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lunedì 15 Luglio 2024
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Gimbe, finanziamento Ssn 2024, il Def svela che l’asserito aumento della spesa è illusorio

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Roma, 18 aprile – A guardarla senza il filtro della propaganda politica, la situazione dei conti della sanità pubblica, alla fine, assomiglia alla favola I vestiti dell’imperatore, quella dove gli occhi innocenti di due bambini rivelano che il re è nudo. È vero infatti – come comprensibilmente ricorda il Governo, con insistenza quasi ossessiva – che nel 2024 sono stati assegnati alla sanità 7,6 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente. È altrettanto vero, però, che nel 2023 vi era stata una diminuzione di oltre 3,6 miliardi rispetto all’anno precedente e che il presunto aumento per l’anno in corso è di fatto “solo illusorio, in quanto è in gran parte dovuto al fatto che non è stato perfezionato il rinnovo dei contratti dei dirigenti e dei contrattisti per il triennio 2019-2021, i cui costi non sono stati registrati nel 2023 e sono stati rinviati al 2024”.

Insomma, il tanto sbandierato surplus di risorse che il Governo presieduto da Giorgia Meloni si vanta in ogni occasione di aver messo a disposizione della salute pubblica sarebbe – secondo le risultanze di un’analisi indipendente della Fondazione Gimbe condotta sui dati di spesa sanitaria contenuti nel Documento di economia e finanza 2024 (che, oltre al bilancio consuntivo 2023, comprende anche le stime per il 2024 e per il triennio 2025-2027) – una specie di gioco di prestigio.

“Rispetto alle previsioni di spesa sanitaria fino al 2027” afferma il presidente di Gimbe  Nino Cartabellotta (nella foto) “il Def 2024 attesta la mancanza di un cambio di rotta e ignora il pessimo ‘stato di salute’ del Servizio sanitario nazionale (Ssn), i cui principi fondamentali di universalità, equità e giustizia sono stati traditi, con conseguenze sulla vita delle persone, soprattutto delle fasce socio-economiche più deboli e delle popolazioni del Mezzogiorno”.

Il cahier de doleances di Gimbe è piuttosto lungo e corposo: dai lunghissimi tempi di attesa all’inaccettabile sovraffollamento dei pronto soccorso; dalle disuguaglianze regionali e locali nell’erogazione dei servizi sanitari alla migrazione della sanità dal Sud al Nord; dall’aumento della spesa privata all’impoverimento delle famiglie fino alla rinuncia alle cure.

Se il Def certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil del 6,3% nel 2023 (rispetto al 6,7% del 2022) euna spesa sanitaria di 131 miliardi in termini assoluti (oltre 3,6 miliardi in meno rispetto al 2022), nel 2024 il rapporto spesa sanitaria/Pil sale al 6,4% nel 2024 rispetto al 6,3% del 2023; in termini assoluti si prevede una spesa sanitaria di oltre 138,7 miliardi, cioè 7,6 miliardi in più rispetto al 2023 (+5,8%). Un dato, quest’ultimo, che però secondo Cartabellotta è appunto  “solo illusorio”.

Nel triennio 2025-2027, a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 3,1%, il Def 2024 stima al 2% la crescita media annua della spesa sanitaria. Il rapporto spesa sanitaria/Pil si riduce dal 6,4% del 2024 al 6,3% nel 2025-2026, al 6,2% nel 2027. Rispetto al 2024, in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2025 sale a 141,8 miliardi (+2,2%), a 144,7 miliardi (+2,1%) nel 2026 e a 147,4 miliardi (+1,8%) nel 2027.

“Considerato che il Def in forma ‘semplificata’ non contiene indicazioni sulle politiche economiche per la prossima Legge di bilancio”  commenta il presidente di Gimbe “se da un lato le previsioni sul triennio 2025-2027 confermano il progressivo calo del rapporto spesa sanitaria/Pil, dall’altro non si possono escludere ulteriori riduzioni della spesa sanitaria visti i margini molto risicati per finanziare in deficit la prossima manovra. In tal senso rimangono molto azzardate le stime assolute di 6,4 miliardi in più nel 2025 e di 9,1 miliardi nel 2026, tenendo conto che il fabbisogno sanitario nazionale fissato dalla Legge di Bilancio 2024 è pari a 135,4 miliardi per il 2025 e 135,6 miliardi per il 2026″.

“Il Def 2024 conferma che, in linea con quanto accaduto negli ultimi 15 anni, la sanità pubblica non rappresenta affatto una priorità neppure per l’attuale Governo” continua Cartabellotta, ricordando che il Piano di rilancio del Ssn elaborato dalla Fondazione Gimbe “propone di aumentare progressivamente la spesa sanitaria, con l’obiettivo di allinearla entro il 2030 alla media dei paesi europei, al fine di garantire il rilancio delle politiche del personale sanitario, l’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza e l’accesso equo alle innovazioni”.

Secondo Cartabellotta, “la pandemia non ha insegnato proprio nulla. Infatti, il perseverante definanziamento pubblico aumenterà la distanza con i Paesi europei e affonderà definitivamente il Ssn, compromettendo il diritto costituzionale alla tutela della salute delle persone, in particolare per le classi meno abbienti e per i residenti nelle Regioni del Sud”.

 

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