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lunedì 15 Luglio 2024
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“Se la sfida è la prossimità, dalle farmacie non si prescinde”: Guaglianone replica a Gabanelli

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Roma, 27 maggio – Fa ancora discutere il Dataroom a firma di Milena Gabanelli e Simonetta Ravizza pubblicato lunedì scorso sul Corriere della Sera (e poi replicato la stessa sera nel telegiornale di La7), dedicato ai servizi in farmacia e contenente una serie di imprecisioni e approssimazioni che hanno comprensibilmente suscitato le decise repliche delle sigle di categoria (RIFday ne ha dato conto qui e qui), generando inevitabilmente anche molte reazioni, in verità non sempre composte, sulle piattaforme social.

Tra coloro che hanno utilizzato proprio queste nuove arene della comunicazione c’è anche il vicepresidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, Giuseppe Guaglianone (nella foto), che su LinkedIn ha voluto rispondere alle considerazioni delle due giornaliste del Corriere della Sera sfidandole sullo stesso terreno argomentativo (quello di una sanità territoriale efficace, funzionale ed efficiente, centrata sul cittadino) proponendo però analisi e ragioni che arrivano a conclusioni del tutto diverse da quelle che – forse per un eccesso di frettolosità o per la persistenza di qualche obsoleto e ormai superatissimo pregiudizio sulla natura e le funzioni della farmacia – hanno proposto Gabanelli e Ravizza.

Guaglianone osserva che nel Dataroom proposto dalle due giornaliste ci si accorge subito quanto alcune ‘preposizioni’ possano deviare dalla corretta analisi della situazione”, ma evita ogni fin troppo facile polemica, che risulterebbe comunque sterile, per intervenire subito nel merito del problema: “Un sistema sanitario moderno e resiliente, in grado di affrontare con successo sfide come l’invecchiamento progressivo della popolazione o le pandemie, si fonda su un’assistenza sanitaria territoriale forte e capillare basata su un nuovo modello organizzativo che la renda sempre più inclusiva e vicina alle persone” afferma preliminarmente (e incontestabilmente) il vicepresidente dell’Ordine romano, che dirige il Servizio farmaceutico dell’Asl Roma 4 e conosce dunque per esperienza quotidiana e di primissima mano le esigenze e i problemi della sanità pubblica. “In ogni distretto (circa 100.000 abitanti) definito come articolazione organizzativo-funzionale della Asl sul territorio, ci deve essere una Casa della comunità ogni 50 mila abitanti. Nella stessa area insistono però ben 30 farmacie di comunità, strutture che rispondono sicuramente in modo più capillare alle richieste di prossimità e che nei comuni rurali rappresentano spesso l’unico presidio di salute” scrive Guaglianone, a significare come la capillarità delle farmacie aperte al pubblico, se si ragiona in termini di sanità di prossimità e di interesse dei cittadini, sono una risorsa da cui – semplicemente – non si può prescindere. “All’interno di ogni distretto opereranno sempre di più diversi professionisti, in un’ottica di sinergia, di complementarità, d’intervento integrato, anche in raccordo con servizi esterni come la rete delle farmacie” precisa il concetto il vicepresidente dell’Ordine, per far meglio comprendere a Gabanelli e Ravizza, che nel loro articolo sostengono apertamente che per potenziare l’assistenza sul territorio basta puntare sulle case di comunità, mentre – a giudizio di Guaglianone – queste  “non vanno concepite come soltanto un luogo, ma un modello organizzativo fondato sulla più stretta integrazione possibile.
E questo anche perché, spiega il vicepresidente dell’Ordine di Roma, “bisogna fare i conti con la carenza di personale sanitario: mancano medici, infermieri, mancano anche i farmacisti, situazione che va avanti già da anni, per cui l’unico modo immediato per dare risposte concrete di salute è quello di veder integrate le attività sanitarie. Valorizzare le professioni e i professionisti sia in termini di competenze che economici dovrà essere pertanto il primo obiettivo del futuro”.  Un obiettivo – Guaglianone non lo scrive esplicitamente, ma in tutta evidenza lo lascia intendere – che invece in passato è stato completamente e colpevolmente ignorato.

“Siamo uno degli Stati che ha le retribuzioni più basse e a dimostrarlo sono le centinaia di cervelli che fuggono ogni anno all’estero” scrive ancora Guaglianone. “Bisogna rendere attrattive le professioni sanitarie, snellirne le mansioni dal punto di vista burocratico, rivedere le tanto ‘osannate’ ma obsolete incompatibilità che paventano presunti ‘conflitti d’interesse’ nello stesso tempo rafforzando i controlli da parte dello Stato e delle Regioni. Nessuno spauracchio quindi per le liste d’attesa né per i consumi sanitari inappropriati (come paventato dal Dataroom di Gabanelli e Ravizza, NdR): sono sicuro che nello sposare metodiche integrate tra i vari professionisti della salute, per cui l’appropriatezza delle prestazioni è valutata in forma congiunta, a ricavarne il meglio sarà solo il paziente”.
“I lavori sono in corso e gli interventi vanno strutturati, organizzati e, nel caso specifico della farmacia dei servizi, le cui disposizioni di legge rimandano a determinazioni regionali sui requisiti sanitari, tecnologici e strutturali, vanno regolamentati al meglio” conclude Guaglianone  “sempre con l’unico nobile fine – suggellato senza alcun dubbio anche da tutti noi farmacisti – quello della tutela della salute dei cittadini: una salute One-Health”.

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