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lunedì 15 Luglio 2024
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Sinasfa: “Per contare qualcosa, anche in vista del rinnovo Ccnl, candidiamoci agli Ordini”

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Roma, 1 luglio – La questione è nota e irrisolta da ormai molti, troppi rinnovi del contratto nazionale di lavoro dei farmacisti dipendenti delle farmacie private (ma anche pubbliche): la speranza che il rinnovo contrattuale avrebbe portato adeguati miglioramenti economici e più in generale condizioni di lavoro tali rendere possibile una migliore qualità della vita, sia dal punto di vista professionale che privato, sono andate ogni volta clamorosamente deluse. Tanto che intere generazioni di farmacisti, sintetizza il presidente di Sinasfa Francesco Imperadrice (nella foto),hanno raggiunto l’età della pensione senza ottenere la dovuta soddisfazione”.

La questione, ora, risiede tutta nel cosa fare alle soglie del prossimo e ormai imminente rinnovo del Ccnl. Per il presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, molto dipenderà da ciò che decideranno di fare i farmacisti collaboratori, che dovranno scegliere tra il “decidere se continuare ad attendere o cercare di cambiare tutto modificando le strategie”.

Per Imperadrice, la scelta non può che essere la seconda, come insegnano le esperienze pregresse e, da ultimo, la cocente delusione dell’ultimo rinnovo contrattuale, dove  – con buona pace di chi sostiene che qualche risultato è stato raggiunto – tutte le principali istanze dei dipendenti  non hanno trovato accoglimento, né quelle economiche né tanto meno quelle ancor più necessarie di un concreto riconoscimento del ruolo e delle funzioni, con il passaggio al comparto della sanità privata e la possibilità, “visto che si parla tanto dell’evoluzione della figura del farmacista, di poter operare anche in altri contesti lavorativi (studi medici, Asl, ospedali, ecc.) esattamente come facciamo attualmente in farmacia”, chiarisce Imperadrice.

Cosa sia accaduto in occasione dell’ultimo rinnovo del Ccnl, a ben nove anni di distanza da quello precedente, è cosa nota, anche se per Imperadrice merita di essere ricordata a memoria futura e a beneficio dei più giovani: di fatto, i farmacisti dipendenti hanno dovuto vivere con  lo stesso stipendio da novembre del  2011 a novembre del 2021, ovvero 10 anni esatti, con una busta paga erosa di anno in anno in termini di potere d’acquisto e con la conseguente, crescente fatica ad arrivare alla fine del mese, impresa possibile solo rinunciando sempre a più cose.

“Dopo quasi 9 anni di attesa, dopo il Covid, durante il quale ci è stato chiesto di fare tutto e di più, e dopo fiumi di chiacchiere per esaltare la figura del farmacista e la sua importanza nel Ssn, è bene ricordare quanto ottenuto nell’ultimo rinnovo, un contratto peggiorativo in alcuni punti e insoddisfacente in quasi tutti gli altri” afferma il presidente di Sinasfa, elencando impietosamente tutte le  mancate o insoddisfacenti risposte dell’ultimo Ccnl, a partire dal  mancato passaggio dal comparto del commercio al comparto della sanità privata: “Un aumento di 0,25 centesimi l’ora (80 euro lordi al mese); nessun contributo una tantum nonostante i 9 anni serviti a rinnovare il Ccn; l’introduzione di un nuovo livello Q2, che non tutti i colleghi che fanno i servizi in farmacia hanno ottenuto; la perdita delle 40 ore di permessi retribuiti che i neo laureati potranno ottenere dal settimo anno, mentre chi cambia farmacia potrà contare su un’anzianità di servizio a partire da novembre 2011; il  versamento obbligatorio e non più facoltativo all’Ente bilaterale, l’assistenza sanitaria integrativa alla quale, in base alle segnalazioni ricevute dai nostri legali, non tutti i colleghi dicono di essere iscritti. A proposito di quest’ultimo è bene ricordare che spetta a tutte le figure inserite nel Ccnl delle farmacie private, laureati e non”.

Lo schema che si è andato consolidando, in materia di contrattazione per il rinnovo del Ccnl, è ormai chiarissimo: si parla molto, e quel che più conta per lunghissimo tempo, si avanzano le richieste (che poi, alla fine, sono le stesse da anni), ma per qualche arcano motivo si finisce sempre per attivare “a stesure contrattuali che ci deludono ma che hanno il vantaggio, non certo per noi, di prolungare ulteriormente per anni il passaggio alla sanità privata e la stesura di un Ccnl finalmente soddisfacente” afferma Imperadrice. “Questo per noi significa ulteriori sacrifici e un ulteriore progressivo peggioramento della qualità della vita privata e professionale”.

