Epatite C, per l’obiettivo eradicazione anche un tavolo di lavoro in Aifa

Epatite C, per l’obiettivo eradicazione anche un tavolo di lavoro in Aifa

Roma, 12 giugno – Eiminare del tutto il virus dell’epatite C entro il 2030: questo l’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, che al nostro Paese ha assegnato l’obiettivo di eradicare sessantamila casì l’anno (ma i risultati parziali dell’anno in corso indicano che difficilmente si riuscirà a centrarlo).  Proprio la definitiva sconfitta della malattia è stata al centro dei lavori del convegno L’Europa e l’Italia nell’obiettivo dell’eradicazione dell’infezione da Hcv, promosso dall’Osservatorio Sanità e salute presieduto da Cesare Cursi e svoltosi lunedì scorso a Roma al ministero della Salute.

“In Italia siamo riusciti a trattare 170mila pazienti grazie al ministero della Salute e all’Aifa che hanno lavorato per abbattere il prezzo dei farmaci” ha spiegato Stefano Vella del Centro Salute globale dell’Istituto superiore di sanità. “L’obiettivo è quello dell’eliminazione, abbattere il numero delle nuove infezioni e soprattutto abbattere il numero di patologie correlate all’Hcv. Noi vorremmo non avere più le cirrosi, non più trapianti. Si tratta però di un lavoro progressivo perché c’è molto sommerso, cioè persone che non sanno di avere questo virus“.

Un passo decisivo per perseguire l’eradicazione della patologia è stato ovviamente l’introduzione in terapia dei farmaci antivirali ad altissima efficacia che – come ricordato nel corso del convegno romano – consentono di debellare il virus nel  95% dei casi e oltre.  Ma si tratta anche di farmaci molto costosi, che a fine dicembre 2019 perderanno la denominazione di “innovativi” e dovranno entrare nel circuito delle normali economie del sistema sanitario nazionale.

Il virus continua in ogni caso a rappresentare un’insidia, perché più di 200mila italiani non sanno di esserne portatori e il nostro Paese è tra quelli in Europa con il maggior numero di persone esposte all’Hcv. I dati sulla vera diffusione dell’infezione sono tuttavia ancora imprecisi: la stima, infatti, ancora oscilla, da settecentomila a ottocentomila sieropositivi in Italia. A questo proposito,  la Società  italiana malattie infettive e tropicali (Simit), d’intesa con il ministero della Salute ha  pianificato una campagna di informazione per sensibilizzare la popolazione,  attraverso uno spot che verrà trasmesso dalle reti Rai prima della giornata mondiali delle epatiti, il 28 luglio prossimo.

Un’altra iniziativa molto importante è quella annunciata dal direttore generale di Aifa Luca Li Bassi, che ha convocato un tavolo per sviluppare progettualità e strategie nazionali con tutti gli stakeholder per un migliore accesso ai farmaci contro l’epatite C. Anche da qui potranno arrivare risultati importanti per raggiungere i prossimi step: l’abbattimento del trenta per cento delle attuali persone ammalate entro il 2022 e la discesa a quota 100 mila milato (dai 7-800 mila attuali) entro il 2030.

Molto, se non quasi tutto, dipenderà ovviamente dalla leva economica. La questione, infatti, pone gravi problemi soprattutto sul fronte della sua sostenibilita: le cure sono notoriamente molto costose.  Le prime applicazioni delle terapie farmacologiche innovative costavano centomila euro per il trattamento completo, costi che nel tempo si sono sensibilmente ridotti. Ma i malati sono molti e, inoltre,  debbono necessariamente estendersi i criteri di applicazione a tutte le categorie di avanzamento della malattia, laddove inizialmente la cura era dedicata a salvare la vita dei casi gravi.

Oggi la cirrosi può esser debellata e quello della eliminazione di morti da Hcv è un traguardo alla portata. Ed è su questo grande risultato che c’è bisogno del concorso di tutti: associazioni del malato, strutture sanitarie, evoluzione delle metodologie di intervento, crescita della figura dell’archiatra per l’interpretazione tempistica della malattia. Ma soprattutto – questa la pragmatica conclusione di Osservatorio Sanità e salute – erogazione di finanze.

 

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