Sanità, dopo le parole di Renzi infuriano le polemiche sui tagli

Sanità, dopo le parole di Renzi infuriano le polemiche sui tagli

Roma, 16 settembre – Le dichiarazioni rese l’altra sera da Matteo Renzi a Lilli Gruber (nella foto) nella trasmissione Otto e Mezzo di La 7 devono evidentemente aver  sollevato più di una preoccupazione anche nella titolare del dicastero della Salute, Beatrice Lorenzin. La ministra si è infatti subito affrettata a  commentare le dichiarazioni del presidente del Consiglio, provando a darne  un’interpretazione più rassicurante.
Mi sembra di capire dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio che l’intenzione è non tagliare il Fondo sanitario” ha affermato Lorenzin. “Ricordo che nella legge di stabilità del 2015 eravamo a 112 miliardi, che poi le Regioni hanno deciso di ridursi” (interpretazione, quest’ultima, che peraltro le Regioni contestano con forza,  sostenendo al contrario che la riduzione è stata determinata dalle decisioni del Governo, che con i tagli della Legge di stabilità ha di fatto e inevitabilmente costretto a intervenire anche sulla posta di spesa sanitaria, NdR).
“Questa riduzione è molto tosta per la gestione del sistema sanitario che avverrà per il 2015” ha detto ancora Lorenzin. “Per il 2016 credo che dobbiamo mantenere almeno il fondo previsto dal Patto della Salute per il 2015, attuare la spending review interna con il programma di risparmiare e reinvestire nel sistema sanitario. Nessuno può pensare che aumenta il Fondo e non si fa la revisione della spesa, bisogna farla per dare la possibilità di sostenere i cambiamenti e le trasformazioni del processo. Poi abbiamo nel provvisionale vecchio un incremento di tre miliardi che ovviamente sarebbe l’ottimo, dobbiamo lavorare su un dato realistico dei conti ma senza permettere un decremento del Fondo. Non sarebbe possibile – ha concluso la ministra – per la sostenibilità delle sfide che abbiamo in campo: sotto i 112 miliardi non si può andare.”
Lorenzin, dunque, mette un paletto preciso, fissando una  soglia minima sotto la quale non si può andare. Ovviamente – ha successivamente aggiunto – farò  in modo di avere più  risorse possibile per andare verso il tendenziale del Def che noi avevamo approvato nel Patto della Salute. Questo significa che il comparto sanità  è  un comparto che non viene più  aggredito. Che non ha un decremento del finanziamento ma che invece comincia a crescere nuovamente”.
Affermazioni che, però,  non sembrano essere del tutto in linea con le affermazioni del Presidente del Consiglio: Renzi, con il suo “mal che vada, avremo le stesse risorse del 2015″  ha infatti  già prefigurato, in sostanza, che lo stanziamento per il Fsn potrebbe fermarsi  a poco meno di 110 miliardi come quest’anno, ovvero ben al disotto  della “soglia minima” indicata dal suo ministro della Salute e lontanissimo  da quella cifra  di 113 miliardi e spiccioli (peraltro già ridotta rispetto ai 115, 4 previsti dal Patto della salute,  per effetto della decurtazione di 2,35 miliardi frutto del controverso, faticoso accordo tra Stato e Regioni in applicazione della Legge di stabilità) che lo stesso Governo, appena un mese fa, ha indicato per il Fsn 2016.
Insomma, a fare due semplici conti, il primo ministro l’altra sera, in diretta nazionale, ha annunciato che – “mal che vada” (ma la storia del nostro Paese ci insegna che in questi casi scatta inesorabile la prima legge di Murphy: se una cosa può andare male, andrà male) – il Fondo sanitario nazionale 2016 disporrà di più di 3 miliardi di euro in meno rispetto al dovuto.
Comprensibili le polemiche che – nonostante gli apprezzabili tentativi di rassicurazione di Lorenzin – hanno già cominciato a infuriare. E che, salvo convincenti “interpretazioni autentiche” delle parole del primo ministro (che potranno arrivare ovviamente solo da Palazzo Chigi), sembrano destinate a infittirsi e inasprirsi nei prossimi gi

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