AAA progetti di ricerca cercansi, GSK lancia programma di partnership rivolto a università

AAA progetti di ricerca cercansi, GSK lancia programma di partnership rivolto a università

Roma, 23 ottobre – AAA, progetti di ricerca interessanti e suscettibili di sviluppo cercansi.  Potrebbe essere riassunta con un annuncio di questo tipo l’iniziativa  DPAc-Discovery Partnership with Academia, lanciata da GlaxoSmithKline nelle università italiane, con lo scopo dichiarato di individuare progetti di ricerca  per trasformarli in nuovi composti e terapie per malattie come demenza, autismo, atassia di Friedreich, infezioni batteriche, fibrosi cistica e alcune neoplasie.
Attualmente delle oltre 10mila malattie conosciute, di cui 7mila rare, solo 500 dispongono di trattamenti adeguati. Per le rimanenti 9.500, le speranze dei pazienti sono riposte nella ricerca.
”Nonostante i progressi scientifici” spiega all’Ansa Giuseppe Recchia,  direttore medico e scientifico di Gsk  “tradurre le scoperte della biologia in nuove terapie non è né semplice né immediato. Una delle strade più promettenti è la ricerca collaborativa tra istituzioni e privati, prima fra tutti quella con l’Università”.
Con il programma DPAc l’azienda mette a disposizione il suo know how e capacità di sviluppare terapie innovative a chi tra singoli, laboratori, Università, ha progetti interessanti. Nei laboratori delle maggiori università, in Europa e in Italia, si stanno infatti sviluppando molecole in diverse aree della medicina, ma la loro trasformazione in farmaci dipende dall’investimento economico e tecnologico. E qui entra in gioco l’industria. ‘
‘Nei giorni scorsi abbiamo incontrato 27 ricercatori delle Università La Sapienza e Tor Vergata di Roma – continua Recchia – per parlare di nuovi bersagli e molecole di potenziale interesse”.
Le università, aggiunge Giuseppe Novelli, rettore di Tor Vergata, ”possiedono tre cose importanti per rilanciare l’economia e l’innovazione: idee, talenti e giovani. Il contributo che oggi le Università possono offrire allo sviluppo e alla applicazione della conoscenza è enorme”.
A questi due incontri ‘romani’ ne seguiranno altri con le università di Padova, Verona e Brescia. Nel frattempo l’esperienza maturata con i ricercatori degli atenei romani sarà condivisa al prossimo Congresso della Società italiana di farmacologia.

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