Gemmato: “Dataroom travisa i dati, glifozine porteranno risparmi annui per 36 mln”

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Roma, 27 febbraio – Il sottosegretario Marcello Gemmato (nella foto) ha inviato al Corriere della Sera una lunga e circostanziata lettera (pubblicata ieri) per rispondere al Dataroom a firma di Milena Gabanelli e Simona Ravizza del 23 febbraio scorso dedicato alle ultime misure governative che avrebbero portato – secondo le due giornaliste – fuori controllo la spesa per farmaci.

L’esponente del Governo, primo e principale promotore di quelle misure, che – spiega – si sono rese  necessarie anche per seguire “il principio di vicinanza del farmaco ai cittadini”, contesta l’interpretazione di Dataroom sugli effetti prodotti dal “processo di trasferimento di alcune classi di farmaci dagli ospedali, fatti per curare, alle farmacie”.  Il dato di 194  milioni di aumento di spesa diramato da Aifa, afferma Gemmato, “è travisato nella sua sostanza. In primo luogo. questa spesa era già computata nella distribuzione diretta operata dalle Asl, oggi invece viene compresa nal capitolo di spesa per la distribuzione in farmacia,. Quindi questi soldi venivano già spesi dallo Stato in passato”.

Anche lo scarto evidenziato dal Dataroom tra l’aumento dello 0,2% del numero di confezioni e l’aumento del costo dei farmaci del 3,2%, per Gemmato, ha una spiegazione che- contrariamente a quanto sostenuto da Gabanelli e Ravizza – non è imputabile al nuovo sistema di remunerazione ma al fatto che “vengono utilizzati farmaci più moderni ed efficaci che meglio curano i nostri cittadini”.

Gemmato ricorda anche i vantaggi per i cittadini derivanti dalle nuove norme, su tutti quello di ritirare farmaci nella farmacia sotto casa lungo tutto l’arco della giornata tutti i giorni, anziché sottoporsi a onerosi spostamenti per approvvigionarsi nelle strutture delle Asl, con il limite di orari di apertura in giorni e orari contingentati. Ritirare i farmaci in farmacia, è vero, era una possibilità già contemplata anche in precedenza, grazie al meccanismo della “distribuzione per conto” delle Asl, ma – spiega il sottosegretario – “non si considera che il medicinale non è immediatamente disponibile: si obbligano i cittadini, nella maggior parte dei casi anziani e fragili, a recarsi più volte in farmacia con grandissime difficoltà qualora si renda necessario reperirlo a ridosso delle festività”.

L’esponente di Governo si sofferma quindi sulle glifozine, che per il servizio di Dataroom rappresentano in qualche modo il paradigma di misure ritenute sbagliate. Gemmato solleva preliminarmente una questione di metodo: Gabanelli e Ravanelli, nella loro inchiesta, hanno scelto solo un farmaco su una platea composta da 29 prodotti, con prezzi molto differenti tra loro sui quali Aifa, in occasione dello spostamento in altro canale distributivo, ha rinegoziato i prezzi al ribasso con percentuali di sconto molto diverse tra loro. Ma nell’articolo “è stato riportato il prezzo di vendita al pubblico (…) del medicinale che tra tutti ha ottenuto lo sconto minore” osserva il sottosegretario. “Così facendo  è normale che risulti un aggravio dei costi di 70,6 milioni di euro”, anche se “in realtà c’è stato un risparmio si 9,2 milioni nel trimestre considerato e quindi in proiezione un risparmio annuo stimato in circa 36 milioni”.

Gemmato fa un breve riferimento anche ai dubbi insinuati nel Dataroom sui calcoli elaborati dall’Aifa, ricordando che l’agenzia regolatoria nazionale è l’unica che ha “l’autorità, i dati e la competenza. fissata per legge – per certificare la spesa farmaceutica” e che a valutare il lavoro di certificazione è preposto un apposito Tavolo tecnico composto da rappresentanti dei ministeri delle Finanze e della Salute. della stessa Aifa e delle Regioni.  Tutte ragioni che fanno confermare al sottosegretario della Salute con delega ai farmaci la bontà della riforma, posta in essere “perseguendo l’obiettivo di agevolare l’accesso alle cure,sostenere la rete di assistenza territoriale, ridurre la burocrazia a carico di chi di deve curare e consentire agli ospedali di concentrarsi sullo loro funzione, che è quella di curare”.

Prima di concludere, però, Gemmato ha un altro sassolino da tirar fuori dalla scarpa: “È un peccato che due autorevoli firme e una gloriosa testata come il Corriere della Sera non abbiano sentito il bisogno di interloquire con chi si occupa quotidianamente di una materia così importante e complessa.Il ministero della Salute è e rimarrà sempre a disposizione”.

La controreplica di Gabanelli e Ravizza

A dire – anzi, scrivere –  l’ultima parola (è il vantaggio di chi gioca in casa) sono però le due autrici dell’inchiesta sulla “spesa fuori controllo”. Che entrano senza alcun indugio e con considerazioni forti nel merito degli argomenti avanzati da Gemmato osservando testualmente che:

  1. Non è vero che la spesa farmaceutica è cresciuta perché i farmaci costano di più. Lo dimostra il rapporto OsMed di Aifa a pagina 110.
  2. I conti di Pierluigi Russo (direttore tecnico-scientifico di Aifa, NdR) sugli antidiabetici glifozine sono taroccati perché mostrano il risparmio in seguito a uno sconto del 6% ma non il confronto tra vecchio e nuovo canale di ditribuzione. Il tavolo tecnico non li ha certificati, semplicemente gli sono stati presentati.
  3. In quanto autorevoli firma di una gloriosa testata come il Corriere della Sera sentiamo il bisogno di interloquire con chi si occupa quotidianamente di una materia così importante e complessa, ma a nostro parere non con chi è in conflitto di interesse.

Osservazioni che chiamano in causa pesantemente presunte anomalie operative in sede tecnica e il possibile rischio di scelte condizionate in sede politica. Molto probabilmente, dopo questa serie di interventi, la querelle e le polemiche sulla spesa farmaceutica – lungi dal placarsi – saliranno di livello.

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