Roma, 19 dicembre – L’industria farmaceutica in Italia è il motore dell’export del Paese: chiuderà il 2025 con 70 miliardi di euro di vendita all’estero, stima in linea con i 58,8 miliardi “portati a casa” nei primi dieci mesi dell’anno e una percentuale di crescita monstre del +33,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, ben dieci volte superiore al 3,4% di crescita media dell’intero settore manifatturiero. Dati a dir poco brillanti, che confermano la leadership della farmaceutica in termini di crescita, valore e contributo alla bilancia commer
ciale del Paese. Ma, nonostante le cifre attestino una realtà positiva, non mancano le ombre e i problemi, come ha spiegato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani (nella foto) nell’incontro di fine anno a Roma con la stampa specializzata.
“L’industria ha una missione unica, fare innovazione. Abbiamo l’obbligo di alzare gli standard e sfondare nuove barriere terapeutiche. Se c’è un settore che naviga questa incertezza come nessun altro è l’industria farmaceutica. Il 2025 è stato un anno importante e significativo, l’Italia ha avuto un anno positivo e il settore non è spaventato dalle crisi mondiali” ha affermato il presidente delle aziende del farmaco “ma servono riforme. Serve avere un alleato per far atterrare in Italia investimenti e competenze. Quindi regole aperte, flessibili e velocità. L’Ue si è trincerata invece in ideologie green e non riesce a partorire idee giuste. La governance Ue oggi non va. Il pericolo è che si mettano a rischio 100 miliardi di investimenti, per l’Italia parliamo di 25 miliardi in 10 anni. Ma si può ancora cambiare rotta”.
Cattani si è anche espresso sull’emendamento presentato dal Governo alla legge di Bilancio per aumentare la quota di spesa farmaceutica. “Abbiamo avuto un dialogo con il Governo per arrivare a questo risultato, con le difficoltà di una legge di Bilancio rigorista che deve rimediare ai vasi rotti lasciati dal superbonus e dal reddito di cittadinanza” ha detto al riguardo il presidente di Farmindustria. “Abbiamo dialogato per spiegare il valore dell’industria farmaceutica, mi pare che il messaggio sia arrivato. C’è la volontà di fare un percorso strategico nel 2026 con il Testo unico della farmaceutica. Inoltre il Governo ha aggiunto altre risorse per l’industria in generale, il Pil lo fa l’industria che è il motore dell’innovazione. Siamo riconoscenti al Governo e della Manovra non boccio nulla”.
Spostando lo sguardo sul futuro immediato, Cattani ha richiamato la necessità di chiudere nel 2026 la partita del Testo unico, anche per “far scendere il payback a un valore accettabile del 13%, ma i Ceo chiedono il 10%. Le aziende non devono pagare, non dobbiamo fare donazioni o surrogare quello che lo Stato deve fare con le proprie risorse” ha ribadito Cattani, per poi concludere che “sono tutti bravi a lamentarsi, ma pochi a prendersi il coraggio di fare, ad esempio con la riforma dell’Aifa fatta dal Governo. Oggi con l’agenzia del farmaco c’è un dialogo e una collaborazione”.


