo anche – dal momento che il dolore non riguarda solo la sfera fisica ma anche quella psicologica –  supporti come le terapie cognitivo-comportamentali e mindfulness.

Condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per una corretta attività di counselling e di indirizzo terapeutico nel dolore muscolo-scheletrico del farmacista è il possesso di una formazione adeguata, necessaria per identificare, valutare e gestire il dolore con linee guida cliniche, con materiali educativi per i pazienti e con il coinvolgimento e la collaborazione di altri professionisti sanitari (medici, ortopedici, fisioterapisti, chiropratici, eccetera).

Indicazione cruciale del documento Fip è quella della consapevolezza, da parte del farmacista, di quelle che sono le sue competenze e i suoi limiti, requisito essenziale per capire quando indirizzare i pazienti ad altri professionisti per un’adeguata gestione di problematiche che il farmacista da solo non può affrontare. Altre criticità messe a fuoco dal baedeker Fip sono la difficoltà (quando non l’impossibilità) ad assicurare al paziente una consulenza approfondita a causa di un’oggettiva  mancata di tempo, spesso strettamente correlata al problema degli organici ridotti a causa della crescente rarefazione dei farmacisti sul mercato del lavoro.

Da ultimo ma non ultimo c’è anche un altro problema, quello della nulla o comunque scarsa (quando c’è) remunerazione dell’attività di counselling del farmacista, che inevitabilmente non è davvero un incentivo a spendersi professionalmente in ambiti diversi dalla dispensazione dei farmaci.

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