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mercoledì 15 Gennaio 2025
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Rapporto salute Cittadinanzattiva: peggiorano le liste d’attesa e l’accesso alle prestazioni

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Roma, 24 ottobre – Le ombre prevalgono decisamente sulle luci, nel terzo Rapporto civico sulla salute, presentato martedì scorso a Roma da Cittadinanzattiva al ministero della Salute, con i dati relativi a 24.043 segnalazioni dei cittadini nel 2023 (in crescita di 9.971 rispetto all’anno precedente). E sono ombre che, ancora una volta, si allungano e si infittiscono su quella che è la criticità-simbolo del nostro sistema di salute pubblico: le liste d’attesa.

La cura avviata per eliminare o almeno attenuare un fenomeno che di fatto impedisce l’accesso alle prestazioni del Ssn di milioni di cittadini non sembra dare ancora effetti e i tempi per prenotare un esame o una visita si allungano, secondo quanto emerge dalle rilevazioni di Cittadinanzattiva.

Liste d’attesa, tempi sempre più lunghi

Tra i tempi d’attesa indicati dai cittadini, riporta il rapporto,  spiccano “468 giorni per una prima visita oculistica in classe P (programmabile, da eseguire entro 120 giorni); 480 per una visita di controllo oncologica in classe non determinata; 300 giorni per una visita oculistica di controllo in classe B (breve da erogare entro 10 giorni); 526 giorni per un ecodoppler tronchi sovraaortici in classe P (programmabile, da erogare entro 120 giorni); 437 giorni per un intervento di protesi d’anca in classe D (entro 12 mesi), 159 giorni per un intervento per tumore alla prostata in classe B (entro 30 giorni)”.

“Rivendichiamo per la sanità pubblica risorse maggiori e continuative, dopo che per anni essa è stata considerata una specie di salvadanaio a cui attingere per tappare i buchi di bilancio del nostro Paese, impoverita e desertificata, ma allo stesso tempo dobbiamo chiederci in che modo sono impiegate le risorse” ha detto Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva (nella foto)visto che i Livelli essenziali di assistenza non sono ancora mai stati aggiornati, dal 2008 non si propone al Parlamento un Piano sanitario nazionale, e visto che sono state di recente approvate riforme pur significative, come quella sulla non autosufficienza degli anziani, senza investimenti e senza un Patto di corresponsabilità fra Stato centrale e Regioni”.

Medico di famiglia e pediatra di libera scelta, difficoltà di accesso e relazione

Le difficoltà, però, sono anche appena fuori dell’uscio di casa, e riguardano l’accesso e il rapporto con il proprio medico di famiglia o il pediatra di libera scelta:  “Le segnalazioni dei cittadini nell’ambito delle cure primarie (14,2% delle 24.043 totali) ci raccontano di difficoltà con il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta (47,1%), a causa dello scarso tempo a disposizione o di un deficit nelle informazioni che vengono fornite ai cittadini” si legge al riguardo nel rapporto. “Ricorrono le segnalazioni di chi non riceve un appuntamento in tempi ritenuti ‘congrui’ oppure lamenta visite troppo brevi nelle quali non riesce a riferire tutti i propri problemi al medico. Mentre le criticità relative all’assistenza sanitaria di prossimità (11,1% delle 24.043 segnalazioni complessive) riguardano principalmente le strutture presenti sul territorio che dovrebbero attivarsi per una presa in carico integrata dei pazienti”.

Secondo Cittadinanzattiva, “le auspicate ricadute positive degli investimenti sui territori legati al Pnrr e la Riforma dell’assistenza territoriale (Dm 77/2022) tardano ad arrivare e i cittadini, anche nel 2023, hanno lamentato molte criticità legate all’assistenza sanitaria di prossimità che di fatto anziché ‘prossima’ sembra essere sempre più ‘distante’ dalle loro esigenze”.

4,5 milioni italiani rinunciano a cure anche a causa delle liste d’attesa

“Rispetto al 2019, la quota di rinuncia causata dai tempi di attesa quasi raddoppia (era 2,8%), mentre si riallinea la rinuncia alle prestazioni per motivi economici (era infatti 4,3%)” riporta ancora l’indagine. “La quota delle persone che hanno dovuto fare a meno delle cure ammonta al 7,6% dell’intera popolazione nel 2023, in aumento rispetto al 7% dell’anno precedente. Con 372mila persone in più, si raggiunge un contingente di circa 4,5 mln di cittadini che hanno dovuto rinunciare a visite o accertamenti per problemi economici, di liste di attesa o di difficoltà di accesso, anche territoriale”.

Secondo Cittadinanzattiva, “la quota della rinuncia alle prestazioni sanitarie cresce, ovviamente, con l’aumentare dell’età: nel 2023, partendo dall’1,3% rilevato tra i bambini fino ai 13 anni, la quota mostra un picco nell’età adulta tra i 55-59enni, dove raggiunge l’11,1%, per restare elevata tra gli anziani di 75 anni e più (9,8%). Tuttavia, l’incremento tra il 2022 e il 2023 riguarda solo la popolazione adulta (18-64 anni), che passa dal 7,3% all’8,4%. Si confermano le ben note differenze di genere: la quota di rinuncia è pari al 9,0% tra le donne e al 6,2% tra gli uomini, con un divario che si amplia ulteriormente nell’ultimo anno per l’aumento registrato tra le donne adulte”.

