Gimbe: “Legge stabilità, Ssn definanziato, rischia di affondare”

Gimbe: “Legge stabilità, Ssn definanziato, rischia di affondare”

Roma, 27 ottobre – “Il continuo definanziamento della  sanità pubblica, l’eterno conflitto tra Stato e Regioni, le incompiute del Patto per la salute, la protesta dei medici e il consumismo  sanitario hanno innescato una miscela esplosiva senza precedenti. Il  Ssn è una polveriera a rischio di esplosione”.
Questo, nella sintesi di AdnKronos, l’allarme lanciato  dalla Fondazione Gimbe, che si occupa di promuovere una sanità più equa ed efficiente rigorosamente ispirata ai principi dell’evidenza medico-scientifica, lanciato in concomitanza con l’arrivo in Senato della Legge di stabilità 2016,  che oggi debutta in 5a Commissione Bilancio, relatore il pd Giorgio Tonini, da soli cinque giorni neopresidente della stessa Commissione.
Proprio la manovra di bilancio è il primo obiettivo della sortita degli esperti Gimbe, che denunciano come “la Legge di stabilità  ha destinato al Fondo sanitario nazionale 2016 solo 111 miliardi che, in quanto comprensivi di 800 milioni per i nuovi Lea, lasciano sostanzialmente immutato il finanziamento della sanità pubblica.”
Rispetto a quanto previsto dal Patto per la Salute – sottolineano gli  esperti – “il Ssn nel 2015-2016 ha lasciato per strada 6,8 miliardi che si aggiungono agli oltre 25 già sottratti da varie manovre finanziarie nel 2012-2015. Il definanziamento della sanità pubblica si sta pericolosamente avvicinando a limiti che non solo minano la qualità  dell’assistenza, ma compromettono anche la salute delle persone”.
“Se è indubbio che la politica ha deciso di sbarazzarsi di una quota  consistente della spesa pubblica destinata alla sanità – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è altrettanto certo che non è ancora stata avviata una reale (ri)programmazione in grado  di recuperare risorse da sprechi e inefficienze. Le misure contenute  nel Patto per la salute sono rimaste al palo, anche per il  riaccendersi del conflitto tra Stato e Regioni”.
Non solo. “Pur consapevoli che oggi il Ssn non  può fare a meno della ‘terza gamba’, non si intravede alcuna  governance istituzionale dell’intermediazione assicurativa  che, insinuandosi subdolamente tra incertezze delle Istituzioni e  minori tutele della sanità pubblica, contribuisce lentamente ma inesorabilmente a trasformare il modello di Ssn pubblico, equo e universalistico in un sistema misto”.
Considerato che la coperta è molto corta – conclude Cartabellotta, riferendosi anche alla protesta dei medici – oggi la crisi di sostenibilità del Ssn può essere superata solo attraverso un gioco di  squadra, dove tutti gli stakeholder oltre a rivendicare, devono impegnarsi anche a fare e, soprattutto, a ‘rinunciare’ con il fine ultimo di preservare la sanità pubblica alle future generazioni”.
La Fondazione Gimbe richiama, dunque, Stato, Regioni, professionisti e cittadini alle loro responsabilità e ribadisce “a gran voce il messaggio della campagna Salviamo il Nostro Ssn: per salvare realmente la sanità pubblica bisogna riallineare gli interessi di tutti gli stakeholder sull’obiettivo della legge 833/78, ovvero promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione'”.
Per gli esperti Gimbe, la rotta da seguire, riguardo il nodo fondamentale del finanziamento, è che lo Stato, oltre a fornire  ragionevoli certezze sulle risorse da destinare alla sanità pubblica, evitando l’estenuante yo-yo degli ultimi anni, si affretti a  regolamentare l’ingresso delle assicurazioni nel Ssn.
In quanto  responsabili della programmazione e organizzazione dei servizi  sanitari, e con la certezza che le risorse recuperate  rimangono in sanità, le Regioni devono quindi  avviare e mantenere un virtuoso processo di disinvestimento da sprechi e inefficienze e riallocazione  in servizi essenziali e innovazioni.
Per la professione medica, “accanto alle ragionevoli rivendicazioni, è arrivato il momento – secondo gli esperti – di affrontare spinose questioni mai risolte attraverso radicali proposte di cambiamento, per restituire al medico una leadership indiscussa nei confronti di politica, management, cittadini e pazienti. Dall’identificazione di  servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate per guidare il disinvestimento a un aggiornamento professionale che vada oltre il  creditificio e i baracconi fieristici dei congressi, dall’autoregolamentazione etica della libera professione alla gestione trasparente dei conflitti di interesse, dalla collaborazione interprofessionale a una rinnovata relazione con il paziente, abbandonando definitivamente il modello paternalistico”.
Ma la Fondazione chiama in causa anche i cittadini, ovvero i 60 milioni di italiani che, scrivono gli esperti Gimbe, “devono ridurre le aspettative nei  confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile,  riconoscendo nel Ssn il servizio sanitario nazionale creato per  tutelare la salute delle persone e non il supermercato sanitario  nazionale dove tutti hanno diritto a tutto. Anche perché gli effetti  collaterali degli eccessi di medicalizzazione, inclusi la  sovra-diagnosi e il sovra-trattamento, peggiorano lo stato di salute,  medicalizzano la società, consumano preziose risorse e,  paradossalmente, aumentano il contenzioso medico-legale”.

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