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lunedì 9 Febbraio 2026
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Appropriatezza, via libera al decreto dalla Stato-Regioni, ma la strada è lunga

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Roma, 27 novembre – La Conferenza-Stato Regioni, nella sua seduta di ieri, ha dato via libera al controverso al “decreto appropriatezza”, il provvedimento del ministero della Salute che si propone di portare ordine, congruenza e congruità prescrittiva su una lista di oltre 200 prestazioni di specialistica ambulatoriale, prevedendo per ciascuna le specifiche “condizioni di erogabilità”, ovvero i criteri in base ai quali il medico può prescriverla al paziente a carico del Servizio sanitario nazionale.

Come dichiarato a caldo, subito dopo la decisione dlla Stato-Regioni, dal sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, si tratta di “un passo per rendere il Sistema sanitario nazionale più virtuoso e più sostenibile. Si chiude la discussione su un provvedimento sul quale c’è stato, in alcune parti, un dibattito amplificato e che produce un metodo di valutazione dei costi su alcune specifiche attività specialistiche più a rischio.”

Il decreto, come si ricorderà, è stato al centro di reazioni a dir poco vivaci da parte della classe medica, ed è uno dei punti di contestazione che hanno prodotto la mobilitazione generale della classe medica, che sfocerà nell’annunciato sciopero del 16 dicembre prossimo. Prevede ed elenca le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva per un’ampia e varia serie di prestazioni (c’è dentro di tutto:. dagli esami del sangue alle cure odontoiatriche, dalle risonanze magnetiche ai test allergologici) , rinviando a un successivo accordo Stato-Regioni “i criteri e le modalità per monitorare, tenendo conto delle specificità regionali, che il comportamento prescrittivo dei medici sia coerente alle condizioni di erogabilità e alle indicazioni di appropriatezza” indicate dal ministero.

La vera “pietra dello scandalo”, però, è la previsione di sanzioni economiche per i medici “cattivi prescrittori”, previste dal Dl Enti locali e sulle quali, almeno per il momento, la discussione è rinviata. Ma, inevitabilmente, prima o poi la questione dovrà essere affrontata e il rischio che possa scatenare durissimi scontri con la classe medica è quasi una certezza: Le disposizioni sono chiare (e, secondo i medici, inique e pervase da intenti punitivi): in caso di mancata risposta o di giustificazioni insufficienti di fronte a una prescrizione ritenuta inappropriata, le amministrazioni sanitarie competenti applicheranno al medico prescrittore dipendente Ssn una riduzione del trattamento economico accessorio, nel rispetto delle procedure previste dal contratto collettivo nazionale di settore e dalla legislazione vigente. Nei confronti del medico convenzionato Ssn, invece, sarà applicata una una riduzione, mediante le procedure previste dall’accordo collettivo nazionale di riferimento, delle quote variabili dell’accordo collettivo nazionale di lavoro e dell’accordo integrativo regionale.

A suo tempo, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin provo a rassicurare la classe medica, sostenendo che le sanzioni saranno in realtà un’evenienza del tutto eccezionale, riservata soltanto ai casi di medici che reiterino comportamenti prescrittivi fuori luogo. Ma si tratta di rassicurazioni che ai medici sembrano non bastare e alle quali, peraltro, non viene fatto alcun riferimento nell’intesa Stato-Regioni, dove invece si prevede, tra le varie misure, che le Regioni attivino iniziative formative e informative e definiscano le procedure per favorire la prescrizione appropriata delle prestazioni. Del resto, se anche l’accordo di ieri avesse affrontato la questione sanzioni, poco sarebbe cambiato, almeno nell’immediato: il decreto Enti locali che le prevede è infatti già stato convertito in legge ad agosto. Per modificarlo, dunque, servirebbe un’altra legge. Ed è tutto dire.

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