Inappropriatezza, scontro Lorenzin-medici, il ministro apre: “Cerchiamo una strada condivisa”

Inappropriatezza, scontro Lorenzin-medici, il ministro apre: “Cerchiamo una strada condivisa”

Roma, 29 settembre  – Non accennano a placarsi le polemiche sulla bozza del cosiddetto decreto sull’inappropriatezza, che negli ultimi giorni hanno portato ministero della Salute e classe medica a uno scontro pressoché frontale, che ieri ha avuto una vivace appendice televisiva nello studio di Porta a porta, la popolare trasmissione condotta da Bruno Vespa.
La titolare della Salute, Beatrice Lorenzin ha ribadito quanto va sostenendo fin dall’esordio della bozza del suo decreto, e cioè che “non è vero che le 208 prestazioni presenti nell’elenco che indica le condizioni di derogabilità non verranno più prescritte. La differenza è che c’è un criterio di appropriatezza e le sanzioni ci saranno solo nel caso di abusi e quando ci sono sprechi enormi. Una prestazione inappropriata non è inutile né superflua, semplicemente non deve essere prescritta a quel paziente. È il medico che decide” ha ripetuto Lorenzin, ricordando ancora che “i 208 percorsi per vagliare l’appropriatezza, stesi con le società scientifiche e vagliati dal Consiglio superiore di sanità, aiutano la decisione del medico”
“Una cosa però voglio specificarla” ha aggiunto il ministro in merito al decreto. “Non accetto che si dica ai cittadini che non potranno fare le indagini che i medici ritengono opportuno fare”. Ai medici, Lorenzin ha invece voluto ricordare ancora una volta che  “chi prescrive già in modo appropriato non ha nulla da temere. Se c’è un sospetto, l’esame va fatto”.
La ministra ha poi  precisato che la questione appropriatezza riguarda anche le liste d’attesa, che “sono un’ingiustzia e il tema appropriatezza prescrittiva va affrontato insieme ai medici e alla radice, altrimenti tra poco le liste d’attesa saranno qualcosa di insostenibile”.
In ogni caso, Lorenzin ha ribadito che “è il medico che decide, e se vuole prescrivere quelle prestazioni lo può fare motivando la scelta”. La titolare del dicastero ha anche teso una mano ai camici bianchi: “Se il tema è quello delle sanzioni troviamo una strada, ma non possiamo tornare indietro sull’appropriatezza, sarebbe una sconfitta anche per il medico”, per poi annunciare, in conclusione,  di voler avanzare in Conferenza Stato-Regioni la proposta di “levare alcuni ambiti d’incertezza, cioè che la norma sia applicata in modo uniforme in tutta Italia e che ci sia la garanzia che le cose vadano fatte bene e in modo omogeneo”.
Ma i medici continuano a non essere convinti. “La battaglia sull’appropriatezza clinica è sacrosanta – ha sottolineato il segretario nazionale dell’Anaao-Assomed, Costantino Troisema la definizione dei criteri non spetta alla politica. Non si può invadere il campo delle professioni e in più con un atteggiamento intimidatorio, con le sanzioni, praticamente dipingendo la categoria medica come una categoria da commissariare, in piano di rientro come le Regioni canaglia”. Pollice verso anche nel merito del decreto: “Sull’allergologia è completamente da riscrivere”. Troise ha poi ricordato che “le sanzioni già ci sono”. Il punto, ha evidenziato il segretario Anaao, è che “gli esami diagnostici sono importanti anche per escludere eventuali problemi e fornire diagnosi precise e non sbagliate e di cui il medico è sicuro”.
Contrario alle sanzioni anche il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo. “Non discuto nel merito del decreto però dubito che esistano dimostrazioni scientifiche sull’appropriatezza. Io non discuto l’appropriatezza, ma le sanzioni che le Regioni hanno posto come requisito irrinunciabile. Ed è assurdo che siano le Regioni a proporre le sanzioni quando sono loro che sono state inappropriate per anni”.
Dalla presidente del Consiglio superiore di sanità, Roberta Siliquini, è ovviamente arrivata una difesa del decreto. “La lista delle 208 prescrizioni che indica le condizioni di derogabilità è stata stilata sulla base di studi scientifici e ricordiamo che gli esami inutili comportano anche rischi per la salute” ha detto Siliquini, inscrivendo il provvedimento in un ambito di tutela e garanzia del cittadino.
A caratterizzare la trasmissione – nel corso della quale sono state sostanzialmente ribadite posizioni già note e, per quanto si è visto e sentito, ancora irriducibilmente distanti – è stato però un accesa scaramuccia dialettica tra il conduttore della trasmissione e Milillo.  Ad accendere la miccia del battibecco è stata un’affermazione di Vespa, secondo il quale  “quando una persona decide che oggi deve risparmiare ci riesce. E un medico lo fa senza compromettere la salute di nessuno, come lo fa chiunque in qualunque mestiere”.
Parole che il segretario della Fimmg non ha evidentemente apprezzato e ancora meno gradito: “Se lei vende dogmi di questo tipo” ha infatti replicato polemicamente Milillo “mandiamo i giornalisti a fare i medici”.
A non gradire, a quel punto, è stato Vespa, dando il via a un’animata e poco comprensibile discussione fatta di sovrapposizioni concitate di voci una sull’altra. Un siparietto durato il tempo di lanciare un servizio: è la televisione, baby, e (purtroppo) non puoi farci nulla…

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