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mercoledì 11 Febbraio 2026
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Confronto Lorenzin-medici, i sindacati chiedono di… aggiungere posti al tavolo

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Roma, 18 febbraio – È un confronto importante, quello che avrà luogo oggi al ministero della Salute, a partire dalle 10.30, tra la titolare del dicastero Beatrice Lorenzin e i rappresentanti di 23 sigle sindacali mediche, convocate (in buona sostanza) per capire se, quali e quanti spazi esistano per evitare le due giornate di sciopero già programmate per il 17 e 18 marzo prossimi.

La prima richiesta di tutte le sigle – che oggi si confronteranno con Lorenzin per raggruppamenti: Apm, Intersindacale e sindacati confederali – è nota e viene reiteratamente avanzata ormai da tempo: il governo deve aprire un tavolo di confronto con la professione dove, oltre a quelli della Salute, siedano anche i rappresentanti di MEF, MIUR e Funzione pubblica, per affrontare in modo coerente e integrato, valutando ogni aspetto e implicazione i molti problemi della professione medica.

Il cahier de doleances dei medici è a dir poco corposo e comprende temi di grandissimo rilievo, dal rinnovo dei contratti alla formazione, fino alle progressioni di carriera secondo criteri di merito, nessuno dei quali prescinde da quella che è a un tempo “la madre di tutte le questioni” e la precondizione necessaria per l’avvio di un confronto concreto e costruttivo: la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Rispetto alla quale – a giudizio dei medici – il governo continua a dare risposte evasive e a compiere scelte poco coerenti, che molto spesso sembrano andare in direzione diversa, se non opposta, al rafforzamento della sanità pubblica.

Proprio questo è il terreno sul quale si registrano le distanze maggiori e – per quanto è possibile valutare al momento – più difficilmente colmabili, con i medici da una parte a chiedere più attenzioni (e investimenti) per un settore cruciale, in modo da risolvere problemi che vanno sempre più e in qualche caso incancrenendosi (liste d’attesa di mesi, accessibilità sempre più scarsa/problematica/costosa alle prestazioni Ssn, difficoltà prodotte dal dualismo Regioni-Governo, riorganizzazione dell’assistenza primaria e di quella ospedaliera, sostenibilità dell’alta tecnologia eccetera, e il Governo dall’altra a ribattere che le sue politiche in materia di sanità .

Nessuno, ovviamente, si attende che l’incontro di oggi possa essere risolutivo, anche perché – i sindacati ne sono convinti – Lorenzin non è l’interlocutore, ma “un” interlocutore, e neppure decisivo, se si guarda al problema dal quale, a cascata, discendono tutti gli altri, quello del sottofinanziamento della spesa. Che è proprio il bersaglio grosso sul quale tutte le principali sigle della medicina continuano a sparare: dove si prendono le risorse per risolvere il nodo del precariato ( e tutto quello che ne consegue) e finanziare le 6.000 “stabilizzazioni” promesse dall’ultima Legge di stabilità? E dove sono quelle per il rinnovo della convenzione, solo per fare i più citati degli esempi? Domande alle quali, in tuta evidenza, non può certo rispondere la sola titolare della Salute.

C’è da scommettere che sul tavolo del confronto ci sarà anche quello che – in ordine di tempo – è stato l’ultimo oggetto di scontro tra titolare del dicastero e medici, ovvero il decreto appropriatezza, anche se il tema sarà discusso nel merito (nel pomeriggio di oggi) nella prima riunione del “tavolino” Salute-Fnom-Regioni istituito proprio allo scopo di occuparsi della questione, dopo che appena qualche giorno fa, come riferito anche dal nostro giornale, la ministra Lorenzin ha fatto un passo indietro proprio sulla spinosissima questione del meccanismo-sanzioni, che (poco ma sicuro) per essere appianata dovrà essere ampiamente rivisitata. In che direzione e con quali strumenti, è tutto da vedere.

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