Roma, 28 maggio – La stagione virtuosa della lotta al tabagismo intrapresa dalle autorità sanitarie all over the world è probabilmente arrivata al capolinea, nonostante i suoi oggettivi e consistenti successi in termini di riduzione del numero di fumatori, prevenzione di centinaia di milioni di malattie e salvataggio di milioni di vite umane.
Mentre il mito della sigaretta e delle sue volute di fumo veniva progressivamente eroso dalle politiche e dalle campagne anti-fumo proliferate negli ultimi tre decenni, i produttori di prodotti derivati dal tabacco non sono però rimasti con le mani in mano, studiando nuove strategie e immettendo nuovi prodotti sul mercato, a partire dalle già famigerate (almeno per le autorità sanitarie e la comunità medico-scientifica) nicotine pouches, dispositivi dall’apparenza innocente, privi di tabacco ma contenti nicotina in forma di sali, aromi e altre sostanze, da introdurre semplicemente in bocca, tra gengive e labbro, dove rilasciano lentamente e piacevolmente la sostanza, assorbita dalle mucose orali.
Si tratta di prodotti che, insieme ad altri analoghi della nicotina, stanno rapidamente guadagnando popolarità, soprattutto tra i giovanissimi, grazie all’uso di aromi dolci, packaging colorati e pervasive campagne social. Un fenomeno al quale l’Oms guarda con comprensibile preoccupazione, temendo una possibile nuova ondata di dipendenza dalla nicotina. Da qui la decisione di lanciare un allarme nell’immediata vigilia della Giornata mondiale senza Tabacco del 31 maggio, mettendo in guardia contro la crescente minaccia per la salute pubblica rappresentata da questi prodotti e accusando l’industria di utilizzare strategie di marketing (quelle poc’anzi ricordate) per attrarre soprattutto i più giovani.
Ghazi Zaatari (nella foto), professore all’Università Americana di Beirut e presidente del Gruppo di studio Oms sulla regolamentazione dei prodotti del tabacco, nel messaggio diffuso per il World No Tobacco Day 2026, lancia un allarme chiaro: potremmo presto assistere all’esplosione di un nuovo e più ampio “mercato della dipendenza”, con la drammatica aggravante che le prime prede sarebbero con molta probabilità i bambini e gli adolescenti.
Nicotine sintetiche all’attacco del mercato, il target sono i giovanissimi
La nicotina dei nuovi prodotti immessi nel mercato, inoltre, potrebbe non essere più ricavata da tabacco, come già accade da qualche anno: l’industria ha infatti aumentato il ricorso alla nicotina sintetica prodotta in laboratorio e ai suoi analoghi chimici, sostanze che da qualche tempo – afferma Zaatari – “sono diventate economicamente competitive quanto la nicotina derivata dal tabacco”. E dunque lo scenario che si sta già profilando è quello di una nuova generazione di prodotti (sigarette elettroniche, nicotine pouches e chissà quali altre formulazioni) a base di sostanze sintetiche che continuerebbero a colpire gli stessi recettori cerebrali responsabili della dipendenza pur contenendo pochissime tracce (o addirittura nessuna) di nicotina da tabacco.
E la prospettiva spaventa, perché non è difficile prevedere che i nuovi prodotti saranno progettati per erogare la sostanza in modo più efficiente, più discreto e più difficile da regolamentare ma anche, secondo Zaatari “per rendere più facile l’iniziazione, rafforzare l’uso ripetuto e ridurre la percezione del rischio, specialmente tra adolescenti e giovani adulti”.
Il tabacco uscirà di scena e non sarà più nemmeno evocato, perché il marketing si concentrerà sulla “pulizia”, “modernità” e minore dannosità dei nuovi prodotti a base di analoghi della nicotina (tacendo ovviamente che attivano gli stessi meccanismi di dipendenza nel cervello). Un futuro già annunciato da un presente nel quale ci sono aziende che già commercializzano analoghi della nicotina presentandoli come “a zero nicotina”, nonostante il potenziale di indurre dipendenza sia altrettanto forte.
Vittime predestinate le classi d’età più giovani, con il cervello ancora in fase di sviluppo (termina intorno ai 25 anni) e dunque più esposte alla nicotina, con il rischio di alterazione dei percorsi neurali legati all’attenzione, all’apprendimento e al controllo degli impulsi. Sono proprio loro, fin dalla fase della progettazione dei nuovi prodotti, i bersagli designati del marketing “nicotinaro”.