Inevitabile che, in mancanza di risposte soddisfacenti in termini collettivi, la tentazione è quella di trovare soluzioni private e personali a una situazione professionale e di lavoro che è certamente incompatibile non solo con le aspettative, ma anche con la dignità di un laureato in farmacia, che oltretutto – almeno parole – viene considerato dalla stessa parte datoriale la prima, fondamentale risorsa del presidio farmacia. La “fuga dei farmacisti” dalle farmacie, accentuatasi dopo la stipula dell’ultimo contratto, si spiega anche se non soprattutto così: “Sono tanti i colleghi che hanno scelto di cambiare completamente lavoro e di abbandonare una professione che nonostante sia costata loro anni di studi e di sacrifici si è rivelata per molti essere da un punto di vista lavorativo una delusione totale e per alcuni si è trasformata addirittura in un vero e proprio incubo” afferma Imperadrice. “Stipendi che non consentono di svolgere una vita dignitosa e di arrivare a fine mese, orari di lavoro e turni sempre più esasperanti che influiscono non solo sulla qualità della vita del professionista ma anche su quella della sua famiglia”.

Cambiare lavoro e  uscire dalla professione, però, non è una soluzione che tutti possono permettersi, osserva il presidente di Sinasfa, che chiama a raccolta i moltissimi che dovranno restarci ancora per decenni: “Se vogliamo cambiare le cose abbiamo una sola possibilità che è quella di contare finalmente qualcosa partecipando alle prossime elezioni degli Ordini” afferma Imperadrice, rilanciando una campagna che Sinasfa aveva già avviato dopo il suo congresso nazionale nel settembre del 2022. “Finché non avremo una rappresentanza forte non conteremo nulla e saremo sempre costretti a subire tutte le decisioni che verranno prese sulla nostra pelle” continua il presidente di Sinasfa.  “Chi ‘governa’ decide e dispone, noi al momento siamo inesistenti come rappresentanza per cui possiamo solo subire le decisioni, basti pensare a tutto quello che è successo dal Covid in poi”.

Non si tratta, ovviamente, di intervenire direttamente in materia contrattuale – che è di pertinenza sindacale, non ordinistica – ma di generare un nuovo clima, più equilibrato, in particolare sul versante fondamentale del rispetto dei diritti di tutti i farmacisti. Perché – a giudizio di Sinasfa – quelli di molti farmacisti dipendenti non vengono rispettati: “Attualmente, per molti è difficile o impossibile ottenere i 26 giorni di ferie, usufruire delle 40 ore di permessi retribuiti e delle 32 ore di ex festività” esemplifica Imperadrice.  “Ci sono ancora buste paga senza l’Iso, con perdite economiche che arrivano fino a 1400 euro e anche 1820 euro all’anno secondo i livelli. Gli articoli contrattuali sono inutili se non vengono rispettati”.

E poi c’è tutto il resto: intanto, da componente con ogni probabilità maggioritaria della comunità professionale dei farmacisti, disporre di un’adeguata rappresentanza (oggi solo di facciata) all’interno degli Ordini consentirebbe di rappresentare in via diretta, senza mediazioni, le istanze, le idee e gli interessi di questa categoria, nella convinzione che gli organismi di rappresentanza professionale, anche se non intervengono in via diretta negli accordi contrattuali, sono decisivi nel determinare una certa cultura e dunque certi indirizzi.

“Finché dipenderemo dagli altri, non otterremo mai nulla. Dobbiamo essere autonomi e fare affidamento su noi stessi” sintetizza Imperadrice, a giudizio del quale  “competere alle prossime elezioni degli Ordini è l’unico modo per apportare un cambiamento significativo e rapido, garantendo una stabilità economica e professionale ai farmacisti collaboratori. Uno sciopero o un incontro possono portare a qualche modifica contrattuale, ma nessuno può garantire che queste modifiche vengano effettivamente applicate e che tutti i diritti siano rispettati. Sta a noi decidere se continuare a vivere con queste regole e questi stipendi, dipendendo completamente dagli altri, oppure trasformare la nostra insoddisfazione in azioni concrete”.

Lamentarsi, come fanno da anni migliaia di colleghi, spesso usando la piattaforme social per sfogare la loro delusione, frustrazione e rabbia, non serve a nulla, mentre “convogliare le energie unicamente nel formare liste di non titolari da presentare alle prossime elezioni” può portare, a giudizio del presidente di Sinasfa, a qualche risultato concreto.

“Tutti gli iscritti all’Ordine possono candidarsi. Ogni collega può fare la differenza contattando altri colleghi e chiedendo loro di unirsi a questo progetto. Dobbiamo innescare una reazione a catena” afferma Imperadrice, convinto che i farmacisti dipendenti siano in maggioranza rispetto ai farmacisti titolari di farmacia in tutti gli Ordini. “È sufficiente formare una lista” conclude il presidente di Sinasfa, facendo riferimento al decreto del ministero della Salute del 15 marzo 2018 “e informare i colleghi che alle prossime elezioni ci saremo anche noi”.

 

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