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lunedì 15 Luglio 2024
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Allo studio “bende intelligenti” hi tech, rivoluzioneranno la medicazione delle ferite

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Roma, 24 giugno – Bende ad alta tecnologia capaci di percepire le mutevoli condizioni all’interno di una ferita e di fornire dati continui sul suo stato, il suo avvicinarsi o meno alla guarigione e le potenziali complicazioni, comprese infezioni o infiammazioni anomale, e che all’occorrenza potrebbero somministrare farmaci o altri trattamenti in tempo reale.

Sembra fantascienza, ma è l’obiettivo al quale sta lavorando un team di ricercatori della Keck School of Medicine della USC e del California Institute of Technology (Caltech), che sta sviluppando una serie di tecnologie all’avanguardia per rivoluzionare la cura delle ferite, in particolare  (qui l’abstract del loro lavoro pubblicato una settimana fa su Nature Reviews Materials. Ma la scoperta è illustrata anche in un articolo pubblicato dalla KeckSchool of Medicine della USC, dal quale è tratta la foto del titolo).

Le bende ad alta tecnologia allo studio, che potrebbero rivoluzionare in particolare la medicazione delle ferite croniche, vanno decisamente molto oltre rispetto alle già avveniristiche bende messe a punto una decina di anni fa da un gruppo di ricercatori del General Hospital e dell’Harvard Medical School di Boston, in grado di cambiare colore, diventando verde fluorescente in caso di guarigione della ferita (a determinare la variazione cromatica, la riduzione dei livelli di ossigeno nella ferita stessa).

Se le promettenti risultanze dello studio californiano dovessero trovare conferma e adeguato sviluppo, invece di applicare una medicazione passiva sulle ferite di un paziente i medici potrebbero presto utilizzare la tecnologia wireless in grado di rilevare infiammazioni, infezioni o problemi con il flusso sanguigno, e quindi avvisare i pazienti e gli operatori sanitari tramite bluetooth mentre somministrano il trattamento in tempo reale.

La nuova tecnologia è stata testata su modelli animali, con risultati promettenti. “Stiamo creando un nuovo tipo di ‘pelle informatica’ che può aiutare queste ferite a guarire, misurandole e gestendole lungo il percorso” ha affermato il professor David Armstrong (nella foto) che guida il team che ha condotto lo studio, convinto le intuizioni alla sua base saranno utiliper  tracciare una via da seguire nel campo della guarigione delle ferite.

 

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