L’Oms chiede di rilanciare subito le azioni di contrasto previste dalla sua Convenzione quadro per il controllo del tabacco. Le raccomandazioni includono: una stringente regolamentazione di tutti i prodotti a base di tabacco e nicotina, comprese le sigarette elettroniche; il totale divieto di pubblicità; restrizioni sugli aromi; tassazione più elevata; il confezionamento neutro dei prodotti; misure di protezione dei giovani e l’accesso più agevole e ampio possibile a supporti efficaci e basati sull’evidenza per smettere di fumare.
Contro i nuovi e insidiosi prodotti, servono subito regole nuove ed efficaci
In tutto questo, la prima preoccupazione deve essere quella di contrastare con forza ed efficacia la diffusione dei nuovi prodotti con i quali l’industria cerca di riguadagnare il mercato, riprogettando i percorsi per creare e mantenere la dipendenza (ovvero il ben oliato meccanismo che le consente di lucrare). E dunque trattare le nicotine pouches e qualunque altra invenzione a base di nicotina (derivi o meno dal tabacco) per ciò che sono: minacce per la salute pubblica inevitabilmente destinate a produrre danni sanitari ed economici dei quali il mondo intero ha già purtroppo una larghissima e drammatica esperienza.
“I governi non possono permettersi di aspettare che la prossima ondata di prodotti diventi completamente consolidata” conclude Zaatari. “Devono aggiornare le leggi sul controllo del tabacco per renderle il più possibile complete. Senza politiche più forti e più adattive, il mondo rischia di entrare in una nuova fase dell’epidemia di nicotina”.
Resta da vedere se e quanto i governi vorranno e sapranno accogliere l’appello. Intanto, sperando che aiuti a dare un’idea dello scenario attuale, va ricordato che (dati Euromonitor) nel 2024 le vendite globali di nicotine pouches hanno superato i 23,46 miliardi di unità, con un incremento del 50,5% cento rispetto all’anno precedente e che proprio l’Europa è oggi il centro della crescita del settore.
Ma c’è chi critica l’Oms: un errore criminalizzare tutti i prodotti a base di nicotina
Altro scoglio, il controcanto di chi, anche in ambito scientifico, ritiene la condanna inappellabile rivolta dall’Oms a tutti i prodotti contenenti nicotina troppo radicale e addirittura contro producente. “L’Oms tende a trattare tutti i prodotti contenenti nicotina in modo troppo simile, anche quando i rischi differiscono in maniera sostanziale rispetto alle sigarette” afferma ad esempio Karl Erik Lund, ricercatore senior presso l’Istituto norvegese di sanità pubblica, accusando in buona sostanza l’Oms di ignorare il principio della riduzione del danno e di trattare tutti i prodotti alla nicotina come se avessero gli stessi rischi delle sigarette combustibili.
Il ricercatore norvegese ricorda che circa 700 mila cittadini europei muoiono ogni anno a causa del fumo e definisce il divieto europeo dello snus del 1992 “un grave errore di salute pubblica“. Lund osserva anche che “la Svezia presenta i tassi di fumo più bassi della Ue”, sottolineando che ciò dipenda dal fatto fatto che “in Svezia la nicotina viene consumata in una forma molto più sicura e priva di combustione“. Ad avviso dell’esperto norvegese, l’Oms starebbe anche commettendo un errore di comunicazione molto pericoloso: “Se la comunicazione pubblica lascia intendere che le pouches siano quasi pericolose quanto il fumo, i fumatori potrebbero evitare di cambiare e continuare invece a fumare sigarette“.
La posizione di Lund è pero smontata pezzo per pezzo dall’associazione anti-tabagista francese Contre Feu, a giudizio della quale i nuovi prodotti alla nicotina “sono chiaramente commercializzati verso i giovani e non sono concepiti per aiutare le persone a smettere di fumare”. Secondo Contre Feu, che appoggia il divieto francese contro le nicotine pouches entrato in vigore lo scorso primo aprile. La nicotina “non è una sostanza innocua né un potenziatore delle prestazioni“, ma una sostanza che dà dipendenza e che “può aggravare l’ansia, aumentare i sintomi depressivi e influire negativamente sullo sviluppo cognitivo”.
L’associazione francese infligge la stoccata finale a Lund respingendo la narrazione secondo la quale il successo svedese contro il fumo sarebbe legato alle alternative senza combustione: “Non esistono prove che questi prodotti riducano la prevalenza del fumo e potrebbero persino aumentare il rischio di iniziazione o di doppio consumo”.


