Roma, 17 gennaio – Il caso dell’ex falconiere della Lazio Juan Bernabé, licenziato dalla squadra di calcio capitolina per aver condiviso sui social foto e video del suo intervento per l’applicazione di una protesi peniena, ha riportato d’attualità il tema della disfunzione erettile e della sua gestione.
L’ormai ex dipendente della società di calcio romana, secondo quanto riferiscono i giornali, faceva infatti uso quotidiano di un farmaco a base di tadalafil per “supportare” la potenza sessuale, secondo un costume piuttosto diffuso, a giudicare dalle cifre: ogni anno gli italiani consumano quasi 17 milioni di compresse di Viagra&Co (16 milioni e 600mila, per la precisione), con buona pace delle indicazioni e degli avvertimenti degli andrologi, che da sempre mettono in guardia contro quello che ritengono “un approccio vecchio e sbagliato” all’uso di questi farmaci.
A tornare sulla questione, su Adnkronos Salute, è il presidente della Società italiana di andrologia (Sia), Alessandro Palmieri (nella foto). “I farmaci per la disfunzione erettile non devono essere assunti prima di avere un rapporto sessuale, ma per curare una malattia” spiega l’esperto. “Come si fa per l’ipertensione o il diabete, va seguita una regolare terapia con dosaggi bassi. Così come è sbagliato scegliere per fini voluttuari di sottoporsi all’intervento per l’impianto di protesi peniena che, va detto, è indicato solo per chi ha problemi seri, reali, come in alcuni casi di tumore della prostata”.
Le protesi peniene “non sono un vezzo o un lusso – puntualizza il presidente della Sia – ma un diritto per continuare una normale e degna vita di coppia quando le terapie mediche falliscono. Da anni come Società italiana di andrologia chiediamo al ministero della Salute di inserire le protesi al pene all’interno dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Il messaggio che arriva dall’affaire Bernabé, invece, cancella quanto di buono fatto negli ultimi trent’anni nel campo dell’andrologia”.


