Uroda (Ucfi): “Pillola dei 5 giorni dopo, legittima l’obiezione di coscienza

Uroda (Ucfi): “Pillola dei 5 giorni dopo, legittima l’obiezione di coscienza

Roma, 11 febbraio – “Il diritto all’obiezione di coscienza per noi farmacisti – nonostante i tentativi di nasconderlo da parte di Fofi e Federfarma – è già stato riconosciuto per legge. Il fatto che non sono state prodotte norme per regolarlo praticamente, non impedisce ovviamente l’uso di tale diritto. Mi incuriosisce comunque vedere una così alta percentuale di dubbiosi rispetto alla scelta dell’Agenzia italiana del farmaco di togliere la ricetta alla pillola dei cinque giorni dopo”. Così Piero Uroda, presidente dell’Unione cattolica farmacisti italiani, in un’intervista al quotidiano della Cei Avvenire pubblicata oggi, commenta il sondaggio che ha evidenziato le resistenze professionali dei farmacisti nella vendita di ellaOne, il contraccettivo d’emergenza a base di ulipristal acetato, noto appunto come “pillola dei cinque giorni dopo”, che (ad esclusione delle minorenni) può essere venduto senza ricetta.

Alla domanda “Perché il farmacista dovrebbe rifiutarsi di vendere un contraccettivo?”, Uroda risponde senza esitazioni che la ragione è che “si continua con l’equivoco di confondere l’effetto contraccettivo e quello abortivo. Il foglietto illustrativo parla solo della sua azione antiovulatoria in quanto antiprogestinico, ma il progesterone serve anche a mantenere l’endometrio ospitale per l’ovocita fecondato. E gli studi scientifici evidenziano che non si può escludere un’azione del farmaco che impedisca l’impianto in utero del prodotto del concepimento. E questa non è più contraccezione.”

Valutazione che, è il caso di ricordarlo, va in senso opposto alle prese di posizione delle autorità scientifiche internazionali e alle successive decisioni tecniche, regolatorie e politiche che ne sono seguite..

Uroda non ha alcun dubbio nemmeno sul fatto che, pur in assenza di norme specifiche, il farmacista possa esprimere obiezione di coscienza. “Noi siamo compresi tra i professionisti sanitari. E l’articolo 9 della legge 194 prevede la possibilità di obiezione di coscienza per tutti gli operatori sanitari” afferma il presidente dell’Ucfi. “Quello che conta è l’aborto, non il modo in cui viene effettuato: un tempo c’era solo il metodo chirurgico, ora anche quello chimico-farmaceutico, che ci chiama in causa.”

Anche qui, nessun cenno al fatto che – per la scienza e per la legge – l’ulipristal acetato è un farmaco contraccettivo d’emergenza, non un farmaco abortivo (come ad esempio il mifepristone), differenza che dichiaratamente Uroda non ammette, ma che a termini di legge non consente di invocare la normativa che regola l’aborto e dunque l’eventuale diritto all’obiezione di coscienza.

Uroda, al riguardo, fa anche riferimento ad almeno un paio di casi in cui “colleghi sono stati assolti dall’accusa di non aver dispensato il farmaco e io stesso ho ricevuto una denuncia che non ha avuto seguito. Il nostro diritto è riconosciuto, ma non è stato «normato» da una legge” afferma Uroda. ” Anche il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) ha riconosciuto il diritto per il farmacista di opporsi a un farmaco potenzialmente abortivo. Il Cnb suggeriva di ammettere l’obiezione, ma si preoccupava che il farmaco fosse disponibile perché prescritto da un medico.”

Ma ora, dopo le decisioni europee recepite a maggio 2015 anche dall’Italia, per vendere ellaOne la ricetta non serve più. Il che, secondo Uroda, “rafforza il nostro diritto all’obiezione: non mi «intrometto» nell’azione professionale di un medico, sono solo con la mia coscienza. E poi l’obbligo di ricetta resta per le minorenni: ma come faccio a sapere a chi è destinato il farmaco che mi viene chiesto? E poi, scusi, rifiuto un farmaco salvavita? La gravidanza è una malattia?”

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