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lunedì 4 Marzo 2024
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6° Rapporto su farmacia, in crescita il ricorso ai farmaci equivalenti, decisivo il farmacista

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Roma, 12 febbraio – Tra i molti aspetti emersi dal l VI Rapporto annuale sulla Farmacia italiana, realizzato da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma e presentato a Roma lo scorso 7 febbraio, ha destato particolare interesse quello relativo al rapporto tra gli italiani e i farmaci equivalenti.

Dai dati raccolti tra luglio a settembre 2023 su circa 4000 cittadini (il 42,6% dei quali affetto da almeno una patologia cronica) grazie alla partecipazione di 1500 farmacie risulta che più di un italiano su tre (36,5%) dichiara di orientarsi abitualmente verso i farmaci equivalenti. In particolare a sceglierli sono i pazienti con patologia cronica (43,4% rispetto al 31,4%). Molto significativo anche il dato dell’84% delle persone interpellate che dichiara di aver utilizzato farmaci equivalenti  negli ultimi 12 mesi ha, percentuale che sale al 91,3% nei pazienti con patologie croniche. Tra le persone senza patologia cronica, che pur fanno uso di farmaci, tale percentuale si ferma al 74,6%, che sono pur sempre i tre quarti degli interpellati.

Tra le motivazioni che inducono alla scelta degli equivalenti prevale la possibilità di risparmiare (52,1% dei rispondenti), seguita dalla fiducia nella proposta fatta dal farmacista (44%), che conferma sia il ruolo fiduciario di questo professionista nell’orientamento delle scelte di salute sia il supporto assicurato all’affermazione dei farmaci equivalenti tra i cittadini, rimuovendo le incrostazioni di diffidenza che ne ostacolavano l’impiego. Un ruolo nello “sdoganamento” dei cosiddetti generics lo hanno ovviamente recitato anche i medici, prescrivendoli (come dichiara il 20,1% dei cittadini interpellati).

Anche a detta dei farmacisti, il risparmio rappresenta la leva principale che spinge le persone a scegliere il farmaco equivalente (la pensa così l’82,4% dei farmacisti intervistati), segue il senso di fiducia che le persone ripongono nel farmacista (78,6%) e il fatto che l’indicazione dell’equivalente sia indicata nella prescrizione medica (49,7%).

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