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lunedì 15 Luglio 2024
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Agonisti recettore Glp sempre più mirabolanti: efficaci anche contro le apnee notturne

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Roma, 25 giugno – Le apnee ostruttive notturne (Osa), che oltre a produrre conseguenze come sonnolenza diurna, affaticamento, difficoltà di concentrazione e problemi di memoria sono associate a un aumento del rischio di sviluppare condizioni come ipertensione, malattie cardiache, diabete e ictus, potrebbe avere presto una terapia specifica.  Non si tratta però di una nuova molecola, ma della tirzepatide, un agonista  del recettore del GLP-1, ovvero i farmaci anti-diabetici come la semaglutide balzati agli onori delle cronache (e al boom di vendite) grazie alla loro efficacia come dimagranti.

Da uno studio condotto da un team di ricercatori della University of California San Diego School of Medicine insieme ad altri colleghi internazionali, è infatti emerso che la molecola dimagrante della Eli Lilly (commercializzata con il nome di Zepbound) mostra risultati promettenti in termini di miglioramento del sonno e della salute generale per i pazienti con diagnosi di obesità che convivono con la sindrome delle apnee ostruttive del sonno. I ricercatori si sono concentrati proprio  sul secondo aspetto, indagando il potenziale del farmaco come cura del disturbo del sonno caratterizzato da ripetuti episodi di respirazione irregolare dovuti al blocco completo o parziale delle vie aeree superiori.

I risultati – pubblicati online sul New England Journal of Medicine – evidenziano un possibile impatto positivo, che se confermato  concorrerebbe a migliorare la qualità di vita delle milioni di persone affette da Osa. “Questo studio segna un passo significativo per il trattamento dell’Osa, offrendo una nuova promettente opzione che affronterebbe sia le complicazioni respiratorie che quelle metaboliche” evidenzia Atul Malhotra (nella foto), autore principale dello studio, professore di medicina alla University of California San Diego School of Medicine e direttore della Medicina del sonno alla UC San Diego Health.

Le apnee del sonno possono comportare una riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue e, come già anticipato, essere anche associate a un aumento del rischio di complicanze cardiovascolari, come ipertensione e malattie cardiache. Studi recenti, condotti anche da Malhotra, suggeriscono che il numero di pazienti con Osa in tutto il mondo è vicino a quota 936 milioni. Il lavoro pubblicato su Nejm (in parte sostenuto finanziariamente  da Eli Lilly and Company) è stato condotto in due trial di fase III, in doppio cieco, randomizzati e controllati. La nuova coorte includeva 469 partecipanti con diagnosi di obesità clinica e affetti da Osa a un livello da moderato a grave. I pazienti sono stati reclutati da centri di nove Paesi diversi, dagli Usa a Germania e Australia, e sono stati somministrati 10 o 15 mg del farmaco tramite iniezione oppure un placebo. L’impatto di tirzepatide è stato valutato nell’arco di 52 settimane.

I ricercatori hanno scoperto che il farmaco ha portato a una significativa diminuzione del numero di interruzioni respiratorie durante il sonno, indicatore chiave utilizzato per misurare la gravità dell’Osa. Questo miglioramento è stato maggiore di quello osservato nei partecipanti a cui era stato somministrato un placebo. E gli autori sottolineano che alcuni partecipanti che hanno assunto il farmaco hanno raggiunto un punto in cui il casco per la per la somministrazione della terapia Cpap (Continous positive airway pressure) potrebbe non essere necessaria.

Inoltre, la terapia farmacologica ha migliorato altri aspetti legati alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, come la riduzione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e il miglioramento del peso corporeo. L’effetto collaterale più comune segnalato sono stati lievi problemi di stomaco.

“Storicamente, trattare l’Osa significava utilizzare dispositivi durante il sonno, come una macchina Cpap, per alleviare le difficoltà respiratorie e i sintomi” osserva Malhotra. “Questo nuovo trattamento farmacologico offre un’alternativa più accessibile per le persone che non riescono a tollerare o ad aderire alle terapie esistenti. La tirzepatide può anche colpire specifici meccanismi alla base dell’apnea notturna, portando potenzialmente a un trattamento più personalizzato ed efficace”.

Disporre di una terapia farmacologica rappresenterebbe un progresso nel campo, conclude l’esperto: “Significa che possiamo offrire una soluzione innovativa, un segno di speranza e un nuovo standard di cura per fornire sollievo a innumerevoli persone e alle loro famiglie che hanno lottato con i limiti dei trattamenti esistenti”.

Il programma dei prossimi passi è quello di condurre studi clinici per esaminare gli effetti a lungo termine della tirzepatide.

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