Pronto soccorso al collasso, più accessi ma meno operatori

I pronto soccorso rimangono il tallone d’Achille della sanità pubblica. “Un’altra area particolarmente critica è quella dell’assistenza ospedaliera che quest’anno si classifica al terzo posto per percentuale di segnalazioni (13,3% delle 24.043 totali). In questo ambito le difficoltà riguardano in larghissima misura l’Emergenza-urgenza e i pronto soccorso (82,1%). In particolare i cittadini segnalano lunghe attese in chiamata prima di entrare in contatto con l’operatore, sovraffollamento nei pronto soccorso, lunghe ore d’attesa, disorganizzazione nellagestione delle priorità e carenza di personale”. Secondo Cittadinanzattiva “è evidente che la carenza di personale, il ritardo nell’impiego dei fondi del Pnrr e la pandemia appena conclusa, hanno ridotto quasi al ‘collasso’ un settore già di per sé molto critico”.

“I dati ufficiali ci confermano che in questa area mancano oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri, per contro il trend di accesso dei cittadini ai pronto soccorso è di nuovo in aumento dopo il calo determinato dalla pandemia” prosegue l’indagine. “I cittadini del nord hanno effettuato sia nel 2019 sia nel 2023 maggiori accessi, in numeri assoluti, rispetto a quelli del centro sud. Ad effettuare un numero davvero elevato di accessi con codice bianco sono i cittadini del Veneto. I nostri dati, come quelli ufficiali, ci confermano che i cittadini attendono molte ore in Ps: si va da una media di 111 minuti per i codici bianchi a 147 per i codici verdi. Faticano a contenere i tempi di permanenza al Ps regioni come la Sardegna (184 minuti) e l’Abruzzo (162 minuti ) per i codici verdi, e sempre Abruzzo (126) e Friuli Venezia Giulia (128) per i codici bianchi”.

“Molti cittadini, in particolare in alcune aree del Paese, inoltre, non raggiungono un servizio di emergenza urgenza entro 30 minuti: si parla del 5,8% della popolazione, ossia circa 3,4 milioni di abitanti; la situazione più critica riguarda la popolazione residente in aree interne della Basilicata (32,5%) seguita da quella della provincia di Bolzano (9,16%) e Sardegna (8,44%). Con l’implementazione delle case della comunità” conclude il rapporto di Cittadinanzattiva “la percentuale di persone che continuerà a non poter raggiungere una struttura di pronto soccorso entro 30 minuti si prevede che diminuirà a 964 mila (1,6% popolazione)”.

Schillaci: “Invertire la rotta”

Nel suo intervento alla presentazione del Rapporto civico sulla salute 2024 nella sede del ministero della Salute, il “padrone di casa” Orazio Schillaci (nella foto) ha riconosciuto che dalla rilevazione di Cittadinanzattiva “emerge una fotografia sofferente del Ssn. Noi abbiamo un atteggiamento rigoroso e chiediamo uno sforzo per invertire la rotta, ma al centro va rimesso il cittadino”.

“Dobbiamo migliorare e avere più soldi per il Ssn, ma serve anche la tracciabilità delle risorse, serve un sistema più efficiente e tappare un serbatoio pieno di buchi che sono anche l’incapacità organizzativa”  ha quindi aggiunto il titolare del dicastero, quasi a significare che le responsabilità della drammatica situazione del Ssn vanno ricercate altrove. “Alcune Regioni per le liste d’attesa non hanno speso neanche i soldi messi dal precedente Governo e da questo”.

Non una parola, ma era prevedibile, su come si pensa di dare più risorse al Ssn, in una situazione dove è lo stesso capo del Governo ad affermare, alzando anche i toni, che di soldi ne sono già stati dati di più e in ogni caso nessun altro esecutivo ne ha mai dati così tanti, il tutto senza minimamente preoccuparsi delle tonnellate di analisi e studi che (non bastasse la realtà delle cose…) dimostrano esattamente il contrario.

Schillaci ha ragione: bisogna cambiare rotta. Ma la sensazione che si sta facendo sempre più, strada è che, in realtà, una rotta sia già stata tracciata e ci siano timonieri molto decisi a mantenerla e seguirla. Il problema –  al netto di tutte le dichiarazioni che, a farci caso, battono ostinatamente solo su pochi tasti, sempre quelli (“colpa di quelli che c’erano prima” e “colpa delle Regioni” sono i due suonati decisamente più spesso) senza entrare mai nel merito dei problemi e guardandosi bene dall’offrire chiare e praticabili ipotesi di soluzione – è che si tratti di una rotta che porterà la sanità pubblica a disintegrarsi contro gli scogli. E come sempre, ad avere la peggio saranno i passeggeri più numerosi, quelli di seconda e terza classe, come ci insegna il naufragio del Titanic: in quel caso (a beneficio di quanti non lo sapessero o l’avessero dimenticato) si salvarono l’80,2% degli ospiti della prima classe, appena il 32,7% dei passeggeri della seconda e il 52,1% della terza.

Poi, mentre i relitti ancora galleggeranno, i timonieri si trasformeranno in mastri d’ascia e tireranno su in fretta e furia un nuovo sistema che, inevitabilmente, non potrà che essere peggiore di questo, almeno per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Ma fa nioente: quel che conta, negli auspici dei timonieri, è che sia migliore per i pochi che potranno permetterselo e, soprattutto, che sia un grandissimo e lucrosissimo affare per chi lo gestirà.

 

Cittadinanzattiva – Rapporto civico sulla salute 2024: ♦ abstract slide infografiche

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