banner
lunedì 15 Luglio 2024
banner

Cossolo: “Memo sulla farmacia dei servizi: è un percorso tracciato e regolato dalle leggi”

banner

Roma, 28 giugno – Non sarà sfuggita certamente a nessuno l’escalation di esternazioni decisamente ostili alla prospettiva della farmacie dei servizi succedutesi sul sistema mediale e sulle piattaforme social: articoli e inchieste, a partire dal  Dataroom firmato sul Corriere della Sera poco più di un mese fa da Milena Gabanelli e Simonetta Ravizza, ma anche pensose dichiarazioni, battute estemporanee, quasi sempre velenose, e un profluvio di post livorosi. Le reazioni negative arrivano, e c’era ovviamente da attenderselo, proprio nel momento in cui in diverse Regioni, alla luce dei buoni risultati portati a casa fin qui, viene rilanciata e potenziata la sperimentazione di quella “farmacia dei servizi” istituita dalla legge n. 153 del 2009 che, in 15 anni, passino passetto, con un paziente cammino di interlocuzione con istituzioni e decisori pubblici, ha via via precisato e consolidato il suo senso e i suoi obiettivi: fare delle farmacie, presidi di salute capillarmente distribuiti in ogni angolo del territorio nazionale, centri di erogazione di quei servizi e prestazioni sanitari ai quali i cittadini fanno fatica ad avere accesso. In una parola: concorrere a migliorare la sanità di prossimità, che è poi il principale obiettivo obiettivo della Missione 6 Salute del Pnrr.

La progressione forse un po’ lenta ma comunque solida e sicura (del resto, chi va piano va sano e lontano…)  del percorso della farmacia dei servizi, però, ha dato e dà probabilmente fastidio a qualcuno (e ci sta: ogni evoluzione ha una natura necessariamente dinamica ed è un movimento di ridefinizione della realtà conosciuta, dei suoi assetti e dei suoi equilibri. E come è noto, c’è chi detesta che qualcosa cambi).

Il fatto è che l’ondata dei tentativi di “interdizione”, se vogliamo definirli così, della farmacia dei servizi è forse diventata un filo troppo alta e fastidiosa. Così, chez la pharmacie c’è chi ha ritenuto necessario cominciare ad alzare un frangiflutti. Si tratta del presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo (nella foto), che ha diramato ieri pomeriggio un comunicato dove, con toni asciutti, prova a ristabilire il senso delle cose.

“In risposta ad alcune notizie imprecise e strumentali riportate da alcune testate” si legge nella nota alla stampa “Federfarma ritiene utile precisare che le farmacie, insieme ai medici di medicina generale, sono l’unica rete di presidi pubblici e privati convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, del quale sono parte integrante”. Quindi, prima di andare avanti, Cossolo ritiene utile fare un piccolo ma opportuno passo indietro e spiegare che “per rispondere alle esigenze di salute dei cittadini e alla necessità di una più efficiente e capillare organizzazione territoriale dell’assistenza sanitaria, la farmacia ha intrapreso sin dal 2009 un percorso di sviluppo investendo nell’ampliamento dei servizi – gli stessi che oggi sono divenuti oggetto di discussione – e nella formazione professionale dei farmacisti”.

Tanto per fornire un primo e fondamentale chiarimento, Cossolo ricorda che tale evoluzione è stata riconosciuta e fotografata dal Consiglio di Stato nella sentenza 111/2021, riportandone alla lettera un significativo passaggio: “si è ormai consumata una profonda transizione del ruolo della farmacia da una più tradizionale attività di mera distribuzione di prodotti farmaceutici, verso un ruolo di erogazione di prestazioni e servizi, comunque teleologicamente preordinati ad assicurare la somministrazione di interventi connessi con la tutela della salute… tanto da potersi sostenere che la farmacia stessa è ormai un centro sociosanitario polifunzionale a servizio della comunità e punto di raccordo tra ospedale e territorio e front-office del Servizio sanitario nazionale”.

Quindi, per evitare possibili equivoci, il presidente del sindacato dei titolari riporta anche, sempre alla lettera, il passaggio della sentenza n. 171/2022 della Corte Costituzionale dove si afferma che “è in ragione della diffusione delle farmacie sull’intero territorio nazionale che il legislatore delegato ha previsto che, in aggiunta all’assistenza farmaceutica, siano erogati dalle farmacie nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria  … finalizzati a garantire che sia mantenuto un elevato e uniforme livello di qualità dei servizi in tutto il territorio a tutela della salute della cittadinanza”.

Con molto understatement e senza minimamente cadere nella tentazione di levarsi qualche sassolino sottolineando le anche solo qualcuna delle affermazioni (molto spesso sgangherate e il più delle volte fondate su premesse mendaci) che nelle scorse settimane hanno provato a delegittimare la farmacia dei servizi, Cossolo ha concluso limitandosi a osservare che – come emerge da entrambe le sentenze  ricordate – “l’evoluzione della farmacia è stata prevista e regolamentata da apposite norme finalizzate a migliorare il livello di tutela della salute della popolazione e ad andare incontro alle esigenze organizzative del Servizio sanitario nazionale”.

Questo è. Se poi quelle norme (le prime delle quali risalgono a 15 anni fa) a qualcuno proprio non piacciono, non ha altro da fare che imboccare la strada per cambiarle, strada che parte da due indirizzi  nel centro di Roma, quelli di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Print Friendly, PDF & Email

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni