banner
lunedì 15 Luglio 2024
banner

Liste d’attesa, il report Federconsumatori: in Lombardia 735 giorni per un eco-doppler

banner

Roma, 7 giugno – Forse è vero – come dichiarato dalla presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni la sera del 5 maggio nell’intervista rilasciata al TgLa7 – che sull’irrisolto e sempre più grave il problema delle liste d’attesa “nessuno ha i dati, non esiste un sistema di monitoraggio delle liste d’attesa, e se io oggi volessi intervenire puntualmente e dire ‘Dov’è il problema?’, non lo saprei”.

Ma sicuramente è ancora più vero che la situazione dei ritardi nell’erogazione delle prestazioni da parte del nostro Ssn è al centro delle attenzioni (e anche delle indagini e delle misurazioni) di una pletora di soggetti, a partire da Agenas, e i dati – pubblici e privati – in realtà non mancano davvero.

Gli ultimi arrivano da un monitoraggio nazionale realizzato da Federconsumatori, in collaborazione con Fondazione Isscon e con il contributo della Cgil, presentato l’altro ieri a Roma nella sede dello stesso sindacato. E, purtroppo, sono dati che confermano l’esistenza di una situazione inaccettabile: in Italia si devono attendere fino a 735 giorni per una ecodoppler cardiaca, 645 per una colonscopia e 677 per una visita oculistica. Si tratta ovviamente dei picchi di ritardo, la punta dell’iceberg. Sotto la quale, però, c’è l’enorme massa di ghiaccio di un problema davvero raggelante, che esprime meglio e più di ogni altro fenomeno le gravi difficoltà della sanità pubblica.

Il report di Federconsumatori, dall’eloquente titolo La salute non può attendere, è aggiornato anche con i primi dati disponibili relativi al 2024 e riporta i tempi di attesa necessari per accedere ad alcune prestazioni specialistiche ambulatoriali, per le prestazioni diagnostiche e per i ricoveri. I dati sono stati raccolti grazie alla collaborazione delle strutture regionali di Federconsumatori impegnate nelle rilevazioni nei territori di appartenenza.

Cosa emerge? Per le visite specialistiche si evidenziano in particolare: 612 giorni di attesa in classe B, per una visita endocrinologica nell’Asl di Messina, nel Poliambulatorio di Portorica e 528 giorni in classe P nell’Azienda sarda di Nuoro o 427 giorni nell’Asl ligure di Chiavari; 426 giorni per una prima visita cardiologica nel Presidio ospedaliero lombardo di Cuggiono oppure 411 giorni nel Presidio friulano di Cividale in classe P; 400 giorni di attesa per una prima visita vascolare nella Provincia autonoma di Bolzano e 273 giorni per una prima visita nel presidio lombardo di Abbiategrasso; 677 giorni per una prima visita oculistica nel Presidio ospedaliero lombardo di Legnano.

E ancora: 523 giorni in classe P nel distretto friulano di Gemona, 388 giorni in classe P nell’Azienda sarda dell’Ogliastra o 47% di performance in classe B in Abruzzo o, ancora, il 60% di performance nella stessa classe, nell’Aou toscana Careggi; 611 giorni per una in classe D visita gastroenterologica, nell’Azienda piemontese di Asti; 354 giorni di attesa in classe B per una visita pneumologica, nel poliambulatorio di Messina o 361 giorni in classe P nell’Azienda campana Napoli 1 centro; 310 giorni, per una prima visita fisiatrica nel presidio ospedaliero lombardo di Magenta; 176 giorni per una visita oncologica nell’Afo di Crotone o 176 giorni in classe, nell’Azienda campana Napoli 1 centro.

E di nuovo: 482 giorni in classe P per una visita urologica, nel Presidio ospedaliero di Udine o 273 giorni peruna prima visita in Valle d’Aosta; 342 giorni per una visita ginecologica in classe P nel Presidio ospedaliero friulano di Tolmezzo; 496 giorni in classe P per una visita dermatologica nel Distretto friulano di San Daniele o 356 giorni per la stessa classe nell’Asl 4 ligure di Chiavari; 351 giorni, in classe P, per una visita neurologica, nell’Azienda campana Napoli 1 Centro.

La musica, decisamente cacofonica, è la stessa per gli esami diagnostici: il report di Federconsumatori registra 735 giorni di attesa per una ecodoppler cardiaca in Lombardia nell’Ospedale di Magenta e 603 giorni di attesa in classe P nel distretto di Tarcento, in Friuli Venezia Giulia; 118 giorni, in classe di Urgenza e 403 giorni in classe D per un elettrocardiogramma nell’Azienda campana Napoli 1 Centro; 546 giorni per un RM alla colonna nello stesso presidio ospedaliero lombardo di Magenta per la stessa prestazione, 428 giorni in classe P fra i tempi massimi registrati fra le Aziende in Sardegna o 329 giorni di attesa in classe P nel Presidio ospedaliero di Udine; 645 giorni per una colonscopia totale in classe P in Liguria nell’Asl 4 di Chiavari, 600 giorni nella stessa classe in Friuli, nel Presidio ospedaliero di Palmanova, 546 giorni, sempre in classe P, nell’Asl di Messina, nel Presidio ospedaliero di Milazzo o il 60% di performance nell’Aou Careggi, in Toscana.

Sempre sugli esami diagnostici, sono 482 i giorni attesi per una mammografia bilaterale in Friuli, nell’Ospedale di Udine, 365 giorni, in classe P, nell’azienda Napoli 1 Centro o nella P.A. di Bolzano; 545 giorni per una ecografia all’addome, in classe B, nel presidio Ospedaliero di Milazzo, nell’Azienda di Messina, in Sicilia; 458 giorni per un’ecografia ginecologica, in classe P, nel P.O. di Udine e 251giorni di attesa, nel Presidio Ospedaliero lombardo di Magenta.

E infine: 682 giorni di attesa per una fotografia del fundus, nel Presidio lombardo di Abbiategrasso e i 523 giorni di attesa, nel Distretto friulano di Gemona; 328 giorni per una elettromiografia semplice agli arti, nella Provincia autonoma di Bolzano, i 327 giorni in classe D nell’Azienda Ospedaliera sarda di Cagliari o i 329 giorni in classe P nell’azienda abruzzese di Pescara.

Ma non basta: il monitoraggio di Federconsumatori ha rilevato anche quanto sia difficile per i cittadini  l’accesso ai dati dei portali regionali, aziendali e ai cruscotti di monitoraggio. Percorsi tortuosi e di non facile accesso per chi ha poche competenze sanitarie e informatiche. Emerge anche la frequente presenza di dati non disponibili per effetto delle agende chiuse (vietate dalla legge) e l’assenza delle informazioni ai cittadini dei percorsi di tutela previsti in caso di mancato rispetto dei tempi massimi di attesa.

Si tratta di dati che non richiedono commenti. Resta da vedere se e quanto il piano contro le liste attesa appena approvato in Consiglio dei ministri (con l’approvazione di un decreto legge e di un disegno di legge) potrà risolvere il gravissimo problema. Al momento, l’iniziativa governativa ha sollevato solo polemiche al calor bianco (le opposizioni l’hanno liquidata come uno “spottone elettorale per le Europee”) e ha fatto storcere il naso anche alle Regioni, ovvero le istituzioni chiamate ad applicare la maggior parte delle misure, che hanno lamentato l’assenza di concertazione nel varo dei provvedimenti. Al mancato confronto  Raffaele Donini, l’assessore emiliano coordinatore della Commissione Salute per Conferenza delle Regioni (nella foto), aggiunge anche un giudizio tranchant sui contenuti delle misure varate dal governo, definite “astratte e privo di coperture”.

Ma la premier Meloni, in un video sui social, è scesa personalmente in campo a difendere la decisione del governo, parlando di “passi in avanti molto significativi” e ricordando che per risolvere il problema liste d’attesa tutti saranno chiamati a “maggiori responsabilità”,  compresi i cittadini.

Print Friendly, PDF & Email

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni