banner
lunedì 15 Luglio 2024
banner

Gimbe: “Liste d’attesa, il decreto del governo non va: niente risorse e incertezza sui tempi”

banner

Roma, 27 giugno – Pollice verso della Fondazione Gimbe al decreto legge sulle liste d’attesa nella sanità pubblica voluto dal governo Meloni, minato in radice da criticità che imporrebbero una immediata correzione di rotta: il provvedimento, così come formulato, avrà infatti bisogno di diversi decreti attuativi per  essere “messo a terra” e rischia di sovraccaricare ulteriormente il personale sanitario.

Questa, in sintesi, la conclusione alla quale è pervenuta l’analisi della fondazione presieduta da Nino Cartabellotta (nella foto), audito nel primo pomeriggio di martedì scorso in Senato.

“Il decreto legge sulle liste di attesa non prevede risorse aggiuntive e potrà essere pienamente operativo solo previa approvazione di almeno sette decreti attuativi” spiega  Cartabellotta “con scadenze non sempre definite e tempi di attuazione che rischiano di diventare biblici”. Evenienza che – se davvero si verificasse come paventa Gimbe – lascerebbero di dimensione bibliche per chissà quanto tempo ancora le attese di prestazione dei cittadini.

Secondo Gimbe, l’impossibilità di avere le visite specialistiche di cui ci sarebbe bisogno per cui il carico di lavoro andrebbe ad accumularsi in maniera ancora più gravosa sui professionisti della sanità: “Il decreto non include misure per ridurre la domanda inappropriata di esami diagnostici e visite specialistiche” afferma il presidente della Fondazione  “e punta, oltre che su attività ispettive e sanzioni, sul potenziamento dell’offerta di prestazioni sanitarie con ulteriore sovraccarico dei professionisti sanitari che hanno carichi di lavoro già inaccettabili”.

Per uscire da questo loop infernale servirebbero più personale e più finanziamenti, ai quali però nel decreto non si fa alcun riferimento: “Se i professionisti sono sempre gli stessi e con carichi di lavoro già inaccettabili, come potranno mai erogare le prestazioni anche il sabato e la domenica senza violare la direttiva Ue sugli orari di riposo che prevede, oltre alle 11 ore al giorno, almeno un giorno intero (24 ore) di riposo a settimana?” chiede Cartabellotta. Le misure previste per sostenere i maggiori carichi di lavoro dei professionisti si riducono all’introduzione di un’aliquota unica al 15% sulle prestazioni aggiuntive, 80 milioni recuperati dal fondo per i danneggiati da trasfusioni e vaccinazioni e da altri obiettivi nazionali, e dal 2025 – spiega il presidente di Gimbe –  160 milioni “verranno dalla corrispondente riduzione della spesa destinata al perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale previsti dalla Legge di bilancio 2024”. Come dire, insomma, che si prova a tirare la coperta da una parte ma se ne lascia inevitabilmente scoperta un’altra, e va’ a vedere cosa è peggio.

“Ricondurre tutti i problemi del Ssn alle liste di attesa è estremamente semplicistico perché si continua a guardare al dito e non alla luna” afferma Cartabellotta, a giudizio del quale presentare come risolutivo dei problemi della sanità italiana il decreto è a dire poco riduttivo, Il governo starebbe operando in maniera tale da erogare prestazioni sanitarie in tempi brevi, “e non importa se l’erogatore sia pubblico o privato”  commenta il presidente di Gimbe. “Dimenticando che quello che abbiamo perduto è la capacità del Ssn di prendere in carico i pazienti, soprattutto quelli cronici, in primis quelli oncologici”.

Proprio questi pazienti, secondo la Fondazione, sono l’esempio del malfunzionamento di un Ssn che non accompagna più il malato, dal momento che devono cercare loro stessi di farsi strada tra gli esami da effettuare per poi arrivare ad avere delle cure.

Nel decreto sulle liste d’attesa, però, Cartabellotta individua anche un altro rischio, una sorta di “effetto collaterale” pericoloso e paradossale, perché andrebbe a peggiorare il problema che si propone di risolvere: la possibilità molto concreta che agli attuali carichi di lavoro già eccessivi dei professionisti se ne aggiungano altri, potrebbe intensificare il loro esodo dal Ssn, sguarnendo ulteriormente organici già asfittici: E tutto bisogna fare, fuorché “alimentare ulteriormente la fuga dei professionisti” chiosa Cartabellottainvestendo invece  sul personale sanitario e aumentando gli organici, senza stremare ulteriormente chi è in servizio”.

Print Friendly, PDF & Email

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni